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Milano
Pinocchio/Le cinquanta sfumature di masochismo dei tassisti milanesi

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C'era una volta un Paese nel quale esisteva una classe di persone un po' masochista, di quelle alle quali piace farsi del male da sola. I tassisti. Non si capisce bene se nelle auto bianche, mentre aspettano i clienti, si leggono e si rileggono "Cinquanta sfumature di grigio", il libro che ha sdoganato fruste e manette, ma di certo la loro battaglia politica è alquanto confusa. Riepiloghiamo: i tassisti di Milano, da sempre una categoria alquanto battagliera, non vogliono neppure sentire parlare di Uber. E il bello è che la sfida, con Uber, potrebbe portare del beneficio anche a loro, almeno sul piano tecnologico. In questo strano Paese che si chiama Milano esistono servizi di RadioTaxi che a volte (mica sempre, come per tutte le cose) sono pure un modello di efficienza. Certo, poi quando manca il Pos a bordo uno si arrabbia non poco e si chiede come può essere possibile nel Terzo Millennio. Ma sono casi rari (o quantomeno abbastanza rari). Devo ammettere che per i tassisti provo una inguaribile simpatia. E non solo per questioni folkloristiche, visto che è uno dei pochi mestieri (come quello del barbiere) nel quale il rapporto umano è tutto e ha un sapore antico. Provo simpatia per loro, anche, perché ne ho conosciuti tanti e so quanto l'intero sistema sia stato garantito nell'illegalità da una politica idiota, che costringe a comprare licenze che non possono essere vendute, ma sulle quali si pagano le tasse. Idiozie all'italiana degne di un racconto dell'orrore più che di una favoletta come Pinocchio. Al netto di questo, non si capisce quale sia l'utilità di appendere manichini contro Maran, di insultare sessualmente la manager di Uber e anche di minacciare di bloccare Expo. Se è un'operazione simpatia, il consiglio ai tassisti è quello di cambiare spin doctor. Così non fanno altro che aumentare le iscrizioni a Uber.

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