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Milano

Il curriculum mafioso della Lombardia s'arricchisce. Il 16 ottobre il Consiglio dei Ministri ha deciso lo scioglimento del Comune di Sedriano, nel hinterland nord di Milano. Il primo in Lombardia per infiltrazione mafiosa. Ironia della sorte, nella stessa seduta ha sciolto anche l'amministrazione comunale di Cirò, nel crotonese. Perché lo scioglimento sia effettivo, si aspetta solo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firmi il provvedimento.

A Sedriano, il primo cittadino Alfredo Celeste, Pdl, insegnante di religione, è stato arrestato per corruzione insieme al consigliere regionale alla Casa Domenico Zambetti. I due, secondo l'accusa, erano a completa disposizione del clan Di Grillo – Mancuso. Alfredo Celeste è agli arresti domiciliari, ma nonostante questo continua a professarsi innocente. Tanto da non aver ancora lasciato la poltrona da primo cittadino. Aspetta che il Presidente della Repubblica convalidi la decisione del Consiglio dei ministri, poi sarà obbligato a farlo. Come nelle città del sud, anche a Sedriano il paese ingorga le strade per dichiarare la sua indignazione per quanto accaduto. Lo fa il 19 ottobre, dalle 15.30, in piazza del Seminatore.

A organizzare l'evento è la Carovana antimafia ovest Milano, un gruppo legato alla Carovana antimafia di Libera. Al presidio aderiscono anche il Comitato di sostegno Anpi, le Acli del magentino, il Comitato pace, la Cgil Ticino Olona e i gruppi di minoranza del consiglio comunale. Alfredo Celeste da due anni minaccia chi osa criticare la sua gestione. Le vittime preferite delle sue minacce sono due: il direttore del quotidiano Altomilanese Ersilio Mattioni ed Ester Castano, una collaboratrice del giornale di 23 anni. Le loro inchieste hanno svelato gli intrecci di Celeste già tempo prima che il Consiglio dei ministri prendesse le sue decisioni. Caso vuole che alla redazione del giornale siano pervenute, in più occasioni, delle buste anonime con dentro dei proiettili.

"Saremo in tanti in piazza, sono più che positiva – commenta Ester Castano -. I cittadini, nonostante tutto, partecipano, anche se non tutti hanno la stessa percezione della gravità di quanto è accaduto. Non possiamo però chiedere a tutti di essere attivisti". Da quando si è esposta, Castano riceve ogni giorno almeno un messaggio di stima. Il numero aumenta di molto quando il suo giornale è sotto tiro, quando le minacce cercano di far tacere una delle voci libere dell'area del magentino. Questo interesse, però, non si è mai tradotto in un gruppo spontaneo di attivismo antimafia. "L'interesse non è molto, alcuni lo percepiscono ancora come folklore padano. Ma per noi che facciamo questo mestiere, il giornalismo d'inchiesta deve accendere una miccia. Se la cittadinanza recepisce questo, allora la missione è compiuta".

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