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Clèa Martinet: così Renault trasforma la sostenibilità

Clèa Martinet: così Renault trasforma la sostenibilità

Cléa Martinet spiega come Renault integri decarbonizzazione, riciclo, sicurezza e formazione nella strategia industriale FutuREady.

Ridurre le emissioni non basta. Per Renault la sostenibilità deve cambiare il modo in cui le automobili vengono progettate, costruite, riparate e riciclate, generando allo stesso tempo nuove competenze, ricavi e opportunità industriali. È questo il filo conduttore della strategia illustrata da Cléa Martinet, direttrice dello Sviluppo Sostenibile di Renault Group, nel corso di una conversazione dedicata agli obiettivi del piano FutuREady.

La transizione ambientale non può essere considerata un capitolo separato dalla strategia aziendale. Deve invece entrare nelle decisioni sui prodotti, negli acquisti, negli stabilimenti e nella gestione della filiera.

Perché la sostenibilità è diventata così importante nella strategia di Renault?

«Dal 2021 lo sviluppo sostenibile è stato inserito direttamente nella strategia del gruppo e nei programmi di prodotto», spiega Martinet. Con il piano FutuREady, questo approccio coinvolge tre grandi direttrici: eccellenza industriale, tecnologia e fiducia.

La prima comprende la decarbonizzazione e l’economia circolare. La seconda riguarda l’impiego della tecnologia per migliorare la sicurezza. La terza si concentra sulle persone, sulla formazione e sull’accessibilità alla mobilità. Non si tratta quindi soltanto di ridurre la CO2, ma di modificare l’intero modello operativo del costruttore.

La decarbonizzazione non riguarda soltanto le emissioni delle automobili?

«Il nostro approccio va oltre lo scarico e oltre la normativa», sottolinea la responsabile. Renault considera l’intero ciclo di vita del veicolo, partendo dalle materie prime e dai fornitori, passando per gli stabilimenti e l’utilizzo dell’auto, fino al recupero dei materiali a fine vita.

Dal 2019 il gruppo dichiara di aver ridotto del 38% la propria impronta carbonica complessiva. Entro il 2030 punta a tagliare del 62,5% le emissioni dei processi industriali e del 27,5% quelle collegate alla catena di fornitura. Il traguardo finale è la neutralità carbonica in Europa entro il 2040 e nel resto del mondo entro il 2050.

Per raggiungere questi obiettivi sarà necessario utilizzare più acciaio decarbonizzato, alluminio riciclato e plastiche recuperate, ma anche rendere gli impianti più compatti ed efficienti e aumentare il ricorso a energia a basse emissioni.

Tutto questo ha un costo. Come si concilia con la redditività?

Martinet non nasconde la difficoltà. I materiali riciclati, in molti casi, sono ancora più costosi di quelli vergini. Integrare queste soluzioni nei veicoli richiede investimenti, controlli di qualità e una revisione dei processi produttivi.

«Conciliare sostenibilità e redditività è una battaglia quotidiana», osserva la manager. La convinzione del gruppo è però che gli investimenti possano creare valore nel lungo periodo, non soltanto sul piano ambientale, ma anche su quello finanziario e industriale.

Ridurre la dipendenza da materie prime critiche, recuperare componenti e mantenere in Europa competenze legate a batterie, metalli e riciclo può infatti aumentare la resilienza della filiera. In un mercato esposto alla volatilità dei prezzi e alle tensioni geopolitiche, la circolarità diventa anche uno strumento di protezione economica.

Che ruolo ha l’economia circolare nel nuovo modello industriale?

Oggi circa il 30% dei materiali utilizzati nei veicoli Renault proviene da attività circolari. Sui modelli più recenti, la quota media di plastica riciclata raggiunge il 20%, contro una media di settore più bassa.

La strategia punta a creare circuiti chiusi nei quali i materiali provenienti dai veicoli fuori uso possano rientrare nella produzione. Plastiche, rame, acciaio, alluminio e metalli preziosi vengono recuperati e trasformati in nuove risorse industriali.

