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Serravalle, ancora una gara deserta. Fallisce il tentativo della Provincia


Ancora una gara deserta: la Serravalle non riesce a far gola al mercato al punto di convincere uno o piu’ privati in cordata a tentare l’investimento. Il secondo tentativo della Provincia di Milano di cedere l’82,4% della societa’ autostradale controllata attraverso la holding Asam e’ fallito questa mattina con la chiusura del bando che ha visto la Serravalle in vendita allo stesso prezzo (660 milioni, pari a 4,45 euro per azione) del primo procedimento chiuso a fine 2012, con una gara tuttavia piu’ lunga rispetto al primo durato appena 100 giorno. Secondo Asam e Provincia, infatti, l’interesse manifestato dal mercato nel primo caso, e misurato con il numero di accessi alla data room, era stato mortificato proprio in ragione dello scarso tempo a disposizione per valutare l’investimento. Di qui la decisione di replicare il bando alle stesse condizioni ma, al contempo, di allungarne la durata. Evidentemente, non e’ bastato: la Serravalle resta in mano a Palazzo Isimbardi, dopo che anche Palazzo Marino aveva compiuto molteplici tentativi di ‘disfarsene’. Probabilmente, gli eventuali acquirenti devono aver considerato che, oltre al prezzo di base d’asta, un ingresso in Serravalle avrebbe significato un ulteriore dispendio a breve termine per gli aumenti di equity di Pedemontana e Tem, infrastrutture per altro inserite nel dossier Expo. Nel corso di questa seconda gara, si era diffusa anche la notizia che Asam fosse stesse valutando la possibilita’ di riconsiderare la congruenza del prezzo di vendita della Milano-Serravalle: limitandosi allora (era fine marzo) a comunicare che i soci avevano condiviso l’opportunita’ di “dar luogo ad una verifica del prezzo”, la responsabile del procedimento, Carmen Zizza, chiari’ che nulla era stato deciso. Secondo il proseguimento delle gara, la base d’asta non e’ poi mai stata ritoccata, ma l’episodio non manco’ di sollevare aspre polemiche per l’intervento, anche solo verbale, in corso di bando. Difficile prevedere cosa decideranno a questo punto i soci, a partire dal maggioritario, vale a dire Palazzo Isimbardi, che deve fare i conti anche con la prospettiva di cancellazione delle Province e il cui presidente, Guido Podesta’, non ha mai fatto mistero della difficolta’, per non dire dell’impossibilita’ visti tagli e patto di stabilita’, per l’Ente di far fronte alle esigenze di investimento di una societa’ che detiene opere in piena espansione.