La raccolta differenziata “porta a porta spinto” ha raggiunto un punto di non ritorno in Lombardia? Quello che era nato come un modello virtuoso si sta trasformando in un sistema insostenibile per la salute degli operatori. E’ l’allarme che giunge da Daniele Aliverti, segretario lombardo di Fiadel (Federazione Italiana Autonoma Enti Locali) , che lancia un appello alle grandi multiutility e alla politica. Ecco cosa ci ha raccontato. L’INTERVISTA
Aliverti, parlate di un sistema di raccolta “autoinvalidante” per i lavoratori, supportando la vostra allerta con dati INAIL. Ci vuole spiegare?
La problematica nasce tra il 2010 e il 2013, quando l’entrata in vigore della differenziata è stata vissuta dai Comuni come una corsa al primato, talvolta anche per un ritorno di immagine, senza comprenderne l’impatto reale. Siamo passati dal sacco nero a una filiera complessa. Oggi i bandi di gara pretendono tassi di raccolta tra il 65% e il 75%. Per abbattere i costi delle stazioni appaltanti si è scelto il porta a porta con il modello monoperatore. Questo significa usura totale dell’apparato muscolo-scheletrico per la continua movimentazione manuale dei carichi. A ciò si aggiunge il pericolo costante di lavorare in mezzo alla strada, movimentando mezzi pesanti o motocarrini nei vicoli storici in condizioni di perenne emergenza, visibili solo dalle luci lampeggianti. È un rischio quotidiano che va fermato.
La Lombardia è il cuore delle grandi multiutility. Che cosa sta succedendo sul nostro territorio nella gestione degli appalti?
In Lombardia il settore è dinamico ma presenta forti storture. Sono nati consorzi che raggruppano fino a 60 Comuni come stazioni appaltanti. Purtroppo, assistiamo all’ingresso di una mentalità imprenditoriale speculativa, spesso proveniente da fuori regione. Il nuovo Codice degli Appalti impone l’applicazione del contratto unico di settore (il K540 ottenuto nel 2021), ma molti applicano contratti pirata per fare dumping economico. Non vengono versati i contributi previdenziali integrativi o i fondi sanitari. Così si creano turni massacranti e stipendi bassi: non c’è da stupirsi se oggi le aziende fanno un’enorme fatica a reperire personale.
Quali iniziative concrete sta attivando FIADEL per tutelare la categoria?
Ci stiamo muovendo sui territori a cascata, arrivando a tutto il territorio nazionale. Negli scorsi mesi abbiamo aperto i tavoli di trattativa e l’8 e 9 dicembre abbiamo chiuso la parte economica del rinnovo contrattuale, che è sempre retroattiva. Ma la partita normativa resta aperta su selezione del personale, salute e sicurezza. Il sindacato ha partecipato a una commissione tecnica nazionale per mappare attrezzature, mezzi e carichi di lavoro, introducendo la professionalizzazione degli operatori. Purtroppo le associazioni datoriali frenano perché vorrebbero le mani libere sulla gestione della manodopera, allargando le maglie delle mansioni per spendere meno. Rimane un impegno etico-sociale per le organizzazioni sindacali per il comparto dell’igiene ambientale.
Quali strategie alternative state proponendo per superare il porta a porta spinto?
Serve un’inversione di marcia operativa. Vogliamo proporre a Regione Lombardia e ad ANCI un protocollo d’intesa con linee guida vincolanti per i Comuni che emanano i bandi, come sta avvenendo nei grandi centri da Sesto San Giovanni all’hinterland milanese. Le alternative tecnologiche esistono: pensiamo alle isole ecologiche interrate, sperimentate a Rozzano e Bergamo, o alle isole ecologiche informatizzate H24 accessibili con tessera sanitaria. Questo elimina la pressione del monoperatore. Ma la vera svolta è strutturale: per mantenere servizi efficienti serve più personale sul campo. I cda delle multiutility devono capire che la tutela fisica di chi lavora non è un costo sacrificabile.
LEGGI QUI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE MILANO

