Auto e Motori
Cresce l’elettrico, ma la politica tentenna: incentivi a singhiozzo
Nel 2025 le auto elettriche volano: 94.230 immatricolazioni (+46,1%) e share 6,2%. Dopo il picco di dicembre, servono strategie stabili



Il mercato italiano delle auto elettriche chiude il 2025 con un’accelerazione che non si vedeva da tempo:
94.230 immatricolazioni full electric, +46,1% sul 2024, e una quota di mercato salita al 6,2% (era il 4%). Al 31 dicembre anche il parco circolante arriva a 365.091 vetture: non è solo una statistica, ma un indicatore di familiarità crescente con la tecnologia, tra utilizzo quotidiano, rete di ricarica e assistenza.
Il mercato complessivo frena, l’elettrico corre
Il dato BEV spicca ancora di più se lo si incrocia con l’andamento generale: nel 2025, considerando tutte le alimentazioni, il mercato auto italiano scende del 2,1% a 1.530.964 unità. Dicembre, invece, regala un piccolo recupero (+2,1% a 108.360 registrazioni). In pratica, mentre il mercato totale resta sotto pressione, l’elettrico cresce e modifica il mix: un segnale di trasformazione più che di semplice rimbalzo.
Dicembre da record: consegne e incentivi
Il vero “colpo di reni” arriva nell’ultimo mese dell’anno. A dicembre le BEV registrate sono 12.015, +107,2% rispetto a dicembre 2024, con share mensile all’11,1% (dal 5,5%). A spingere sono state le consegne legate agli ordini attivati dagli incentivi lanciati a ottobre e, soprattutto, l’arrivo di più modelli elettrici in fasce di prezzo e carrozzerie vicine al mercato “di massa”. È una combinazione che ha acceso l’interesse e ha portato molti clienti ad anticipare la decisione d’acquisto; il rischio è che, senza misure strutturali, il 2026 torni a una crescita a singhiozzo.
“Adesso bisogna pianificare”: la continuità come chiave
Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, invita a non leggere i numeri come un punto d’arrivo, ma come una base per decidere cosa fare subito. La corsa legata al bonus con requisiti ISEE è destinata a esaurirsi in pochi mesi: per questo, sostiene Pressi, serve dare al mercato quella prevedibilità che chiedono consumatori e industria. In altre parole: meno fiammate e più continuità, perché l’elettrico è un acquisto che richiede fiducia su incentivi, rete di ricarica, tempi di consegna e valore residuo. Ecco perché la parola d’ordine diventa pianificazione.
Il confronto europeo: Italia ancora indietro
Il gap con i principali mercati resta evidente. Nel periodo gennaio-novembre 2025, la quota BEV arriva al 19,6% in Francia (+2,5 punti sul 2024), al 18,8% in Germania (+5,4), all’8,8% in Spagna (+3,4) e al 22,8% nel Regno Unito (+4,1). L’Italia, al 6,2% sull’intero 2025, ha iniziato a recuperare ma rimane lontana. Tradotto: il potenziale c’è, ma senza strumenti stabili si rischia di alternare mesi forti e mesi vuoti, rallentando la scalata che altrove è già in atto.
Flotte aziendali: la leva che manca
Tra le mosse più decisive, Pressi indica il ruolo delle flotte aziendali. È un canale capace di dare volumi stabili e, nel tempo, di alimentare l’usato elettrico, rendendo le BEV più accessibili anche a chi non compra nuovo. Da qui la richiesta di una revisione della fiscalità sulle flotte, considerata non più rinviabile e ancora troppo ancorata a regole nate negli anni ’90, oggi poco allineate agli obiettivi di transizione e agli aggiornamenti europei sul fleet mandate.
Non solo auto: bene anche i commerciali elettrici
Il 2025 mette in luce anche la crescita dei veicoli commerciali elettrici. I leggeri (N1) salgono a 8.234 unità (+118%) e portano la quota di mercato al 4,6% (dal 2%), pur senza incentivi: un segnale che, dove il costo totale di esercizio diventa competitivo, la transizione accelera. Avanti anche i pesanti elettrici (N2+N3): 594 registrazioni, +185,6%, con share al 2,2% (dallo 0,7%). Numeri ancora piccoli, ma indicativi di una sperimentazione che sta diventando più concreta, soprattutto tra logistica urbana e distribuzione regionale.
Il 2026 come prova di maturità
Il messaggio del 2025 è chiaro: quando offerta, prezzo e strumenti pubblici si incastrano, l’Italia risponde. Ora la sfida è trasformare l’exploit in percorso, con incentivi più leggibili, regole stabili e un’accelerazione sulle flotte aziendali. Perché il mercato BEV non cresce di scatti: cresce di fiducia. Con un mercato che ha dimostrato curiosità, la continuità può trasformare l’interesse in volumi.
