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Noleggio auto 2026: il mercato viaggia a due velocità

Noleggio auto 2026: il mercato viaggia a due velocità
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Il noleggio vale un terzo del mercato italiano: cresce il breve termine, mentre fiscalità e IPT frenano le flotte aziendali.

In Italia un veicolo nuovo su tre viene ormai immatricolato attraverso il canale del noleggio. È questo il dato che pesa di più nel secondo trimestre 2026: non solo perché conferma il ruolo strutturale delle flotte nel mercato automotive, ma perché mostra quanto il rinnovo del parco circolante dipenda ormai da un comparto che si muove tra domanda turistica, mobilità aziendale, fiscalità e transizione energetica.

Tra aprile e giugno il noleggio di auto e veicoli commerciali leggeri ha registrato 165.804 immatricolazioni, in crescita del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La quota sul mercato nazionale è salita al 33,1%, con un’incidenza del 32,6% sulle autovetture e del 39% sui veicoli commerciali leggeri. Su base semestrale la quota raggiunge il 33,4%, quasi quattro punti in più rispetto al 29,6% di fine 2025.

Dietro il dato positivo, però, il settore viaggia a due velocità. La crescita è sostenuta quasi interamente dal noleggio a breve termine, che beneficia della ripresa dei flussi turistici, della domanda stagionale e della necessità degli operatori di ricostituire flotte moderne e più efficienti. Nel trimestre il breve termine aggiunge circa 10.000 targhe, di cui quasi 9.000 automobili. Il noleggio a lungo termine, al contrario, perde quasi 5.000 immatricolazioni, con circa 1.000 auto e 4.000 veicoli commerciali in meno.

La flessione del lungo termine non va letta come un arretramento strutturale, ma come il risultato di un confronto con un 2025 anomalo, spinto dalle società captive e dal bando Consip. Nel primo semestre 2026 il NLT totalizza comunque 230.000 immatricolazioni di autovetture, circa 10.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Il problema è un altro: la crescita non esprime tutto il potenziale del comparto, frenato dall’incertezza fiscale e dal rinvio delle decisioni di rinnovo da parte delle aziende.

Il nodo industriale riguarda infatti la fiscalità sulle auto aziendali. Le modifiche al fringe benefit e la nuova regolamentazione dell’IPT sulle auto a noleggio hanno aumentato costi, complessità e tempi di immatricolazione. In molte flotte aziendali questo si traduce in una scelta prudente: prolungare i contratti esistenti invece di sostituire i veicoli con modelli più recenti, elettrificati o a minori emissioni. Per un Paese con un parco circolante tra i più anziani d’Europa, il rallentamento del NLT rischia quindi di avere effetti che vanno oltre il settore del renting.

La transizione energetica procede, ma in modo disomogeneo. Nel noleggio a lungo termine le alimentazioni più virtuose, cioè elettrico, full hybrid e plug-in hybrid, raggiungono una quota complessiva del 35%. Il segnale più forte arriva dalle ibride plug-in, cresciute del 55,8% nel secondo trimestre e dell’83,8% nel semestre. La loro quota nel NLT arriva al 18,7%, avvicinandosi rapidamente al diesel, sceso al 23,2% dopo una contrazione del 17,6%.

Il benzina, comprese le mild hybrid, resta la prima alimentazione nel lungo termine con il 39,6%, ma perde il 9,2% delle immatricolazioni. Le auto elettriche pure si stabilizzano intorno alle 7.000 unità trimestrali, con una quota del 7,1%, inferiore all’8,5% registrato dal mercato complessivo. È un dato rilevante perché mostra come, almeno nel 2026, la spinta agli ordini BEV arrivi più dai privati che dalle flotte aziendali.

Nel noleggio a breve termine lo scenario è diverso. Le auto a benzina restano dominanti con circa il 50% del mercato, ma le plug-in hybrid crescono rapidamente e raggiungono il 18%, diventando la seconda alimentazione più diffusa davanti a diesel e full hybrid. È un cambio di composizione significativo: gli operatori del rent-a-car puntano su modelli capaci di ridurre consumi ed emissioni senza imporre i vincoli operativi dell’elettrico puro, ancora sotto il 4% nel trimestre.

Il segmento dei veicoli commerciali leggeri resta invece più arretrato nella transizione. Nel lungo termine il diesel mantiene una quota dell’80,1%, mentre nel breve termine arriva addirittura al 95,3%. Le alternative crescono in percentuale, ma partono da basi molto basse. Full hybrid e plug-in hybrid aumentano, ma restano marginali per la scarsità di offerta a listino; i commerciali elettrici, nel NLT, calano del 43,1%, in attesa che gli incentivi per le PMI possano riattivare la domanda.

Anche le classifiche dei modelli più noleggiati raccontano il cambiamento del mercato. Nel lungo termine la Volkswagen Tiguan supera la Fiat Panda nel secondo trimestre, mentre la nuova Grande Panda entra rapidamente tra i modelli più richiesti dalle flotte. Nel breve termine, invece, il primato della BYD Atto 2 segnala l’avanzata dei costruttori cinesi proprio nel canale più esposto al rinnovo rapido dei volumi e alla ricerca di prodotti competitivi per costo, dotazione e disponibilità.

Il noleggio si conferma quindi una leva centrale per l’industria automotive italiana, ma anche un indicatore delle sue fragilità. Quando il breve termine cresce e il lungo termine rallenta, il mercato segnala che la domanda c’è, ma gli investimenti aziendali restano condizionati da regole fiscali instabili. La posta in gioco non riguarda solo le società di renting: riguarda costruttori, concessionari, filiere di assistenza, turismo, logistica urbana e capacità del sistema Italia di accelerare il rinnovo del parco veicoli.

Per il settore automotive, il messaggio è chiaro. Il noleggio non è più un canale accessorio, ma una componente strutturale della domanda nazionale. Se il quadro regolatorio sosterrà gli investimenti, potrà accelerare la diffusione di auto più efficienti e sicure. Se invece continuerà a generare incertezza, rischierà di rallentare proprio il segmento che più contribuisce al ricambio tecnologico del mercato.