Le elettriche crescono del 47,7% a settembre, ma la quota italiana resta al 7,6% contro livelli oltre il 30% in Francia e Germania.
Il mercato italiano delle auto elettriche continua a crescere, ma il confronto con i principali Paesi europei resta impietoso. A settembre 2026 le immatricolazioni di vetture full electric hanno raggiunto 10.544 unità, con un aumento del 47,7% rispetto allo stesso mese del 2025. La quota di mercato è salita al 7,6%, contro il 5,6% di un anno prima. Numeri positivi, ma ancora insufficienti per colmare una distanza che, osservando Francia, Germania e Regno Unito, assume ormai dimensioni strutturali.
Oltre 100 mila elettriche nei primi nove mesi
Tra gennaio e settembre sono state immatricolate in Italia 100.923 auto elettriche, con una crescita del 65,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. La quota delle BEV si avvicina così all’8%, contro il 5,2% dei primi nove mesi dello scorso anno.
Anche il parco circolante inizia ad assumere dimensioni più significative: al 30 settembre risultano 454.437 auto elettriche pure sulle strade italiane.
Il problema, tuttavia, non è tanto la direzione del mercato quanto la sua velocità. Nello stesso periodo le immatricolazioni complessive di automobili sono cresciute dell’8,4%, mostrando quindi come le BEV stiano guadagnando terreno. Ma lo stanno facendo da una base molto più bassa rispetto ai principali mercati continentali.
Francia e Germania ormai su un altro livello
Il confronto europeo richiede attenzione perché gli ultimi dati omogenei disponibili nel comunicato si riferiscono ad agosto 2026. In quel mese la quota delle elettriche era del 38,4% in Francia, del 32,5% in Germania, del 29,8% nel Regno Unito e del 13,6% in Spagna.
Nello stesso mese, l’Italia era ferma al 6,3%.
Il distacco dalla Francia supera quindi i 30 punti percentuali, mentre rispetto alla Germania resta superiore ai 25 punti. Anche la Spagna, tradizionalmente più vicina all’Italia per struttura del mercato automobilistico, presenta una penetrazione delle BEV più che doppia.
La crescita italiana del 2026 è quindi reale, ma non sufficiente a ridurre significativamente il divario. Se gli altri mercati continuano ad accelerare allo stesso ritmo, la distanza rischia anzi di consolidarsi.
Il nodo non è più soltanto quello degli incentivi
Secondo Motus-E, la risposta non dovrebbe passare da nuovi bonus temporanei. Il presidente Fabio Pressi indica come priorità una strategia stabile che utilizzi le risorse disponibili per intervenire sui fattori strutturali che frenano la diffusione dell’elettrico.
Tra questi, un ruolo centrale viene attribuito alle flotte aziendali, dove una fiscalità più favorevole potrebbe accelerare il ricambio del parco e alimentare successivamente anche il mercato dell’usato elettrico.
Il secondo fronte riguarda le infrastrutture di ricarica, soprattutto nelle aziende e nelle aree dove i volumi attuali non rendono ancora economicamente conveniente per gli operatori privati investire autonomamente.
Flotte aziendali decisive per recuperare terreno
Il ritardo italiano rispetto al Nord Europa è legato anche alla struttura dei canali di vendita. Nei mercati dove l’elettrico ha raggiunto quote elevate, le flotte aziendali rappresentano spesso uno dei principali acceleratori della transizione.
Per questo Motus-E, insieme ad Anfia, Aniasa e Unrae, ha presentato una proposta sulla fiscalità delle auto aziendali, chiedendo misure capaci di favorire maggiormente le vetture elettriche.
La logica economica è evidente: intervenire sulle flotte significa agire su volumi elevati, su veicoli con cicli di sostituzione relativamente brevi e su automobili che dopo alcuni anni possono alimentare un mercato dell’usato a prezzi più accessibili.
L’elettrico cresce, ma resta sotto l’8%
Settembre offre comunque alcuni segnali incoraggianti. Il +47,7% arriva dopo la fine dell’effetto degli incentivi precedenti, suggerendo che una parte della domanda sia in grado di sostenersi anche senza una spinta straordinaria.
La quota del 7,6% resta però inferiore al 10,1% raggiunto a giugno, mostrando quanto il mercato italiano sia ancora sensibile a incentivi, disponibilità di prodotto e politiche commerciali.
Questo è probabilmente il punto più delicato: una crescita sostenuta esclusivamente da interventi episodici rischia di produrre picchi temporanei senza modificare realmente la struttura del mercato.
Il rischio è perdere competitività industriale
La distanza dall’Europa non riguarda soltanto il numero di auto elettriche vendute. Ha conseguenze anche sulla filiera automotive italiana, sulle infrastrutture, sui servizi energetici e sulla capacità delle imprese di sviluppare competenze nei settori destinati a crescere nei prossimi anni.
Secondo Motus-E, le risorse disponibili dovrebbero quindi essere utilizzate per una politica industriale stabile, capace di ridurre la dipendenza dai carburanti fossili e sostenere contemporaneamente famiglie, imprese e industria.
Il mercato italiano sta dando segnali di accelerazione, ma il confronto europeo mostra con chiarezza il problema: mentre l’Italia prova a portare le elettriche stabilmente sopra l’8%, Francia e Germania viaggiano già oltre il 30%. Il vero obiettivo non è quindi soltanto continuare a crescere, ma farlo abbastanza velocemente da evitare che il divario diventi permanente.


