Il ministro Roland Lescure chiede a Stellantis e Renault più preferenza europea negli acquisti per difendere la filiera auto.
Il governo francese alza la pressione su Stellantis e Renault e chiede ai due gruppi di fare di più per sostenere la filiera europea dell’auto. Nell’intervista a La Tribune Dimanche, il ministro dell’Economia e delle Finanze Roland Lescure ha indicato una linea chiara: i costruttori devono “fare la loro parte” sulla preferenza europea, anche nelle scelte di acquisto presso i fornitori. Un messaggio politico, ma anche industriale, che arriva mentre l’auto europea cerca di difendere occupazione, competenze e produzione dalla pressione crescente dei concorrenti cinesi.
Il punto non è solo dove vengono assemblate le vetture, ma da dove arrivano componenti, tecnologie, batterie, elettronica e know-how. Per Parigi, la transizione elettrica non può trasformarsi in una dipendenza industriale ancora più forte dall’Asia. Per questo la richiesta a Stellantis e Renault riguarda il cuore della catena del valore: gli acquisti, i subfornitori e la capacità di mantenere in Europa una base produttiva solida.
La questione è particolarmente sensibile perché l’industria automobilistica europea sta vivendo una doppia pressione. Da un lato deve finanziare l’elettrificazione, tagliare i costi e rispettare norme sempre più severe. Dall’altro deve competere con costruttori cinesi capaci di proporre auto elettriche e ibride a prezzi aggressivi, spesso sostenute da filiere più integrate e costi industriali più bassi. Secondo Reuters, i marchi cinesi stanno rafforzando la presenza in Europa con quote in crescita, strategie di localizzazione produttiva e nuovi impianti, soprattutto in Spagna.
Il tema della preferenza europea si lega quindi al dibattito sul contenuto locale. La Commissione europea lavora da mesi a strumenti per proteggere la manifattura continentale e, secondo La Tribune, una bozza di testo prevedeva criteri di origine europea anche per alcuni comparti strategici, compresa l’automobile. Nel settore auto, la discussione riguarda soglie minime di componenti europei e regole capaci di difendere fornitori, occupazione e competenze industriali.
Per Renault, il tema appare più coerente con una strategia già orientata a rafforzare l’impronta francese ed europea della produzione. Reuters ha riportato che il gruppo sostiene nuove regole europee sul contenuto locale, pur chiedendo una definizione più ampia e meno burocratica, calcolata sulla media delle vendite del costruttore e non pezzo per pezzo su ogni modello.
Per Stellantis, il quadro è più complesso. Il gruppo ha una struttura globale, marchi distribuiti tra Europa e Stati Uniti e una rete industriale più articolata. Tuttavia, proprio negli ultimi giorni, Stellantis ha annunciato nuovi investimenti in Francia: tre futuri modelli Peugeot elettrici e ibridi saranno prodotti a Mulhouse dal 2029, con 400 milioni di euro destinati allo stabilimento e altri 500 milioni alla ricerca e sviluppo sulla piattaforma STLA One.
Il messaggio di Parigi è dunque chiaro: l’elettrico europeo non può reggersi soltanto su incentivi pubblici, dazi o promesse di reindustrializzazione. Serve una filiera più vicina, più controllabile e più competitiva. Per Stellantis e Renault, la sfida sarà trovare un equilibrio tra costi, margini e responsabilità industriale. Per il governo francese, invece, la partita è anche politica: difendere lavoro, competenze e sovranità in un settore che resta centrale per l’economia europea.

