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Milano
Scola: "Milano senza anima. L'accoglienza ai profughi? Troppo non esiste"

"La figura che personalmente impiego per rappresentare Milano e' quella della frammentazione", dunque la citta' "ha bisogno di un'anima nuova nel senso classico della parola". A dirlo e' l'arcivescovo di Milano, Angelo Scola, nel corso di un dibattito con Ernesto Galli della Loggia al convegno 'Che c'e' di nuovo in citta'? Dialoghi sulla prossimita'', svoltosi alla Triennale. Secondo il cardinale "la frammentazione e' il dato che caratterizza la nostra cultura a tutti i livelli" e "a Milano anche le situazioni di marginalita' sono frammentate, a macchia di leopardo". Scola ha poi ricordato: "Quando frequentavo l'universita', nei primi anni 60, la sera in piazza Duomo si trovavano tanti capannelli di persone che parlavano di qualsiasi cosa. Poi col terrorismo tutto questo e' finito e non e' mai rinato. Adesso la piazza non e' piu' un luogo vitale e la gente va li' per degli eventi". Insomma, "la nostra citta', che e' una metropoli, non riesce ancora ad esprimere la sua vocazione a causa della frammentazione ed e' alla ricerca di un principio unitario, vitale ed esistenziale". Scola, infine, ha sottolineato che la storia delle "chiese che si svuotano e' puro mito giornalistico, le chiese vuote non le ho mai viste".

L'arcivescovo ha anche affrontato l'emergenza immigrazione. "L'Europa si svegli", un'accoglienza "in termini equilibrati e pazienti non si puo' non fare. E' stato giustamente detto che questo e' un problema europeo e piu' che europeo. Allora io mi auguro che le istituzioni preposte, a cominciare dal nostro governo, affrontino l'Europa con decisione e insieme studino le soluzioni che percepisco bene sono molto complesse da trovare, perche' questa accoglienza in termini equilibrati e pazienti non si puo' non fare a meno di dire che stiamo andando indietro in civilta'". Negli ultimi anni, secondo Scola, "l'Europa non si e' occupata del Mediterraneo, come se non fosse un nostro problema" e "noi italiani ce ne siamo occupati troppo poco". Infatti "si poteva gia' prevedere 10 anni fa che il Sud del Sahara si sarebbe mosso" e "la politica e' anche previsione". Adesso, ha continuato Scola, "bisogna che l'Europa si svegli e l'Italia, siccome patisce una responsabilita' sproporzionata che deve essere condivisa da tutti, deve trovare la forza di convincere i partner".

Esponenti lombardi della Lega Nord hanno espresso l'opinione che in termini di accoglienza la Lombardia abbia già dato: "Di fronte a una cosa cosi' - ha commentato Scola - il troppo non esiste". "Come Chiesa - ha continuato - cercheremo di fare di piu' dal punto di vista immediato anche se trovare altre strutture non sara' facile, ci proveremo pero' e soprattutto intendiamo dare molto peso alla preghiera che sia anche di penitenza". Tornando poi sui recenti naufragi nel Mediterraneo, il cardinale ha concluso: "Ognuno di noi deve sentirsi ferito e deve disporsi a un certo cambiamento di fronte a un fatto di questo genere".

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angelo scolaprofughi







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