San Siro, Giungi (Pd): "Sconto di 30 milioni? Sempre più contrario alla vendita. Ma nessun asse con le opposizioni" - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 19:07

San Siro, Giungi (Pd): "Sconto di 30 milioni? Sempre più contrario alla vendita. Ma nessun asse con le opposizioni"

Alessandro Giungi, consigliere comunale critico sulla vendita di San Siro, ribadisce: "Un ulteriore sconto è improponibile. Inevitabile che il dissenso si allarghi. Ma non c'è alcun asse trasversale con le opposizioni". L'intervista

di Matteo Respinti

San Siro, Giungi (Pd): "Sconto di 30 milioni? Sempre più contrario alla vendita. Ma nessun asse con le opposizioni"

L’ipotesi di scontare di 30 milioni il prezzo di vendita di San Siro a Milan e Inter infiamma nuovamente il dibattito politico milanese. Con il voto sulla delibera a Palazzo Marino che si preannuncia incandescente, anticipato da una seduta in Commissione e da un vertice che vedrà il 2 settembre confrontarsi la vicesindaco Anna Scavuzzo, con delega temporanea all'Urbanistica, ed il Pd. Proprio tra le fila dei dem diverse sono le riserve sull'intera trattativa, ulteriormente esacerbate dalle notizie di un possibile "sconto".

Alessandro Giungi, consigliere comunale del Partito Democratico, già critico della vendita, non nasconde la propria contrarietà anche alla nuova ipotesi: “È una proposta improponibile, che peggiora ulteriormente una delibera già discutibile”. Giungi rivendica l’autonomia di giudizio: “Dal 2013 non ho mai perso una seduta di Consiglio, non ho difficoltà a votare contro se penso che l’interesse pubblico non sia rispettato”. Nessun asse trasversale con l’opposizione, dunque, ma la convinzione che la linea della giunta sia sbagliata: “Per me resta una sola soluzione, la ristrutturazione di San Siro”. L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Consigliere Giungi, come giudica l’idea di abbattere di circa 30 milioni il prezzo di San Siro in virtù dei costi di bonifica? La clausola, dicono i sostenitori, servirebbe a limitare l’onere massimo a carico del Comune: è davvero una tutela dell’interesse pubblico o un regalo ai club?
Intanto, per me è stata una novità: come consigliere comunale ho scoperto questa ipotesi leggendo la stampa. Si parlerebbe di ridurre ulteriormente le entrate per il Comune di Milano derivanti dalla vendita dello stadio e delle aree limitrofe, mettendo in conto anche i costi delle bonifiche. A mio avviso è un’ipotesi assolutamente improponibile. In Consiglio avevamo già discusso, a lungo, della cifra complessiva. Per molti di noi non corrispondeva all’effettivo valore dell’impianto e dell’area: l’Agenzia delle Entrate ha fatto la sua valutazione, per carità, ma altri soggetti (urbanisti, professori universitari) hanno elaborato stime differenti, tendenzialmente più alte. Partivamo, dunque, da un valore già discutibile, non posso che essere contrario a qualsiasi riduzione ulteriore.

In Consiglio si parla già di almeno sei consiglieri di maggioranza contrari. Con questo nuovo sconto, pensa che la spaccatura nel centrosinistra sia destinata ad ampliarsi?
Io parlo sempre per me stesso, non mi permetto di parlare a nome dei colleghi. Però è vero che ci sono state dichiarazioni pubbliche di altri consiglieri, quindi non è un mistero che almeno sei componenti della maggioranza abbiano espresso contrarietà. Se davvero venisse confermata questa ipotesi di sconto, credo sia inevitabile che il dissenso si allarghi. Ogni peggioramento di una delibera porta a nuove riflessioni. Questo vale sempre, anche per gli atti apparentemente più insignificanti: se cambia qualcosa rispetto all’ipotesi iniziale, ogni consigliere si sente in dovere di rivalutare la propria posizione. Figuriamoci per una delibera come quella di San Siro. Quanto al resto, non è la prima volta che voto in dissenso rispetto alla Giunta. Lo faccio sempre con dispiacere, perché sento di far parte di una squadra (il Partito Democratico), ma rivendico la mia autonomia di giudizio. Dal 2013 non ho mai perso una seduta di Consiglio comunale, mantengo sempre il numero legale e partecipo attivamente ai lavori. Questo mi è riconosciuto anche dai colleghi. Non ho difficoltà a votare contro se penso che l’interesse pubblico non sia rispettato.

Di recente lei ha parlato di una “squalificazione del ruolo del Consiglio”. Intende dire che questa trattativa con i club è stata condotta come un accordo riservato più che come una politica pubblica trasparente?
Vorrei leggere, nero su bianco, la proposta ufficiale. Finora mi baso su quanto riportato dai giornali, che hanno fatto un ottimo lavoro di ricostruzione. Non ho visto smentite, e questo mi induce a pensare che l’ipotesi sia concreta. Ma resta il fatto che non c’è alcun obbligo giuridico a concedere uno sconto: siamo in un ambito di piena libertà contrattuale. Se si sceglie questa strada, significa che l’amministrazione ha deciso politicamente di rinunciare a una parte delle entrate. E questo, dal mio punto di vista, è inaccettabile. Già ero contrario alla vendita così come impostata, può immaginare quanto lo sia di più di fronte a un peggioramento del quadro. Su San Siro, nel tempo, si sono alternate tante ipotesi diverse, spesso confuse, e questo rende ancora più difficile per noi consiglieri avere un quadro chiaro. Io credo che la strada migliore fosse e resti quella della ristrutturazione dello stadio, che avrebbe garantito l’interesse pubblico e un impatto urbanistico più sostenibile. Invece si è scelta un’altra direzione, senza un confronto approfondito.

Il capogruppo di Forza Italia, Alessandro De Chirico, ha invitato i dissidenti della maggioranza non tanto a votare contro, ma a uscire dall’aula per far mancare il numero legale. Lei come risponde a questa sollecitazione?
Rispondo che il collega De Chirico farebbe meglio a concentrarsi sul ruolo dell’opposizione. In questi anni ho trovato l’opposizione, parlo in generale, piuttosto sterile. Non credo sia il caso che vengano a suggerirci strategie.

Quindi sul caso San Siro non c’è un asse trasversale?
Assolutamente no, io resto parte della maggioranza. Ho rapporti di stima personale con diversi consiglieri di opposizione, ma le mie decisioni le prendo all’interno della maggioranza e non certo in accordo con altri gruppi. Sono due ruoli distinti: loro fanno opposizione, io sono consigliere di maggioranza. Non c’è e non ci sarà un fronte trasversale con pezzi di minoranza. Ognuno deve fare il proprio mestiere.

Il 2 settembre è previsto un tavolo tra il PD e la vicesindaca Scavuzzo. Cosa si aspetta dall’incontro?
Mi aspetto di avere informazioni più precise e dettagliate. Poi ci sarà il passaggio in Commissione, dove si potranno fare domande e chiedere chiarimenti, e infine l’approdo in Aula. L’iter è quello istituzionale e va rispettato. Però lo dico chiaramente: il mio voto sarà contrario. Non solo non sono cambiate le ragioni della mia opposizione, ma con l’ipotesi di sconto la situazione è addirittura peggiorata. È un percorso confuso, in cui si sono alternate troppe ipotesi diverse. Per me resta una sola soluzione: la ristrutturazione di San Siro, che tutela l’interesse pubblico e il tessuto urbano circostante. Questo è l’unico scenario coerente e sostenibile.

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