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Milano, morto dopo essere stato immobilizzato davanti alla sede Sky: assolti i due vigilantes

La Corte d’Assise: “Agirono nell’adempimento del dovere”. La famiglia: “Sentenza ingiustificabile, faremo appello”

Milano, morto dopo essere stato immobilizzato davanti alla sede Sky: assolti i due vigilantes

Sono stati assolti i due vigilantes imputati per omicidio preterintenzionale per la morte di Giovanni Sala, il 34enne deceduto nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2023 davanti alla sede Sky di Rogoredo, a Milano. La Corte d’Assise ha stabilito la non punibilità dei due, riconoscendo la scriminante dell’adempimento del dovere.

Il 34enne immobilizzato per quattro minuti e colpito

Secondo quanto ricostruito nel processo, Sala – in “evidente stato di alterazione” – era stato bloccato a terra dalle guardie giurate, trattenuto anche con un ginocchio sulla schiena per circa quattro minuti e colpito con due pugni. Per l’accusa, sostenuta dal pm Alessandro Gobbis, proprio quell’intervento avrebbe avuto un ruolo determinante nel decesso, avvenuto per arresto cardiaco. Nel corso del processo, i due imputati hanno sostenuto di aver agito “con professionalità senza mai usare violenza”, intervenendo per prevenire possibili rischi. Secondo la loro versione, quella notte esisteva il pericolo che il 34enne potesse entrare nella sede Sky e causare danni o ferire qualcuno. Le difese hanno inoltre sottolineato come la vittima fosse cardiopatica e avesse assunto alcol e cocaina.

Di diverso avviso la Procura, che aveva chiesto condanne fino a 6 anni. Per il pm, Sala non rappresentava un pericolo concreto e i due vigilantes avrebbero reagito in modo “violento e prevaricatorio”, dando “sfogo ad istinti inutilmente aggressivi”. Secondo l’accusa, l’immobilizzazione sarebbe stata eccessiva e non necessaria, fino a causare la morte dell’uomo.

La reazione della famiglia: “Verdetto ingiustificabile”

Dura la reazione dei familiari della vittima. “Dal dispositivo è una sentenza assolutamente ingiusta, ingiustificata e ingiustificabile”, ha dichiarato l’avvocato Andrea Orabona, legale della famiglia insieme alla collega Giulia Piva. La difesa ha annunciato l’intenzione di impugnare il verdetto, così come potrebbe fare anche la Procura dopo il deposito delle motivazioni, atteso entro 90 giorni.

La vicenda giudiziaria, dunque, non si chiude con la sentenza di primo grado. Le motivazioni della Corte saranno decisive per comprendere nel dettaglio le ragioni dell’assoluzione e per eventuali sviluppi in appello, in un caso che ha sollevato interrogativi su limiti e modalità degli interventi di sicurezza privata.