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Milano
Nuovo cda della Scala: entra anche Maroni

Nominato il nuovo Cda del teatro alla Scala. Oltre al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, in rappresentanza della Camera di Commercio Bruno Ermolli, l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi al posto dell'ex ad Paolo Scaroni, per la Fondazione Cariplo Giovanni Bazoli, per la Fondazione Banca del Monte di Lombardia Aldo Poli e come membri nominati dal Ministero dei Beni Culturali Margherita Zambon e Francesco Micheli. Fa parte del Cda anche il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni. Alexander Pereira, sovraintendente del teatro alla Scala, è stato confermato dal nuovo Cda del teatro alla guida del Piermarini fino al 2019. Il nuovo Cda ha prolungato l’incarico al sovraintendente che, in un primo tempo era stato confermato fino alla fine del 2015 al termine di Expo.

Rispetto al passato, il nuovo cda ha un consigliere in meno. A rinunciare al proprio posto, e di conseguenza a evitare di versare tre milioni di euro l'anno per almeno tre anni, e' la citta' metropolitana, (di cui e' presidente il sindaco Pisapia) che dalla Provincia di Milano ha ereditato gia' delle passivita': gli ultimi due anni Palazzo Isimbardi, non ha versato la sua quota. A quanto si apprende, nella riunione di questa mattina i consiglieri non avrebbero affrontato lo scottante tema della rappresentazione 'in bilico' del primo maggio, giorno della festa del lavoro e dell'inaugurazione dell'Expo con la Turandot. Anche se si dicono 'fiduciosi' che una soluzione si trovera'.

I consiglieri hanno "nominato all'unanimita', vicepresidente della Fondazione il Cavalier Bruno Ermolli" che viene riconfermato, si spiega in una nota del teatro.  Al momento non e' stata stabilita la data del prossimo Cda, nel quale dovra' essere affrontato l'argomento 'caldo' del primo maggio. E cioe' capire se si alzera' o meno il sipario su la Turandot, opera prevista per la serata inaugurale di Expo, che cade il giorno della Festa del Lavoro. Una festa che l'ala dura e 'ristretta' della Cgil intende osservare, nonostante la sollecitazione alla 'riflessione' da parte della leader Camusso, e la 'strigliata' del premier Renzi che ha 'ventilato' misure "normative" per evitare una "figuraccia a livello internazionale"

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