Il confronto sul futuro di Milano entra nel vivo e uno dei primi terreni di scontro è quello dell’urbanistica. Prosegue infatti il botta e risposta tra il sindaco Giuseppe Sala e Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Consiglio regionale e tra i nomi più accreditati per la corsa alla successione a Palazzo Marino. A innescare la polemica erano state le parole di Majorino sulla necessità che la prossima amministrazione fosse meno condizionata dalla “lobby del cemento”. Una definizione che Sala aveva respinto come uno “slogan”, ricordando tra l’altro come negli ultimi anni il costruito a Milano non sarebbe cresciuto in maniera significativa, mentre sono aumentati gli oneri di urbanizzazione.
Sala: “Chi vuole governare Milano dica cosa cambierebbe”
Interpellato nuovamente sulla questione, Sala ha spiegato di non aver avuto alcun chiarimento diretto con Majorino. “Ci sono modi e sensibilità diverse che possiamo avere”, ha osservato il sindaco, ribadendo però che continuerà a intervenire ogni volta che, tanto nella sua area politica quanto tra gli avversari, questioni delicate verranno affrontate con formule che giudica troppo semplicistiche. Per Sala il punto è soprattutto entrare nel merito. “In che cosa esattamente ha sbagliato l’amministrazione nella relazione con i privati? E soprattutto, chi si candida a governare Milano, esattamente in cosa cambierà il rapporto?”, è il ragionamento del sindaco. Che non esclude affatto che siano stati commessi errori, ma chiede a chi propone un cambio di rotta di indicare con precisione quale alternativa intenda mettere in campo.
Majorino replica: “Il mio non era uno slogan fine a se stesso”
La risposta di Majorino è arrivata poche ore dopo. Toni più concilianti, ma nessun passo indietro. “Quello dell’altro giorno non era assolutamente uno slogan fine a se stesso”, ha chiarito l’esponente dem, rivendicando invece la necessità di affrontare un problema che riguarda tutte le grandi città europee. Secondo Majorino occorrono politiche pubbliche capaci di “mettere un freno allo strapotere dei fondi immobiliari”, il cui peso non si misura soltanto attraverso l’incremento delle volumetrie, ma anche nell’aumento di valore degli immobili gestiti. L’obiettivo, ha spiegato, deve essere quello di creare un’offerta abitativa accessibile anche “per chi guadagna 1.500 euro al mese”, limitando al massimo il consumo di suolo.
“Va riconosciuto nei fatti il diritto a restare a Milano”
Nel ragionamento di Majorino torna così uno dei temi destinati a diventare centrali nella campagna elettorale per il 2027: il costo dell’abitare. Per il capogruppo Pd va riconosciuto non soltanto a parole ma nei fatti un vero “diritto a restare a Milano”, puntando su rigenerazione urbana, recupero e riqualificazione. Un’impostazione che, almeno in parte, Majorino considera già presente nell’azione della Giunta Sala. Il dem ha infatti ribadito di aver sostenuto il recente piano casa del Comune, giudicato nella “direzione giusta”. Il problema, a suo avviso, è ora andare oltre: “Il tema è come procedere con ancora più coraggio”.
Pgt, oneri, case popolari e affitti brevi
Le distanze tra Sala e Majorino, dunque, sembrano riguardare più il grado e gli strumenti dell’intervento pubblico che una contrapposizione totale sull’analisi della situazione. Anche perché Majorino individua responsabilità precise soprattutto al di fuori di Palazzo Marino, accusando Regione Lombardia e Governo di avere lasciato Milano “totalmente sola” sul fronte della casa. Da qui le proposte: un nuovo e più ambizioso Piano di governo del territorio, un ulteriore aumento degli oneri di urbanizzazione, il recupero delle case popolari oggi vuote, una regolamentazione più incisiva degli affitti brevi e nuovi strumenti per rendere l’abitare nuovamente accessibile. “È tempo di scelte coraggiose”, conclude Majorino. E il confronto con Sala anticipa quello che potrebbe diventare uno dei principali spartiacque del centrosinistra milanese in vista del dopo-Sala: non soltanto chi sarà il candidato, ma quanto profonda dovrà essere la discontinuità rispetto al modello di sviluppo degli ultimi anni.


