Specchio su: i lavoratori invisibili del mondo cultura e spettacolo
Tra i molti lavoratori fortemente penalizzati dalla recente pandemia spiccano quelli occupati nel poliedrico mondo della cultura e dello spettacolo. Con ciò non ci si riferisce solo agli artisti, ma anche a tutti coloro che sono variamente impiegati nel relativo comparto.
Sono stati definiti i lavoratori “invisibili” nel senso che assistendo ad uno spettacolo teatrale o ad un concerto, ascoltando la radio o più semplicemente guardando la televisione, “non vediamo” il gran numero di operatori, fonici, cameramen, assistenti, addetti alle luci, costumisti, sarti, truccatori, maestranze, ecc. insomma tutto quell’insieme di lavoratori, di piccole e grandi professionalità, che rendono materialmente possibile la realizzazione degli spettacoli e degli eventi.
Certo questa “invisibilità” c’era anche prima del covid.
Le difficoltà per queste “masse” tecnico/artistiche sono tuttavia letteralmente esplose durante il periodo emergenziale.
Ebbene, a quasi due anni dall’inizio della pandemia e nonostante gli interventi governativi, sia sotto il profilo delle vaccinazioni preventive, sia sotto quello dei sostegni economici, tutto questo insieme di lavoratori, si vede ancora penalizzato dalla ridotta capienza per gli spettacoli dal vivo e dalla drammatica insufficienza dei cd. “ristori”.
Molte delle realtà più fragili sono a rischio di scomparsa e con esse scomparirebbe un’importante parte del panorama culturale della nostra città unitamente a gravi ricadute occupazionali.
È pertanto giunto il momento di accendere una luce forte su questo mondo di “invisibili”, ingiustificatamente considerati come “residuali” rispetto ad altre categorie economiche, quasi che il mondo della cultura e dello spettacolo non fosse elemento essenziale e qualificante di una società.
Certamente sarebbero necessarie maggiore attenzione e maggiore coesione: in tal modo la voce di questi lavoratori potrebbe finalmente essere udita in maniera più efficace.
A tal fine occorrerebbe anzitutto iniziare a creare una consapevolezza nuova che attribuisca loro pari dignità e pari diritti rispetto a coloro che operano negli altri comparti.
A partire dal riconoscimento della “professionalità”, è possibile iniziare a colmare un divario culturale e non liquidare come mero “intrattenimento” il lavoro di artisti e maestranze.
L’Amministrazione Comunale in questo senso può fare molto, sia mediante azioni di sensibilizzazione, sia mediante azioni concrete di supporto: quasi il Comune diventasse “impresario” a sostegno di tante realtà e coordinatore di iniziative che potrebbero offrire occasione di sviluppo al settore e, allo stesso tempo, aiutare a rivitalizzare molti quartieri.
Milano è una città ricchissima di professionalità e talenti e in questo senso l’Amministrazione comunale può porsi come patrocinatrice di un vasto panorama di iniziative che consenta a questi talenti di esprimersi, tutelando la qualità del lavoro e magari consentendo una maggior contaminazione di ambiti diversi.
Questo periodo di faticosa uscita dalla fase più acuta dell’emergenza sanitaria può dare quindi avvio a una sorta di rivoluzione positiva anche nel settore della cultura e dello spettacolo.
Può consentire un ripensamento nella gestione degli spazi; un ripensamento nella comunicazione e nella gestione dei numerosi eventi patrocinati dal Comune; può consentire l’avvio di una stagione nuova.
Si pensi, ad esempio, alla realizzazione o alla concessione di luoghi ove poter raccogliere talenti, in modo da valorizzarli, sostenerli, consentire lo scambio di esperienze, favorire incontri e agevolare la creazione di virtuose sinergie.
In questo senso, la creazione di un “distretto” dedicato potrebbe consentire a Milano di essere punto di riferimento nazionale e internazionale per tante piccole realtà, già esistenti e operative sul territorio, che potrebbero finalmente essere valorizzate ed esprimere tutte le potenzialità di cui sono capaci e che hanno già mostrato di possedere.
Guardiamo quindi al territorio e alle numerose eccellenze che lo popolano, in ogni ambito e settore, e proiettiamo una nuova luce sui lavoratori “invisibili” che potranno restituire alla città un ruolo nuovo e trainante per l’intero settore della cultura e dello spettacolo.
Laura Specchio
Nata a Milano, ove vive ed opera, dopo la Laurea e la specializzazione in Diritto del Lavoro presso l’Università degli Studi di Milano, è stata per diversi anni Responsabile delle Risorse Umane in aziende private ed attualmente esercita attività libero professionale quale Consulente del Lavoro e Aziendale iscritta all’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Milano, titolare di Studio professionale. Ha sviluppato competenze specifiche nel settore del Fashion e del Design, quale consulente di impresa, organizzazione e sviluppo del business, sia per il mercato interno, sia per il mercato internazionale. Nel luglio 2016 è stata eletta in Consiglio comunale a Milano ed è attualmente Capogruppo del Gruppo Consiliare Alleanza Civica per Milano e Presidente della Commissione Consiliare del Comune con deleghe in materia di Lavoro, Sviluppo Economico, Attività Produttive, Commercio, Risorse Umane, Moda e Design. Candidata capolista nella lista “I Riformisti – Lavoriamo per Milano con Sala”.
