È tempo di “pagelle” per i manager della sanità lombarda. La Regione ha valutato le performance 2025 dei direttori generali di Ats, Asst e Areu: un sistema che pesa direttamente anche sugli stipendi, con un incentivo fino a circa 31mila euro legato al voto finale. Non si tratta di una classifica ufficiale – le valutazioni vengono comunicate solo ai diretti interessati – ma i dati ricostruiti restituiscono una fotografia dettagliata degli equilibri del sistema sanitario regionale.
Come funzionano le valutazioni: obiettivi, politica e bonus
Il meccanismo prevede un punteggio massimo di 100 e una soglia minima di 60, sotto la quale scatta la bocciatura senza premio. Il 70% del voto deriva dal raggiungimento degli obiettivi tecnici fissati dalla Regione – riduzione delle liste d’attesa, attivazione di Case e Ospedali di comunità, campagne vaccinali, gestione dei pazienti fragili – mentre il restante 30% è attribuito a una valutazione sui “comportamenti manageriali”. Quest’ultima è affidata a un comitato politico composto da Attilio Fontana, Guido Bertolaso e Marco Alparone. Il risultato incide direttamente sulla quota variabile dello stipendio: tanti punti, tanta percentuale del bonus.
Il podio: Sileo (Ats Brescia) primo, Zoli (Niguarda) miglior Asst
Al vertice della classifica si piazza Claudio Sileo, direttore generale dell’Ats di Brescia, con 93 punti, migliorando il 92 dell’anno precedente. Subito dietro, a quota 92, Alberto Zoli dell’Asst Niguarda di Milano, primo tra le aziende ospedaliere e protagonista anche della gestione sanitaria legata ai Giochi di Milano-Cortina. Al terzo posto, con 91 punti, un terzetto composto da Silvano Casazza (Ats Metropolitana di Milano), Corrado Scolari (Asst Valcamonica) e Lorella Cecconami (Ats Pavia). Subito sotto, a quota 90, Francesco Locati (Papa Giovanni XXIII di Bergamo) e Walter Bergamaschi, che ha guidato l’Ats Milano per parte dell’anno prima di passare al ministero della Salute.
La classifica dei manager della sanità lombarda
A 89 punti si colloca Salvatore Gioia (Ats Insubria). A quota 88 troviamo un gruppo ampio: Ida Ramponi (Asst Valtellina, ex numero uno della classifica 2024 alla Val Padana), Massimo Lombardo (Areu), Maria Grazia Colombo (Asst Fatebenefratelli-Sacco), Luigi Cajazzo (Civile di Brescia), Marco Passaretta (Asst Bergamo Est) e Guido Grignaffini (Asst Lodi). Con 87 punti si attestano Marco Trivelli (Asst Lecco), Ezio Belleri (Asst Cremona), Roberta Chiesa (Asst Garda) e Paola Lattuada (Gaetano Pini-Cto Milano), queste ultime protagoniste di un balzo di dieci punti rispetto all’anno precedente.
A 86 punti figurano Stefano Manfredi (Ats Val Padana), Marco Bosio (Asst Rhodense), Francesco Laurelli (Asst Ovest Milanese) e Paola Palmieri (Ats Brianza). A quota 85 troviamo Mauro Moreno (Asst Sette Laghi), Alessandra Bruschi (Asst Franciacorta), Alessandro Cominelli (Asst Crema) e Monica Fumagalli (Ats Montagna). A 84 punti si collocano Giovanni Palazzo (Asst Bergamo Ovest), Daniela Bianchi (Asst Valle Olona) e Tommaso Russo (Asst Nord Milano). A 83 punti Massimo Giupponi (Ats Bergamo), Anna Gerola (Asst Mantova), Carlo Alberto Tersalvi (Asst Brianza) e Luca Stucchi (Asst Lariana).
A 81 punti troviamo Simona Giroldi (Asst Santi Paolo e Carlo) e Andrea Frignani (Asst Pavia). Chiude la graduatoria Roberta Labanca (Asst Melegnano-Martesana) con 79 punti, comunque in miglioramento rispetto all’anno precedente. Ultimo posto assoluto, con 74 punti, per Giuseppe Micale, ex dg dell’Asst Sette Laghi, poi trasferito all’Agenzia di controllo del servizio sociosanitario lombardo dopo diverse criticità gestionali.
Miglioramenti e trend: un sistema in ripresa
Le pagelle 2025 mostrano un sistema in generale miglioramento: venti aziende crescono rispetto all’anno precedente, quattordici peggiorano e una – l’Asst Valcamonica di Scolari – resta stabile a 91. La rimonta più significativa è quella di Alberto Zoli (+9 punti), mentre spicca anche il +15 ottenuto da Mauro Moreno rispetto alla gestione precedente a Varese. I punteggi risultano mediamente più alti rispetto al 2023, quando l’introduzione del nuovo sistema di valutazione aveva provocato un crollo generalizzato. Oggi la forbice si restringe e la maggioranza dei direttori si colloca tra 83 e 89 punti, segnale di una maggiore convergenza tra obiettivi regionali e gestione delle aziende sanitarie.

