Il sondaggio YouGov per CLEPA fotografa una domanda BEV ancora debole mentre l’industria affronta investimenti, costi e nuove regole CO₂.
Il settore automotive europeo arriva alla prossima revisione delle norme sulle emissioni di CO₂ con una distanza ancora ampia tra investimenti industriali, obiettivi regolatori e intenzioni di acquisto. Secondo un sondaggio YouGov commissionato da CLEPA su 5.221 adulti in cinque grandi mercati europei, soltanto l’8% degli intervistati indica oggi un’auto elettrica a batteria come prossima vettura. In Italia la quota scende al 6%, mentre il 77% ritiene che il Paese non sia ancora pronto alla piena elettrificazione.Il dato assume un peso economico particolare perché arriva mentre l’industria ha già impegnato ingenti risorse nella transizione. Roberto Vavassori, presidente di ANFIA, sostiene che il comparto abbia investito negli ultimi anni oltre 250 miliardi di euro. Si tratta di una cifra richiamata dall’associazione e non di un risultato certificato dal sondaggio. Il punto strategico posto dalla filiera è però chiaro: se la domanda di auto elettriche non cresce con la velocità prevista dalla regolamentazione, aumenta il rischio di capacità produttiva sottoutilizzata, minori ritorni sugli investimenti e maggiore pressione sui margini.
BEV al 6% in Italia, mentre ibrido e benzina restano davanti
Il sondaggio fotografa intenzioni di acquisto, non vendite già realizzate. A livello europeo solo l’8% degli intervistati sceglierebbe un BEV come prossima automobile, mentre le preferenze restano distribuite tra differenti tecnologie.In Italia il quadro è ancora più netto. Il 6% indica un’elettrica a batteria, contro il 23% che preferirebbe un’auto ibrida HEV, il 12% orientato verso PHEV o EREV e il 26% verso vetture a benzina. Sono dati che non consentono di prevedere direttamente le future quote di mercato, ma segnalano una domanda potenziale molto più frammentata rispetto a uno scenario basato esclusivamente sull’elettrico.Anche il costo rimane un ostacolo centrale. Il 47% degli italiani cita il prezzo dei veicoli elettrici tra le principali criticità, il 42% indica il costo dell’elettricità, il 40% la disponibilità delle infrastrutture di ricarica e il 32% l’autonomiaPer i costruttori e per la supply chain, il problema è soprattutto finanziario. Lo sviluppo contemporaneo di piattaforme elettriche, batterie, software e nuovi processi produttivi richiede capitali elevati. Se i volumi non raggiungono i livelli attesi, l’ammortamento degli investimenti diventa più lento e il costo industriale per veicolo può restare elevato. Questa è una possibile conseguenza economica dei dati, non un risultato misurato direttamente dall’indagine YouGov.
Il 47% preferisce incentivi ai divieti tecnologici
Il secondo elemento riguarda la politica industriale europea. In media, il 47% degli intervistati nei cinque Paesi preferisce incentivi ai veicoli a basse e zero emissioni senza vietare le tecnologie esistenti. Solo il 17% sostiene un divieto completo. In Italia le percentuali sono rispettivamente del 47% e del 22%.CLEPA interpreta questi risultati come un sostegno a una maggiore neutralità tecnologica, con la possibilità di utilizzare accanto ai BEV anche ibridi e carburanti alternativi per ridurre le emissioni. È la posizione dell’associazione dei fornitori automobilistici europei e non una conclusione neutrale del sondaggio: l’indagine misura le preferenze dei cittadini, mentre la proposta regolatoria appartiene alla valutazione strategica di CLEPA.La revisione europea degli standard CO₂ per auto e veicoli commerciali leggeri diventa quindi un passaggio rilevante anche per gli equilibri industriali. Un eventuale aumento della flessibilità tecnologica potrebbe consentire alle aziende di distribuire gli investimenti su più soluzioni e sfruttare più a lungo impianti e componentistica esistenti. Al contrario, requisiti più concentrati sull’elettrico continuerebbero a spingere capitale verso batterie, piattaforme BEV, elettronica di potenza e riconversione degli stabilimenti.In entrambi i casi, il risultato dipenderà dai volumi reali di mercato. Il sondaggio non dimostra che le vendite di elettriche resteranno basse nel lungo periodo, né consente di stimare l’effetto preciso di eventuali modifiche regolatorie.
Italia, il 77% non considera il Paese pronto all’elettrico
La percezione delle condizioni necessarie alla transizione resta un altro elemento critico. Il 75% degli europei intervistati considera il proprio Paese non ancora pronto alla piena elettrificazione. In Italia la quota sale al 77%, contro appena il 17% che ritiene il sistema già preparato.Anche sul piano personale emerge prudenza: il 67% degli italiani dichiara di non sentirsi pronto a uno scenario nel quale tutte le nuove auto siano esclusivamente elettriche.Per il mercato, il tema non riguarda quindi soltanto la disponibilità dei modelli. Prezzi, rete di ricarica, costo dell’energia e autonomia condizionano direttamente la velocità con cui il cliente può trasformare l’interesse per la decarbonizzazione in una decisione d’acquisto.È su questa distanza che si gioca una parte della strategia europea dell’auto. I produttori devono recuperare gli investimenti già effettuati, i fornitori devono decidere quanto capitale destinare alle tecnologie tradizionali e quanto all’elettrico, mentre i governi devono sostenere infrastrutture ed energia senza aumentare eccessivamente il costo della transizione.Il sondaggio YouGov non stabilisce quale tecnologia prevarrà. Mostra però che, a metà 2026, la domanda dichiarata resta più diversificata rispetto alla traiettoria esclusivamente elettrica. La prossima revisione delle regole CO₂ dovrà quindi confrontarsi non soltanto con gli obiettivi ambientali, ma anche con costi industriali, capacità di investimento, domanda reale e competitività della filiera automobilistica europea.


