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Drivalia punta sull’elettrico in abbonamento con CarCloud

Drivalia punta sull’elettrico in abbonamento con CarCloud

Drivalia porta l’elettrico in abbonamento: nessun anticipo, recesso flessibile e costi inclusi per spingere l’adozione delle EV.

Drivalia spinge sull’elettrico in abbonamento con CarCloud Electric, una formula che prova a intercettare uno dei nodi ancora aperti della transizione: rendere l’auto a batteria economicamente leggibile anche per chi non vuole impegnarsi nell’acquisto o in un noleggio tradizionale di lungo periodo. La novità conta per il mercato perché arriva in una fase in cui l’adozione dell’elettrico continua a scontrarsi con tre ostacoli concreti: prezzo d’ingresso, incertezza sui costi di ricarica e timore di scegliere oggi un modello che potrebbe non rispondere alle esigenze di domani.

La società del gruppo Crédit Agricole Auto Bank sceglie di lavorare proprio su questo terreno, portando nel perimetro di CarCloud una proposta dedicata alle vetture a zero emissioni. Il messaggio industriale è chiaro: se il cliente resta cauto di fronte all’acquisto, la leva non può essere solo il prodotto, ma anche la formula di accesso. In questo senso l’abbonamento diventa uno strumento commerciale e insieme culturale, perché consente di provare l’elettrico senza il vincolo patrimoniale dell’auto di proprietà e con una struttura di costi più prevedibile.

Il punto non è secondario. Negli ultimi mesi il mercato italiano ha mostrato come la domanda, soprattutto privata, continui a premiare soluzioni percepite come flessibili e a basso rischio. Drivalia aveva già cercato questa chiave con i pacchetti dedicati alle alimentazioni GPL; con CarCloud Electric applica lo stesso schema a un segmento più delicato, dove la convenienza non si misura soltanto sul canone, ma anche sulla capacità di semplificare la gestione quotidiana del veicolo. Il fatto che l’azienda insista sul costo della ricarica e sull’autonomia dichiarata segnala bene il bersaglio: non l’early adopter, ma un pubblico che guarda all’elettrico in modo pragmatico e chiede prima di tutto chiarezza sui costi d’uso.

La flotta selezionata va nella stessa direzione. Le city car come Fiat 500ePeugeot E-208 e Opel Corsa Electric parlano a chi si muove soprattutto in città e cerca un’elettrica compatta, mentre modelli come Jeep Avenger e MG4 coprono il lato più trasversale del mercato, quello di chi vuole un’auto da impiego quotidiano ma con un’immagine meno urbana. La presenza della Skywell BE11 come proposta di vertice allarga il perimetro verso clienti che cercano maggiore abitabilità e percorrenze più ampie. Più che una gamma completa, è una selezione costruita per mostrare che l’elettrico in abbonamento può adattarsi a usi differenti, dal commuting urbano alla mobilità familiare.

Sul piano economico, l’offerta di lancio prova a rendere più aggressivo il posizionamento del servizio. Per le attivazioni entro il 31 maggio 2026 il costo di iscrizione scende da 199 a 99,50 euro, mentre il canone mensile passa da 599 a 539 euro IVA inclusa. Non è un livello basso in senso assoluto, ma va letto dentro una formula che include una parte rilevante dei costi accessori: 2.000 chilometri al mese, copertura RC Auto con Kasko e furto, manutenzione ordinaria e straordinaria. È qui che Drivalia cerca di spostare la percezione del prezzo, presentando l’abbonamento non come semplice noleggio mensile, ma come un pacchetto “all inclusive” che sterilizza gran parte delle variabili di spesa.

Il vero elemento competitivo, però, resta la libertà di uscita. Nessun anticipo, rinnovo mensile fino a un anno e possibilità di disdetta senza penali dopo i primi 30 giorni sono condizioni pensate per ridurre la diffidenza verso una tecnologia che molti clienti continuano a considerare interessante ma non ancora definitiva. In parallelo, la possibilità di prenotare o cambiare veicolo con 48 ore lavorative di preavviso nei Mobility Store abilitati rafforza la logica d’uso più che quella di possesso. È un modello coerente con l’evoluzione del settore, dove la mobilità tende sempre più a essere venduta come servizio modulabile e non come bene statico.

Interessante anche l’inserimento, per i primi tre mesi, di 24 ore mensili di car sharing elettrico con E+Share Drivalia a Torino e Lione. In termini economici pesa relativamente, ma sul piano strategico racconta la direzione dell’azienda: costruire un ecosistema in cui abbonamento, noleggio e sharing non siano offerte separate, ma componenti di una stessa piattaforma di mobilità. Per un operatore come Drivalia questo significa provare a presidiare l’intero ciclo del cliente, dall’uso continuativo dell’auto all’esigenza occasionale di un secondo mezzo o di una mobilità urbana integrata.

Resta da capire se la formula riuscirà a trasformare la curiosità per l’elettrico in domanda stabile. Il mercato italiano continua a essere sensibile al prezzo e molto meno lineare di altri Paesi europei nella diffusione delle BEV. Proprio per questo CarCloud Electric è un test interessante: misura se una quota di utenti è disposta a superare le resistenze non tanto grazie agli incentivi pubblici, quanto attraverso un prodotto privato che riduce il rischio percepito e redistribuisce i costi lungo il tempo. In questa chiave, più che un semplice lancio commerciale, l’iniziativa di Drivalia appare come un tentativo di verificare quanto la mobilità elettrica in abbonamento possa diventare una risposta intermedia tra proprietà tradizionale, leasing e utilizzo saltuario.