Il silenzio del Comune sui cantieri fermi è illegittimo. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia con un provvedimento adottato nell’ambito della maxi inchiesta sull’urbanistica milanese, che dichiara illegittima la “stasi” degli uffici di Palazzo Marino e impone all’amministrazione di dare risposte chiare entro sessanta giorni. Se il termine passerà senza esito, il Tar nominerà un commissario ad acta: un soggetto esterno che deciderà al posto del Comune sulle pratiche rimaste sospese.
Il Comitato Famiglie Sospese: “Migliaia di milanesi paralizzati”
A commentare la decisione è Filippo Maria Borsellino, il portavoce del Comitato Famiglie Sospese che riunisce gli acquirenti rimasti bloccati nei cantieri sospesi dopo l’apertura dell’inchiesta. “I giudici affermano chiaramente che l’inerzia è un comportamento fuorilegge e minacciano il commissariamento se l’amministrazione continuerà a non rispondere. È una situazione di totale paralisi che come Comitato continuiamo a denunciare con forza da mesi: un blocco che colpisce direttamente migliaia di famiglie milanesi e che il Comune, colpevolmente, continua a negare”.
Per il Comitato non restano margini interpretativi. “Palazzo Marino non ha più scuse: deve fare la propria parte, assumersi le sue responsabilità e sbloccare immediatamente i progetti“, afferma Borsellino, che rivendica anche il valore cumulativo delle decisioni ottenute finora: “Questa quinta sentenza consecutiva è di fondamentale importanza perché guarda dritto al futuro della nostra città e cancella definitivamente ogni alibi”.
La palla passa a Roma: il nodo delle regole nazionali
Inoltre, il comitato chiama in causa il legislatore, perché la paralisi nasce anche dall’incertezza interpretativa sulle norme che disciplinano gli interventi edilizi nelle grandi città. “La fine di ogni paravento giuridico chiama direttamente in causa il Parlamento: non ci sono più scuse nemmeno a Roma. E’ il momento che la politica nazionale vari una legge che dia certezze interpretative definitive a tutto il settore, tutelando i cittadini ed evitando lo stallo delle città”, ha affermato Borsellino.
Sessanta giorni per decidere
Il termine ora è fissato. Entro due mesi l’amministrazione comunale dovrà pronunciarsi in modo esplicito sulle pratiche oggetto del ricorso, pena la nomina di un commissario ad acta che decida al suo posto. Palazzo Marino non ha per ora diffuso commenti sulla decisione. Chi ha acquistato casa in un cantiere sospeso, intanto, resta in attesa di un provvedimento che, per la prima volta, ha una data di scadenza.

