Nuovo capitolo giudiziario sugli scontri avvenuti il 22 settembre scorso davanti alla Stazione Centrale di Milano, al termine di un corteo pro Palestina. Il gip ha disposto otto nuove misure cautelari nei confronti di giovani appartenenti all’area antagonista.
Si tratta, nel dettaglio, di quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e di quattro misure più articolate che prevedono anche l’obbligo di dimora nel Comune di residenza. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Digos dopo gli interrogatori preventivi degli indagati. Già nelle scorse settimane, il 18 marzo, erano state adottate misure analoghe nei confronti di altri sei soggetti coinvolti nei disordini.
Il gip: niente domiciliari per età e studio
A firmare il provvedimento è la gip Giulia D’Antoni, che ha escluso l’applicazione degli arresti domiciliari, inizialmente richiesti per quattro manifestanti. Nelle motivazioni, la giudice sottolinea “la giovane età degli indagati e la necessità che gli stessi percepiscano il disvalore della condotta commessa senza, tuttavia, che vengano imposte eccessive limitazioni alla loro formazione e ai loro percorsi di studio”. Una scelta che tiene insieme l’esigenza di sanzionare comportamenti ritenuti gravi con quella di non interrompere i percorsi educativi dei giovani coinvolti.
Per quattro indagati, considerati più coinvolti negli episodi violenti, il giudice ha disposto una doppia misura: obbligo di dimora nel Comune di residenza — con spostamenti consentiti solo per lavoro o studio — e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli altri quattro dovranno invece rispettare l’obbligo di firma. Per tutti, inoltre, è previsto l’obbligo di presentarsi due volte negli uffici di polizia in occasione di manifestazioni pubbliche.
Nel provvedimento, la gip evidenzia comunque “la gravità dei fatti commessi” e richiama il ruolo e “la peculiare aggressività” tenuta da alcuni indagati durante i disordini. Pur riconoscendo che l’indagine e gli interrogatori possano aver avviato nei giovani un percorso di riflessione critica, la giudice sottolinea che non si può escludere il rischio di reiterazione di comportamenti simili in contesti analoghi, come future manifestazioni pubbliche.


