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Ramy, i familiari chiedono i danni ai sette carabinieri imputati. Anche Bouzidi parte civile

Al via a Milano l’udienza preliminare sulla morte del 19enne. La famiglia chiede il risarcimento per depistaggio, favoreggiamento e falso. La difesa dell’amico insiste sull’ipotesi dello speronamento

Ramy, i familiari chiedono i danni ai sette carabinieri imputati. Anche Bouzidi parte civile
Dritto e Rovescio Ramy

I genitori e il fratello di Ramy Elgaml chiedono di costituirsi parte civile contro tutti e sette i carabinieri imputati nel procedimento sulla morte del 19enne, avvenuta il 24 novembre 2024 al termine di un inseguimento per le strade di Milano. La richiesta è stata formalizzata venerdì 6 novembre, durante l’udienza preliminare davanti alla gup Tiziana Landoni, alla presenza dei familiari della vittima.

Attraverso l’avvocata Barbara Indovina, la famiglia ha chiesto il risarcimento dei danni per i reati di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto di Fares Bouzidi, l’amico di Ramy che si trovava alla guida dello scooter. Nessuna richiesta, invece, per l’accusa di concorso in omicidio stradale, contestata al carabiniere Antonio Lenoci e allo stesso Bouzidi: per questa fattispecie i familiari hanno già ottenuto un risarcimento assicurativo.

Anche Bouzidi chiede i danni ai carabinieri

A chiedere di entrare nel processo come parte civile è anche Fares Bouzidi, 23 anni, assistito dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli. Il giovane, già condannato a un anno e sei mesi per resistenza in relazione alla fuga, intende ottenere il risarcimento per le lesioni stradali attribuite a Lenoci e per le altre presunte condotte illecite contestate ai militari, tra cui depistaggio, favoreggiamento e falso. I pubblici ministeri Giancarla Serafini e Marco Cirigliano non si sono opposti alle richieste di costituzione di parte civile. La parola passa ora ai difensori degli imputati, prima che la giudice si pronunci sulle ammissioni. Tra le questioni ancora da definire ci sarebbe anche la richiesta avanzata da un sindacato dei carabinieri. L’udienza si è svolta a porte chiuse, con l’accesso al corridoio dell’aula vietato ai giornalisti. Una misura di sicurezza adottata anche a tutela della gup Landoni, destinataria nei giorni scorsi di minacce sui social dopo la mancata convalida del fermo di Youssef Siher, indagato nell’inchiesta sul Movimento 17 ottobre.

La ricostruzione della Procura: l’inseguimento e lo schianto in via Ripamonti

Il procedimento riguarda l’inseguimento di circa otto chilometri che, nella notte del 24 novembre 2024, si concluse con la morte di Ramy all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Secondo l’accusa, il carabiniere Antonio Lenoci, alla guida dell’Alfa Romeo Giulietta impegnata nell’inseguimento, avrebbe tenuto una condotta non adeguata alle condizioni di sicurezza, mantenendo “una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti”. Per la Procura, il militare avrebbe ecceduto colposamente i limiti dell’adempimento del proprio dovere, adottando una condotta di guida ritenuta sproporzionata rispetto alla necessità di fermare lo scooter, la cui targa era già stata comunicata via radio.

L’incidente si verificò dopo il contatto tra la parte posteriore destra del TMax e il paraurti anteriore della vettura dei carabinieri. Lenoci risponde di omicidio stradale con eccesso colposo nell’adempimento di un dovere, oltre che di falso nel verbale d’arresto. Altri sei militari sono accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso.

La battaglia delle consulenze: per Bouzidi fu uno speronamento

La dinamica dell’incidente continua a essere uno dei punti maggiormente controversi dell’inchiesta. I difensori di Bouzidi sostengono che una consulenza tecnica di parte abbia individuato uno speronamento dello scooter da parte della Giulietta. Su questa base insistono per una qualificazione dei fatti come omicidio volontario, diversa da quella sostenuta dalla Procura.

I legali del giovane hanno inoltre annunciato l’intenzione di chiedere che il Ministero della Difesa venga chiamato nel procedimento come responsabile civile per i danni. Secondo la loro ricostruzione, i carabinieri avrebbero anche alterato la rappresentazione dei fatti nei verbali successivi all’inseguimento.

La difesa di Lenoci, affidata agli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, respinge invece ogni responsabilità del militare e intende presentare una propria consulenza tecnica a sostegno di questa posizione. L’udienza preliminare proseguirà con l’esame delle richieste delle parti civili e delle questioni processuali. Solo successivamente la gup sarà chiamata a decidere sull’eventuale rinvio a giudizio degli imputati.

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