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Referendum giustizia, fronte del sì e del no a confronto a Milano: “Separazione ineludibile” contro “riforma che indebolisce”

Il confronto pubblico ad Assimpredil tra Mantovani, Sisler, Bazoli e Verini. Al centro separazione delle carriere e doppio Csm. Per il centrodestra “separazione ineludibile”, per il Pd “riforma che indebolisce”

Referendum giustizia, fronte del sì e del no a confronto a Milano: “Separazione ineludibile” contro “riforma che indebolisce”

A meno di un mese dal voto del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia, a Milano è andato in scena un confronto diretto tra sostenitori del sì e del no. Nella sala convegni di Assimpredil Ance, in via San Maurilio, il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei ha organizzato nella serata di venerdì 26 febbraio un dibattito pubblico moderato dal giornalista Fabio Massa.

Sul palco l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Mario Mantovani, vicepresidente della Commissione Affari giuridici del Parlamento europeo, e il senatore Sandro Sisler (FdI), vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato, a favore del sì. Per il no i senatori del Partito Democratico Alfredo Bazoli e Walter Verini, entrambi componenti della Commissione Giustizia. Al centro del confronto la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la nascita di due Csm distinti e il tema del controllo disciplinare.

Sisler: “Separazione e due Csm sono ineludibili”

Per Sandro Sisler la riforma rappresenta un passaggio necessario per garantire un processo davvero equo: “Separazione delle carriere e due Csm sono ineludibili per un processo equo, giusto e con giudici terzi. Oggi c’è una situazione poco chiara, vogliamo completare il processo”. Il senatore ha evocato il caso Enzo Tortora e il processo del 1983, rievocando “l’immagine del bancone con giudice e pm seduti a fianco, rialzati con la stessa toga e in basso piccolini l’avvocato della difesa e Tortora”. Un assetto che, secondo Sisler, fu già in parte corretto con la riforma Vassalli del 1988, quando “Vassalli per primo pose il pm di fianco all’avvocato”. Ora, ha sostenuto, si tratterebbe di “completare” quel percorso.

Bazoli: “Il rischio di un corpo autonomo per i magistrati è un potere incontrollato”

Di segno opposto l’intervento di Alfredo Bazoli. “Questa separazione non ci piace”, ha detto, spiegando che il Pd aveva già tentato una strada diversa con la separazione delle funzioni, ma non con la creazione di due Csm distinti. “Il problema della terzietà del giudice è sopravvalutato. Nel 50 per cento dei casi oggi il giudice dà già torto alla tesi del pm. C’è già imparzialità di fatto”. Per Bazoli esiste piuttosto “un problema nella fase delle indagini preliminari”, legato allo strapotere del pm, ma andrebbe affrontato “con le regole del processo”.

Il rischio, secondo il senatore dem, è duplice: “Se facciamo due Csm e creiamo un corpo autonomo di magistrati che si autogoverna, rischia di diventare un potere incontrollato. Oppure si finisce per mettere il pm sotto il potere dell’esecutivo, e questo è un altro rischio”. Da qui la scelta del no: “Se ne poteva discutere, il governo non ha voluto e a questo punto abbiamo preferito dire di no”.

Verini: “Non si rafforzano i diritti creando un corpo separato”

Walter Verini ha riconosciuto i rischi nella fase preliminare, ma ha messo in guardia dalla soluzione proposta: “Se si vuole ridurre questo potere non è andando a costruire un corpo separato votato solo all’accusa”. “Oggi il pm deve anche cercare le prove a discarico e solo dopo chiede il rinvio a giudizio o l’archiviazione. Dicono che è una riforma garantista ma non è così, rischia di colpire i diritti dei cittadini”.

Verini ha poi richiamato il tema dell’avviso di garanzia, riconoscendolo come reale: “Deve essere a tutela dell’indagato, oggi sembra già una condanna”. E ha aggiunto che la “cultura della giurisdizione deve essere completa e a 360 gradi, chi cambia carriera fa meglio il proprio lavoro”. Per il senatore Pd la riforma rischia di “riportare semplicemente a una guerra tra politica e magistratura”, mentre le priorità dovrebbero essere “tempi certi per cittadini e imprese”.

Mantovani: “Pm e giudici già divisi? Bisognerebbe provarlo sulla propria pelle…”

Mario Mantovani ha portato nel dibattito anche la propria esperienza personale, ricordando le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto negli anni scorsi. “Bisognerebbe provarlo sulla propria pelle, come è capitato a me, per capire se c’è davvero questa divisione tra pm e giudici. Altro che separare, bisogna dividere profondamente,sono due professioni completamente diverse”. A QUESTO LINK LA VIDEOINTERVISTA

Mantovani, arrestato nel 2015 e poi assolto in via definitiva nel 2022 “per non aver commesso il fatto” nei filoni d’inchiesta che lo riguardavano, ha sottolineato come il tema tocchi direttamente la fiducia dei cittadini: “C’è un’attenzione particolare su questo tema perché il cittadino vuole la certezza di un giudice indipendente”. Ed ha citato una statistica secondo cui “il 60 per cento dei cittadini non ha fiducia nella magistratura”. Alle opposizioni che definiscono la riforma “migliorabile”, l’eurodeputato ha replicato: “Incominciamo a votare sì, e guardiamo anche quali sono i Paesi che hanno la separazione delle carriere e quali no”.

Nel dibattito Mantovani ha ricordato come modelli con carriere separate siano presenti in Germania, Spagna, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito, mentre altri ordinamenti – come Bulgaria, Romania, Russia e Iran – non prevedono una separazione netta: “A quale gruppo di Paesi vogliamo appartenere?”

Il confronto milanese ha messo in evidenza una linea di frattura netta: da un lato chi vede nella separazione delle carriere un passaggio obbligato per rafforzare la terzietà del giudice, dall’altro chi teme la creazione di un nuovo equilibrio di potere potenzialmente più squilibrato dell’attuale. Il verdetto, ora, passa naturalmente agli elettori.