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Milano
Viaggio in Brianza-3/ La fusione tra Acsm-Agam e Gelsia non si farà. Ecco perché

di Fabio Massa

La voce circola negli ambienti che contano: la fusione tra Acsm-Agam e Gelsia non si farà. Alla fine naufragherà tutto. Ovviamente i rumors raccolti da Affaritaliani.it potrebbero attirarsi qualche nota di smentita, ma bisognerà attendere la prova dei fatti per confutarli. Questione di pochi mesi e si saprà. Ma facciamo un passo indietro.

Acsm-Agam è una multiutility, di proprietà dei comuni di Como e Monza, che è quotata in Borsa. Asset chiari e trasparenti, perimetro ben definito. Una resa a Piazza Affari non positiva, in linea con il comparto, ma almeno il valore è certo. Dall'altra parte c'è Gelsia. Una società complicata, complessa, in gran parte controllata dal comune di Seregno, che sta vivendo una crisi politica profonda, con un primo cittadino che va ad elezioni in primavera e che non può essere rieletto essendo al secondo mandato. Una società - secondo quanto risulta ad Affari da persone vicine al dossier - che ha dei punti interrogativi su alcuni asset strategici. Per esempio pare che Gelsia Ambiente abbia tutta una serie di affidamenti diretti che tuttavia, in base alle nuove normative, dovranno essere messi in discussione (e magari riassegnati, ma ovviamente a questo punto non se ne può essere certi) da bandi ad evidenza pubblica. Questo è il primo dei problemi che pare - da fonti non ufficiali e quindi non confermate - si trovino ad affrontare gli advisor di quella Banca Profilo già attaccata per un presunto conflitto di interessi interno.

Da questa incertezza sul valore globale della società deriva il secondo punto, che è quello dirimente e definitivo: il concambio. Essendo l'operazione basata su una fusione per incorporazione, quanto di Acsm-Agam sarà sotto il controllo dei soci di Gelsia? Pare che la richiesta che arriva da Seregno sia decisamente alta. A tal punto che sul fronte opposto si inizia ad ipotizzare che un punto di concambio così alto sia in effetti frutto di una volontà politica che non mira a fondere la società, ma a fornire un'arma politica contro chi verrà dopo. Tradotto: se la fusione dovesse fallire perché Gelsia viene valutata troppo da Seregno, chi arriverà dopo non potrà rimettere in piedi l'operazione se non ribassando la stima, e quindi venendo accusato di "svalutazione" di un bene pubblico. Insomma, una perfetta operazione di "avvelenamento di pozzi" che viene vista con timore sia sul lato Como-Monza che sul lato brianzolo dei soci minori.

@FabioAMassa

Tags:
acsm-agamgelsia







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