La Procura di Milano non si arrende dopo le assoluzioni nel processo per Torre Milano, il grattacielo di via Stresa finito al centro di uno dei principali filoni dell’inchiesta sull’urbanistica cittadina. La pm Marina Petruzzella ha presentato un ricorso direttamente in Cassazione contro la sentenza del 16 giugno scorso, con la quale il Tribunale aveva assolto tutti gli otto imputati, tra costruttori, progettista, ex dirigenti e funzionari comunali, dalle accuse di abuso edilizio e lottizzazione abusiva perché il fatto non costituisce reato. Al centro del ricorso, composto da 85 pagine, c’è soprattutto un punto: secondo la Procura, non è possibile invocare la buona fede o un’interpretazione errata delle norme urbanistiche per escludere la responsabilità penale di professionisti e funzionari con una lunga esperienza nel settore edilizio.
Torre Milano, la Procura contesta le motivazioni delle assoluzioni
La posizione della pm è netta. Non si può “scusare” l’interpretazione errata della legge da parte di soggetti che, per ruolo e competenze, avrebbero dovuto conoscerla e applicarla correttamente. Nel ricorso si fa riferimento, in particolare, a “dirigenti di un importante Comune con esperienza pluridecennale maturata negli uffici dell’edilizia”, ma anche a funzionari pubblici, imprenditori e progettisti con competenze specialistiche nel campo delle costruzioni. Figure professionali che, secondo la rappresentante dell’accusa, “sono tenuti ad una speciale diligenza e prudenza circa la conoscenza e applicazione delle leggi”. La Procura contesta dunque uno dei presupposti fondamentali della sentenza di primo grado: l’idea che gli imputati avessero agito nella convinzione di rispettare le disposizioni urbanistiche vigenti, facendo affidamento sulle prassi amministrative consolidate del Comune di Milano.
Le ragioni delle assoluzioni: “Nessun accordo illecito tra costruttori e funzionari”
La sentenza impugnata era stata pronunciata dalla giudice Paola Braggion, che aveva escluso la dimostrazione di un accordo illecito tra i privati e gli uffici comunali per ottenere le autorizzazioni necessarie alla costruzione della torre. Secondo il Tribunale, non era stato provato che costruttori e funzionari avessero concordato interpretazioni di comodo delle norme urbanistiche o predisposto atti amministrativi illegittimi per consentire la realizzazione dell’intervento. La giudice aveva inoltre riconosciuto che gli imputati avevano operato ritenendo di rispettare il Piano di governo del territorio e la normativa regionale, in coerenza con la giurisprudenza amministrativa e con i pareri dell’Avvocatura comunale. Un elemento decisivo, nella ricostruzione del Tribunale, era rappresentato anche dalla cronologia della vicenda: Torre Milano era stata realizzata prima del 2022, mentre il contrasto interpretativo sulle norme urbanistiche sarebbe emerso soltanto dopo il 2023. Da qui la conclusione che gli imputati avessero agito in buona fede, senza la consapevolezza di violare le disposizioni contestate dalla Procura.
Petruzzella: “L’ignoranza della legge non può essere una giustificazione”
È proprio questa interpretazione che la pm Petruzzella mette in discussione nel ricorso alla Suprema Corte. Richiamando numerosi precedenti giurisprudenziali, la magistrata sostiene che l’eventuale incertezza normativa non sia sufficiente a escludere la responsabilità di chi opera professionalmente in un settore altamente regolamentato come quello edilizio. In particolare, non sarebbe ammissibile “scusare l’ignoranza della legge” o riconoscere un errore in buona fede da parte di imprenditori, dirigenti e funzionari degli uffici comunali, soprattutto quando le norme presentano già elementi di dubbio e interpretazioni controverse. Una considerazione che, secondo la Procura, assume ancora maggiore rilevanza quando dall’applicazione di una determinata interpretazione normativa possono derivare vantaggi economici per i soggetti privati. La pm richiama infatti il rischio che tali vantaggi siano ottenuti “a discapito della comunità”, contestando così la ricostruzione assolutoria del Tribunale.
Urbanistica Milano, un nuovo capitolo dello scontro sulle vecchie prassi edilizie
Il ricorso rappresenta un nuovo passaggio nella complessa vicenda giudiziaria che da oltre due anni coinvolge l’urbanistica milanese. La sentenza su Torre Milano era stata la prima assoluzione pronunciata in uno dei principali procedimenti legati alle indagini della Procura sulle modalità con cui il Comune aveva autorizzato diversi interventi edilizi, spesso attraverso pratiche amministrative consolidate negli anni. Da allora, altre decisioni giudiziarie hanno affrontato il tema della buona fede di costruttori e funzionari e della legittimità delle prassi precedentemente adottate dagli uffici comunali. Parallelamente, la giustizia amministrativa ha riconosciuto la legittimità della stretta introdotta da Palazzo Marino nel 2024 per i nuovi interventi edilizi.
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