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Milano
Ore di scontri alla Prima della Scala. Vip e politici applaudono il Fidelio in jeans

Scontri in strada a Milano mentre sul palco del teatro alla Scala si recitava il "Fidelio": sono state ore di tensione dove durante la prima della stagione operistica della Scala sono scoppiati diversi tafferugli tra le forze dell'ordine che presidiavano il teatro e gli antagonisti, che volevano fare sentire al pubblico dell'evento mondano il peso delle proteste della periferia. I primi confronti sono cominciati intorno alle 17 in via Santa Margherita, a 50 metri dalla Scala: una quarantina di antagonisti bardati con caschi e scudi di gommapiuma aderenti a vari centri sociali milanesi hanno tentato di forzare il cordone della polizia per accedere alla piazza. I manifestanti hanno lanciato uova e fumogeni, ai quali le forze dell'ordine hanno risposto con una carica nella quale sono rimasti lievemente feriti due ragazzi, che hanno riportato contusioni alla testa e alle dita.

Lo scenario degli scontri si e' poi spostato in piazza della Scala, dove gli eventi hanno rischiato di precipitare in diverse occasioni: un centinaio di antagonisti, tra cui almeno 30 aderenti alle realta' piu' estreme e animati da intenzioni bellicose, sono riusciti a entrare in piazza attraverso la Galleria, ricongiungendosi ai compagni asserragliati in via delle Case Rotte. Un primo momento di scontro e' stato evitato dall'intervento della Banda degli Ottoni, storica banda milanese vicina all'area antagonista, che si e' frapposta tra polizia e manifestanti, respingendo quest'ultimi a tempo di musica. Ma una quindicina di minuti dopo gli eventi sono precipitati di nuovo, con il lancio di bottiglie e fumogeni in piazza della Scala: le forze dell'ordine hanno caricato proprio davanti a Palazzo Marino, e solo una lucida gestione della piazza ha evitato nuovi feriti. Due carabinieri sono rimasti feriti al ginocchio e alla spalla dal lancio di oggetti e bottiglie. Gli antagonisti hanno poi abbandonato la piazza dirigendosi verso piazza Duomo, dove hanno compiuto un breve giro del perimetro e si sono diretti verso la metropolitana. Qui, secondo le forze dell'ordine, gli elementi piu' facinorosi hanno danneggiato alcune telecamere a circuito chiuso e hanno brevemente bloccato i tornelli prima di tornare a casa.

Trionfa Barenboim e l'amore del Fidelio - Giochi di luce soffusa, poi tagliente come una lama. Buio squarciato solo dal fuoco delle torce. Fumo che vela i personaggi, e infine la luce del sole. E anche la 'neve' che cade nei sotterranei, nel momento in cui trionfa la giustizia. E' un Fidelio di suggestioni e chiaroscuri quello che ha debuttato, con successo, questa sera al Teatro alla Scala di Milano, per la Prima della stagione. L'Opera di Ludwig van Beethoven diretta magistralmente da Daniel Barenboim, alla fine visibilmente commosso, firmata dalla regista britannica Deborah Warner, gia' nota al Piermarini per Death in Venice di Britten, ha conquistato il pubblico, che ha fatto sentire il proprio coinvolgimento con 12 minuti applausi. Fiori e complimenti sono piovuti dal loggione al termine dell'opera. Peccato che a "rovinare festa" ci siano state manifestazioni in piazza Scala sfociate in scontri con le forze dell'ordine.

Nel palco Reale, stavolta un po' sguarnito per l'assenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e per quella del premier Renzi, sedeva il presidente del Senato Pietro Grasso e consorte, il ministro per i beni culturali Dario Franceschini , il sindaco di Milano Giuliano Pisapia con Cinzia Sasso, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il prefetto Francesco Paolo Tronca. In platea anche il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, invitata dalla Bocconi e accompagnata da Mario Monti. Daniel Barenboim, che stasera indossa per l'ultima volta l'abito del direttore musicale e conclude un percorso scaligero di 9 anni (anche se il suo primo concerto alla Scala e' del 1970), ha scelto di aprire l'opera con con l'Inno di Mameli, una decisione non scontata, in quanto l'inno e' previsto solo in presenza del Capo dello Stato. Per il maestro argentino applausi sonori prima ancora che iniziasse ad 'agitare' la bacchetta e continui "bravo, bravissimo". Tanto che ha scherzato con la platea rispondendo; "speriamo".

La storia d'amore e la forza e il coraggio di Leonore che sfida tutto e tutti pur di liberare il marito imprigionato ingiustamente, hanno appassionato il pubblico che non e' sembrato per nulla deluso dalla scenografia moderna, contemporanea, rappresentativa dei nostri tempi, come si temeva. Nel cast, capitanato con successo da una straordinaria Anja Kampe (Leonore) e Klaus Florian Vogt (Florestan), si sono fatti notare anche Falk Struckmann (Don Pizarro), Kwangchoul Youn (Rocco), Peter Mattei (Don Fernando), Mojca Erdmann (Marzelline) e Florian Hoffmann (Jaquino). Per tutti commenti positivi. Scenografia contemporanea, realistica, dicevamo, ma non povera o minimal dark. Sicuramente l'atmosfera e' cupa, visto che l'opera si svolge in un carcere/spazio industriale, ma il lavoro fatto nei laboratori dell'Ansaldo e' imponente. I personaggi sono detenuti e guardie carcerarie, e vestono, come spiego' il sovrintendente Pereira, abiti adatti al luogo, divise grigie, oppure delle tute un po' scucite e sporche. Leonore/Fidelio ha una tuta sdrucita di jeans e non si rinuncia neanche a un bacio saffico con Marzelline. Aveva ragione la regista Warner a dire che Fidelio si muove con i tempi e deve riflettere la contemporaneita'. Per lei "lo spettacolo deve essere vero come un dramma Shakespeariano e intenso come un quadro di Goya per catturare orecchio e occhio insieme". Operazione riuscita a sentire gli applausi del pubblico del teatro alla Scala. Lei, Deborah Warner quasi se lo aspettava, ammette al termine dell'opera: "sapevo che il cast era fantastico . Non sono solo grandi artisti, ma artisti eccezionali". Anche se un tale trionfo al Piermarini "fa tremare le ginocchia" come confessa la cantante Anja Kampe. Quella che e' andata in scena alla Scala e' stata in massima parte l'ultima del 1814 con i dialoghi di Treitschke, ma con uno sguardo rivolto alle versioni precedenti sia nella scelta dell'Ouverture sia nella collocazione dei primi due brani, che seguira' l'edizione del 1806, di cui Beethoven era evidentemente soddisfatto se ne fece stampare nel 1810 la versione per canto e pianoforte. Lo sguardo di Daniel Barenboim e Deborah Warner verso la versione del 1806 (che Beethoven volle intitolare "Leonore, o il trionfo dell'amor coniugale") nasce pero' soprattutto dalla volonta' di approfondire l'aspetto umano e affettivo del dramma.

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