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CNH 2025, utile in calo e guidance prudente: ricavi 18,1 mld $ e focus cassa
CNH chiude il 2025 con ricavi a 18,1 mld $ (-9%) e utile a 505 mln; nel Q4 ricavi +6% ma pesa impairment. Guida 2026 prudente.

CNH ha archiviato il 2025 con numeri che raccontano bene il momento del ciclo: il quarto trimestre mostra ricavi in crescita
(consolidati a 5,16 miliardi di dollari, +6% a/a), ma l’utile netto scende a 89 milioni (EPS diluito 0,07 $), quasi dimezzato rispetto al Q4 2024. Sullo sfondo c’è un mercato ancora “lento”, soprattutto nell’agricolo, e una partita che si gioca più su disciplina produttiva, scorte canale e cassa che non sui volumi “puri”.
Il dato chiave per leggere la forbice tra ricavi e utile è la qualità dell’utile stesso: a livello rettificato, CNH nel Q4 migliora (adjusted net income 246 milioni e adjusted EPS 0,19 $, in aumento a/a), ma il GAAP viene appesantito da componenti straordinarie, in particolare impairment non-cash (tra cui svalutazioni legate a progetti R&D e partecipazioni) e costi di ristrutturazione. In pratica: l’operatività regge meglio di quanto dica l’utile “contabile”, ma il conto economico fotografa anche la pulizia di alcune poste di bilancio.
Nel trimestre l’Agriculture sale a 3,6 miliardi di vendite (+5%), spinta soprattutto da price realization e cambio, ma l’adjusted EBIT scende leggermente a 233 milioni e il margine cala al 6,5% (dal 7,2%). CNH cita tra i fattori negativi tariffe, mix geografico meno favorevole, minori risultati delle JV e SG&A in aumento, solo parzialmente compensati da prezzi e minori spese R&D.
La Construction fa segnare un balzo dei ricavi a 853 milioni (+19%), sostenuta da maggiori spedizioni e prezzi (soprattutto in Nord America), ma l’utile operativo rettificato si comprime a 5 milioni e il margine precipita allo 0,6%: qui pesano i costi di produzione (di nuovo, anche per effetto tariffe), che mangiano i benefici dei volumi.
Nel Financial Services i ricavi scendono (700 milioni, -6%), ma l’utile sale a 109 milioni. Tuttavia aumenta un indicatore da monitorare: i crediti scaduti oltre 30 giorni arrivano al 3,1% (da 1,9%), per effetto di fattori economici e ambientali che impattano gli agricoltori, soprattutto in Sud America.
Sull’intero esercizio, il quadro è più netto: ricavi consolidati 18,10 miliardi (-9%), vendite nette Industrial 15,35 miliardi (-10%) e utile netto 505 milioni (da 1,259 miliardi nel 2024). Anche la redditività operativa “rettificata” si è contratta: adjusted EBIT Industrial 663 milioni con margine 4,3% (da 8,2%). L’Agricoltura perde il 12% di vendite e vede il margine scendere al 6,2%; Construction -3% e margine al 2,3%.
La nota meno scontata è la cassa: il flusso operativo annuo sale a 2,538 miliardi e il free cash flow industriale torna positivo a 513 milioni (da -401 milioni nel 2024). È un segnale coerente con la strategia dichiarata: produzione “prudente”, riduzione scorte dei concessionari e gestione più stretta del capitale circolante in un anno di domanda debole.
Ed è anche la stessa ricetta vista nel settore negli ultimi trimestri: taglio della produzione per evitare eccessi di stock lungo il canale, con l’obiettivo di proteggere prezzi e valori residui quando i clienti rimandano gli acquisti.
CNH non nasconde che il 2026 potrebbe restare complicato: l’azienda vede un’ulteriore flessione della domanda retail globale di macchine agricole, -5% vs 2025, verso “livelli di minimo storico”. Le cause chiamate in causa sono quelle tipiche del ciclo agricolo: prezzi delle commodity bassi, input cost elevati e incertezza sul commercio.
La guidance, infatti, è prudente: vendite Agriculture tra -5% e flat (con effetto cambio +2%), margine EBIT rettificato 4,5–5,5%; Construction sostanzialmente flat (cambio +1%) con margine 1–2%; free cash flow industriale 150–350 milioni e adjusted EPS 0,35–0,45 $. L’orizzonte di “normalizzazione” viene spostato esplicitamente al 2027, indicato come inizio atteso della ripresa della domanda agricola.
In sintesi, CNH sta navigando un anno da ciclo basso cercando di fare tre cose insieme: difendere la base clienti con prodotti e tecnologia, abbassare il rischio di magazzino lungo la filiera e preservare la liquidità per arrivare pronta alla ripartenza. Il Q4, con ricavi in aumento ma utile GAAP penalizzato da impairment, è la fotografia di questo passaggio: operatività e prezzi tengono, mentre il bilancio viene “ripulito” e la strategia si sposta sulla tenuta industriale più che sulla crescita a ogni costo.
