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Rogoredo, le frasi di Cinturrino negli atti dell’indagine: “O ti arresto o ti ammazzo. Qua comando io, non Mansouri”

Dalle minacce ai pestaggi, fino alle accuse di spaccio: 43 capi d’imputazione e altri agenti coinvolti nell’inchiesta della Procura di Milano

Rogoredo, le frasi di Cinturrino negli atti dell’indagine: “O ti arresto o ti ammazzo. Qua comando io, non Mansouri”
Chi è Carmelo Cinturrino

L’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, si allarga e assume contorni sempre più gravi. La Procura di Milano contesta a Carmelo Cinturrino, assistente capo della polizia oggi detenuto a San Vittore, l’aggravante della premeditazione, supportata anche da una serie di minacce che emergono dagli atti. Tra le frasi riportate nelle carte dell’indagine: “o ti arresto o ti ammazzo” e ancora “dì a Zack che se lo prendo lo ammazzo”. Parole che, secondo gli inquirenti, sarebbero state rivolte direttamente o fatte recapitare alla vittima anche tramite terzi, delineando un clima di intimidazione reiterata.

“Qua comando io”: le estorsioni e lo spray urticante

Non solo l’omicidio. Negli atti compare un episodio che fotografa il presunto metodo operativo del gruppo. “Qua comando io, non comandano i Mansouri”: è la frase che Cinturrino avrebbe pronunciato insieme ad altri due colleghi minacciando un pusher. Secondo l’accusa, dopo aver utilizzato dello spray urticante, gli agenti avrebbero costretto l’uomo a rivelare dove fossero nascosti soldi e droga riconducibili a Mansouri. Un episodio che rientra tra le contestazioni di estorsione inserite nella richiesta di incidente probatorio.

Pestaggi, martellate e arresti illegali: un quadro “a tinte fosche”

Il quadro che emerge dalle indagini è definito dagli investigatori “a tinte fosche”. Le accuse comprendono pestaggi violenti e ripetuti. Due agenti avrebbero mandato in ospedale un “cavallino” per ottenere informazioni e denaro. In un altro caso, Cinturrino avrebbe colpito un uomo con “due colpi di martello sullo sterno”. Altri episodi parlano di persone colpite con martellate alla schiena e alla testa tra ottobre e gennaio. Non mancano poi le accuse di arresti illegali: almeno cinque quelli contestati. Un giovane tunisino sarebbe stato fermato due volte nel 2024, mentre un marocchino avrebbe subito due arresti nel 2025. A un’altra vittima sarebbe stato sequestrato anche il telefono.

Tra i passaggi più inquietanti dell’inchiesta c’è anche l’accusa di aver “offerto” cocaina a tossicodipendenti e ad altre persone, in cambio di soffiate sullo spaccio e sui luoghi di imbosco della droga. Un sistema che, secondo la Procura, avrebbe trasformato alcune attività investigative in una gestione parallela e illegale del territorio.

A Cinturrino contestati 43 capi d’accusa. Altri sei agenti coinvolti

Complessivamente, a carico di Cinturrino vengono contestati 43 capi d’imputazione, tra cui sequestro di persona, spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, rapina, falso, calunnia e depistaggio. L’indagine coinvolge anche altri sei poliziotti del commissariato Mecenate, portando a sette il numero complessivo degli agenti sotto inchiesta. Secondo gli inquirenti, il poliziotto avrebbe simulato una legittima difesa dopo l’omicidio, arrivando a piazzare accanto al corpo una pistola a salve per costruire una versione alternativa dei fatti.

La Procura ha chiesto al gip un incidente probatorio per ascoltare otto testimoni, tra cui pusher e tossicodipendenti che hanno già fornito dichiarazioni. L’obiettivo è “cristallizzare” le loro testimonianze in vista del processo, anche perché molti di loro si trovano in carcere, senza fissa dimora o a rischio espulsione.

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