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“Anni di sole senza protezione? Prima o poi la pelle presenta il conto”: il chirurgo del San Raffaele sui tumori cutanei

L’esperto dell’Ospedale San Raffaele e dell’IDE di Milano lancia l’allarme sulla disinformazione: “La prevenzione e la mappatura dei nei restano le uniche armi per evitare l’asportazione chirurgica”

“Anni di sole senza protezione? Prima o poi la pelle presenta il conto”: il chirurgo del San Raffaele sui tumori cutanei

Ogni giorno, in sala operatoria, si misura il prezzo pagato per anni di esposizione al sole senza un’adeguata protezione. È un’esperienza che il dott. Andrea Faraci, chirurgo dermatologo dell’Ospedale San Raffaele e dell’Istituto Dermatologico Europeo (IDE) di Milano, conosce molto bene. Con oltre 800 interventi di chirurgia dermatologica ogni anno, osserva da vicino l’impatto delle neoplasie cutanee e lancia un appello contro la crescente disinformazione che circola soprattutto sui social network.

“La grande maggioranza delle lesioni che asportiamo – spiega Faraci – è costituita dai carcinomi basocellulari, comunemente chiamati basaliomi. Fortunatamente il melanoma è meno frequente, ma rappresenta la forma più aggressiva e pericolosa di tumore della pelle.”

I basaliomi sono tumori che raramente danno metastasi, ma possono infiltrare progressivamente i tessuti circostanti, rendendo necessaria un’asportazione chirurgica radicale. “Quello che emerge con estrema chiarezza dalla nostra attività chirurgica – sottolinea lo specialista – è che la loro comparsa è strettamente correlata alla storia di esposizione della pelle ai raggi ultravioletti.” Secondo Faraci, infatti, la localizzazione delle lesioni conferma il ruolo determinante del sole. “I tumori cutanei si sviluppano prevalentemente nelle aree maggiormente esposte alla radiazione solare: viso, cuoio capelluto, décolleté, spalle, dorso, torace, braccia e gambe. I raggi UV provocano danni progressivi al DNA delle cellule della pelle e, quando questi danni si accumulano nel tempo, possono favorire la trasformazione tumorale.” L’esperienza clinica individua anche i soggetti maggiormente vulnerabili. “Le persone con pelle chiara, capelli biondi o rossi e occhi chiari presentano un rischio più elevato, soprattutto se tendono a scottarsi facilmente. Ma sarebbe un errore pensare che chi ha la pelle più scura sia immune: un’esposizione intensa e ripetuta senza protezione aumenta il rischio per tutti.”

Tra i fattori che destano maggiore preoccupazione vi è anche il ricorso alle lampade abbronzanti. “L’utilizzo di lettini e solarium rappresenta un fattore di rischio documentato dalla letteratura scientifica. L’esposizione artificiale ai raggi ultravioletti aumenta significativamente la probabilità di sviluppare sia carcinomi cutanei sia melanomi, anche in persone giovani.”

Non meno importante è il comportamento durante la stagione estiva. “Ancora oggi vediamo molti pazienti che si espongono nelle ore centrali della giornata senza cappello, senza indumenti protettivi e senza utilizzare correttamente una crema solare ad ampio spettro. Sono abitudini che, sommate negli anni, presentano il conto.” Per il chirurgo dermatologo, il problema non è soltanto medico ma anche culturale. “Sui social assistiamo spesso alla diffusione di messaggi privi di basi scientifiche che minimizzano i rischi dell’esposizione al sole o mettono addirittura in discussione l’utilità delle creme solari. Quando si parla di salute bisogna affidarsi alla medicina basata sulle evidenze, non alle opinioni o alle mode del momento.”

La buona notizia è che la maggior parte dei tumori della pelle può essere prevenuta oppure diagnosticata molto precocemente. “Consiglio di eseguire una mappatura digitale dei nei almeno una volta all’anno a partire dai 18-20 anni. Nella maggior parte dei pazienti che seguono regolarmente questi controlli riusciamo a diagnosticare eventuali melanomi nelle fasi iniziali, quando sono ancora in situ o allo stadio pT1a. In queste condizioni la guarigione è pressoché completa. Quando invece la diagnosi arriva tardi, la prognosi cambia radicalmente. Per questo la diagnosi precoce non è semplicemente importante: salva letteralmente la vita.”

Faraci: “Le quattro regole che possono davvero fare la differenza”

Il dott. Faraci riassume così le strategie fondamentali per ridurre il rischio di sviluppare tumori cutanei. “Il primo consiglio che do sempre ai miei pazienti è di sottoporsi a una mappatura dei nei con videodermatoscopia almeno una volta all’anno, iniziando già tra i 18 e i 20 anni. Controllare la pelle con regolarità significa poter individuare eventuali lesioni sospette quando sono ancora nelle fasi iniziali, con possibilità di guarigione pressoché complete. Il secondo pilastro è la protezione fisica. Nelle ore in cui il sole è più intenso, indicativamente tra le 11 e le 16, è fondamentale limitare l’esposizione diretta e utilizzare cappelli a tesa larga, occhiali da sole con filtri UV e, quando possibile, indumenti protettivi. Il terzo riguarda la fotoprotezione. Le creme solari non devono essere considerate un optional, ma uno strumento di prevenzione. È importante scegliere filtri ad ampio spettro contro i raggi UVA e UVB con SPF 30 o 50+, applicandoli in quantità adeguata e rinnovandoli ogni due ore e dopo ogni bagno. Infine, il quarto consiglio è molto semplice: evitate completamente lampade e lettini abbronzanti. Oggi sappiamo con certezza che l’esposizione artificiale ai raggi ultravioletti aumenta il rischio di sviluppare tumori cutanei, compreso il melanoma. Un’abbronzatura ottenuta in questo modo non vale mai il rischio che comporta per la salute della pelle.”

In un’epoca in cui il web e i social network amplificano informazioni spesso prive di fondamento scientifico, il messaggio dello specialista è netto: la prevenzione resta il trattamento più efficace. Proteggere la pelle dal sole, evitare le scottature, effettuare controlli dermatologici periodici e non sottovalutare lesioni che cambiano aspetto significa, molto spesso, evitare un intervento chirurgico e, nei casi più gravi, salvare la propria vita.