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Sindaco, chi te l’ha fatto fare? Il manuale di sopravvivenza di Giancarlo Volpe per donne e uomini in fascia tricolore

Tra entusiasmi, burocrazia, equilibrismi: ne “Il mestiere del sindaco” (Rubbettino) un ritratto ironico e disincantato, ma anche affettuoso, della politica vista da dentro

Sindaco, chi te l’ha fatto fare? Il manuale di sopravvivenza di Giancarlo Volpe per donne e uomini in fascia tricolore

«Capita sempre. Dopo quattro o cinque mesi massimo dall’insediamento. Il sindaco, in mezzo a una discussione, mi guarda. E dice: “Chi me lo ha fatto fare!”». Basta questo passaggio per cogliere lo spirito de “Il mestiere del sindaco. Tutto quello che gli atti non dicono: manuale di sopravvivenza per amministratori locali”, il libro di Giancarlo Volpe pubblicato da Rubbettino. Perché è proprio lì, nel momento in cui l’entusiasmo per la vittoria elettorale lascia il posto allo smarrimento, che comincia la vera avventura di chi si trova a guidare un Comune.

E che avventura. Per fare il medico bisogna studiare medicina, per fare l’avvocato superare un esame, per guidare un’automobile prendere la patente. Per diventare sindaco, invece, non serve una particolare formazione: basta, si fa per dire, vincere le elezioni. Poi, dal giorno successivo, bisogna amministrare una macchina complessa, confrontarsi con assessori, consiglieri, dirigenti e cittadini, rispettare leggi e regolamenti, gestire il bilancio e prendere decisioni dalle quali può dipendere il futuro di un’intera comunità.

Il sindaco è responsabile di tutto. Ma proprio di tutto

Ma soprattutto bisogna fare i conti con un piccolo equivoco: agli occhi dei cittadini, il sindaco è onnipotente. Deve risolvere qualsiasi problema, anche quando non ne ha le competenze. Volpe racconta, per esempio, di quella volta in cui i residenti pretesero l’intervento del primo cittadino perché un leone, rinchiuso nella gabbia di un circo, continuava a ruggire disturbando il vicinato. In un’altra occasione un cittadino, che chiedeva casa e lavoro, arrivò ad aggredire fisicamente il sindaco, costringendo lo stesso Volpe a improvvisarsi bodyguard. E c’è anche l’episodio, ben più drammatico, di un amministratore che riuscì a salvare due bambini minacciati dal padre, grazie a un rapporto di fiducia che neppure le forze dell’ordine erano riuscite a sostituire. Tre storie molto diverse, accomunate dalla stessa verità: il sindaco è il volto più vicino e riconoscibile dello Stato. E proprio per questo diventa il destinatario di ogni aspettativa, protesta, richiesta di aiuto e, naturalmente, insulto.

La poltrona ipnotizzante e le altre tentazioni del potere

A raccontare tutto questo è un osservatore particolare. Volpe non è un politico che ripercorre la propria carriera, ma un dirigente pubblico che negli ultimi venticinque anni ha affiancato una dozzina di sindaci, di orientamenti ed esperienze differenti. Una posizione privilegiata per conoscere non soltanto le regole della pubblica amministrazione, ma anche le debolezze umane dei suoi protagonisti. E infatti il volume è popolato da amministratori che si sentono ostacolati dai funzionari, assessori preoccupati di avere un ufficio abbastanza prestigioso, sindaci convinti di poter decidere tutto e dirigenti che cercano pazientemente di riportarli alla realtà.

C’è persino una massima che circola tra i dipendenti comunali quando devono sopportare amministratori particolarmente difficili: «Noi rimaniamo, loro passano». E l’autore racconta di un segretario generale tanto autoritario che, quando finalmente se ne andò, i dipendenti brindarono alla liberazione. Volpe osserva tutto questo con un realismo bonario, talvolta divertito, ma senza particolare indulgenza verso le vanità del potere. La poltrona del sindaco, avverte, è ipnotizzante: se non impari a gestirla, finirà per essere lei a gestire te.

La politica è un mestiere. Ma anche una questione di carattere

Naturalmente il volume non è soltanto una raccolta di aneddoti. È anche un manuale operativo, che accompagna idealmente un aspirante sindaco dalla campagna elettorale alla conclusione del mandato, passando per la scelta della giunta, la gestione dei dipendenti, i rapporti con i sindacati, la comunicazione, la pandemia e le nuove opportunità e insidie dell’intelligenza artificiale. Uno degli insegnamenti più interessanti del libro è che competenze e conoscenza delle regole, da sole, non bastano.

Servono equilibrio, pazienza, capacità di ascolto. E soprattutto gentilezza, una parola che ricorre sorprendentemente spesso in un manuale dedicato all’esercizio del potere. L’autore arriva a sostenere di aver elaborato una sorta di metodo empirico per prevedere la rielezione di un sindaco: se è apprezzato dai dipendenti comunali, probabilmente sarà riconfermato. Una teoria forse non scientificissima, come ammette lui stesso, ma che dice molto della sua idea di amministrazione.

Alla fine, dietro la fascia tricolore, resta una persona. Con ambizioni, paure, limiti, soddisfazioni e qualche inevitabile momento di sconforto. Un essere umano chiamato a esercitare responsabilità molto più grandi di quanto immaginasse. Ed è qui che il libro di Volpe coglie nel segno: raccontare senza retorica un mestiere difficilissimo, mostrandone anche il lato più umano.

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