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Scala, Rocca si ribella: “Assurdo escluderci dal cda”

 

 

Gianfelice Rocca

di Gianfelice Rocca,
presidente di Assolombarda

 

La Scala non è solo una delle più prestigiose e note istituzioni culturali italiane in tutto il mondo, è anche un potente moltiplicatore di risorse economiche, con ricadute calcolate dall’Università Bocconi tre volte superiori alla sua dotazione finanziaria e ormai il 50% di pubblico straniero nell’online. E’ l’unico teatro italiano con risorse e professionalità capaci di confrontarsi con Royal Opera House o Opera National de Paris, e ciò si deve al fatto che i 30 milioni di contributi e sponsorship  da privati che sostengono la Scala sono pari a più del doppio della media dei teatri italiani. Mentre il contributo dei diversi soggetti pubblici copre a malapena metà del solo costo fisso dei dipendenti.

Per questo trovo assurda la polemica sui privati esclusi dal suo cda. Capisco che le istituzioni pubbliche vogliano la modifica del decreto Cultura, che limita a sette il numero dei membri del cda. Anche se personalmente sono a favore di cda snelli. Ma è ancor più singolare che intanto nessuno tra Stato, Regione, Provincia e Comune abbiano dichiarato che comunque ai privati spetterà la giusta rappresentanza, e non saranno tutti pubblici i sette posti.

C’è il dopo Lissner da costruire insieme alla stagione dell’Expo. E’ incredibile che, nello scontro tra Stato e autonomie, i privati senza cui la Scala non esisterebbe da tempo siano considerati come clandestini a bordo”.