Don Stefano Maria Cavalletti, parroco di Carciano, una frazione di Stresa, la cittadina del Verbano-Cusio-Ossola sulle sponde del Lago Maggiore, e’ stato arrestato. Lo rende noto la Diocesi di Novara, che in una nota diffusa in serata dichiara di avere “appreso con profondo sconcerto e grande dolore della custodia cautelare” e di restare “in attesa di conoscere le motivazioni che hanno reso necessario il grave provvedimento a carico del sacerdote diocesano”.
Le accuse, che poi sono state rese note, di certo non avranno fatto piacere alla diocesi. Don Stefano è infatti finito in carcere perché ha partecipato a un “coca party”. Un festino con amici in una casa di piazza Anghilberto, lui vestito in borghese e tanta “neve” sui tavoli. A un certo punto la serata “decolla” e si levano grida. Uno degli ospiti sta pure male e i vicini di casa chiamano le forze dell’ordine. Quando i poliziotti entrano nell’appartamento, la cocaina finisce diretta nel water, dove le forze dell’ordine la trovano insieme a un passaporto fatto a pezzi: quello del prete, che cercava di occultare la propria identità.
Gli agenti hanno trovato la polvere bianca un po’ in tutta la casa, molti soldi in contanti e abiti femminili. Particolare, quest’ultimo, che ha fatto ipotizzare anche un risvolto sessuale all’incontro. Ma nell’appartamento, al momento dell’irruzione c’erano solo uomini. Il pm Cristiana Roveda ha chiesto e ottenuto la convalida dell’arresto al gip Paolo Guidi che ha disposto il carcere. Il sacerdote ha ammesso le contestazioni. Ha raccontato che i suoi guai con la droga sono iniziati nel 2013, dopo la condanna per truffa ai danni di un’anziana, «invitata» a versargli 22mila euro sul conto corrente. Dopo quei 5 mesi e 10 giorni rimediati nel processo di primo grado aveva iniziato – ha raccontato – a fare uso di cocaina come fosse una terapia antidepressiva. Il suo legale, Monica Rossi, intanto chiederà l’immediata scarcerazione al Tribunale del Riesame.