L’esempio più significativo è quello di Flins, lo storico stabilimento francese riconvertito alle attività di ricondizionamento, riparazione e recupero dei materiali. «La trasformazione ha permesso di evitare la chiusura del sito», ricorda Martinet. La sostenibilità, in questo caso, ha significato anche salvaguardia dell’occupazione e riconversione delle competenze.

Renault ha già ricondizionato oltre 250 mila veicoli e riparato circa 30 mila batterie. Il gruppo punta inoltre a generare circa 250 milioni di euro attraverso ricambi rigenerati e attività di remanufacturing.

Come si traducono questi principi sulle automobili?

Martinet cita la Renault 5 elettrica, nella quale il 26% del peso deriva da materiali provenienti dall’economia circolare. Più del 19% delle plastiche è riciclato, mentre la batteria è stata progettata per favorire durata, riparabilità e recupero dei componenti.

La nuova Clio raggiunge invece il 34% di materiali circolari. Il 92% delle fibre tessili utilizzate per i sedili è riciclato, così come una parte rilevante del polipropilene della plancia e dell’alluminio impiegato nei cerchi.

La difficoltà è ridurre la distanza tra la riciclabilità teorica e quella effettiva. «Oggi una quota molto elevata di ogni veicolo può essere riciclata, ma non esistono ancora strumenti adeguati per recuperare tutto», spiega la manager. Schiume, colle e materiali mescolati rendono spesso complesso il trattamento.

La risposta è l’ecodesign: progettare fin dall’inizio componenti più semplici da separare, riparare e riutilizzare. L’impiego di materiali omogenei e batterie modulari può ridurre i costi lungo l’intero ciclo di vita dell’auto.

Perché Renault collega la sostenibilità alla sicurezza?

La seconda direttrice di FutuREady riguarda il programma Human First, che utilizza la tecnologia per ridurre le cause degli incidenti e accelerare i soccorsi.

Il Safety Score e il Safety Coach analizzano lo stile di guida e possono aiutare il conducente a correggere comportamenti legati a velocità o distrazione. Sul fronte della sicurezza passiva, il Rescue Code consente ai vigili del fuoco di accedere rapidamente all’architettura tecnica del veicolo attraverso un codice QR.

Sulle elettriche e sulle ibride è disponibile anche il Fireman Access, progettato per facilitare il raffreddamento della batteria in caso di incendio. L’obiettivo è ridurre i tempi di intervento durante la cosiddetta “ora d’oro”, decisiva per il trattamento delle persone coinvolte negli incidenti più gravi.

La transizione riguarda anche il lavoro?

«Non possiamo produrre veicoli elettrici, sviluppare servizi energetici e costruire un’economia circolare utilizzando lo stesso insieme di competenze del passato», osserva Martinet.

Per questo Renault sta investendo nella riqualificazione professionale, preparando i dipendenti a lavorare su elettrificazione, software, batterie, energia e recupero dei materiali. La trasformazione industriale non riguarda soltanto le fabbriche, ma il modo in cui vengono formate e organizzate le persone.

La strategia di Renault prova così a tenere insieme riduzione delle emissioni, competitività, sicurezza e occupazione. La sfida sarà dimostrare che il nuovo modello può sostenersi economicamente anche in una fase di domanda incerta e di forte pressione sui margini. Per Martinet, però, la direzione è già tracciata: la sostenibilità non deve rimanere una promessa, ma diventare un’attività industriale misurabile.

In Breve

Riduzione dell’impronta carbonica: 38% dal 2019
Materiali circolari nei veicoli: circa 30%
Veicoli ricondizionati: oltre 250 mila
Batterie riparate: circa 30 mila
Ricavi previsti dai componenti rigenerati: 250 milioni di euro
Renault 5: 26% di materiali circolari
Clio: 34% di materiali circolari
Neutralità carbonica in Europa: entro il 2040
Neutralità carbonica globale: entro il 2050