“Nessuno può obbligarci a lavorare il primo maggio”, replicano i lavoratori della Scala aderenti alla Cgil, alle parole di Matteo Renzi che aveva giudicato l’astensione dalla rappresentazione della Turandot “un sabotaggio”, minacciando la precettazione. “Una posizione autoritaria” quella di Renzi, insistono i lavoratori della Cgil. La Cgil di categoria, che è favorevole ad aprire il sipario il primo maggio, chiede a Renzi “di occuparsi dei finanziamenti alla cultura” e propone un incontro urgente col ministro Dario Franceschini per affrontare la situazione.
Danilo Galvagni, segretario milanese della Cisl, interviene sulla decisione dei lavoratori della Scala che aderiscono alla Cgil – di disertare la Turandot il primo maggio. “Non è il caso di invocare soluzioni drastiche per convincere i lavoratori della Scala ad aprire il sipario della Turandot”. Dice Galvagni commentando le parole di Renzi. “Dovrebbe bastare il buon senso. Una cosa è certa, il problema riguarda tutta la città e i suoi servizi nella giornata di apertura d Expo il primo maggio. Non credo si possa affidare, ad esempio, il servizio di trasporto pubblico e le altre attività di accoglienza in città, al lavoro volontario. Occorre una presa di posizione chiara e forte dei sindacati confedreali, per dissolvere equivoci che possono costare cari a Milano e all’Expo

