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Non solo Ferrari e Lamborghini: la Motor Valley vale 347 miliardi

Non solo Ferrari e Lamborghini: la Motor Valley vale 347 miliardi

La ricerca Nomisma ridisegna il peso reale della Motor Valley: oltre 39 mila imprese, più di 1 milione di occupati e 1,2 miliardi di turismo.

La Motor Valley vale 347 miliardi di euro se la si osserva non come vetrina di marchi iconici, ma come ecosistema industriale allargato. È questo il dato che emerge dalla prima ricerca sistematica dedicata al distretto emiliano-romagnolo, presentata a Bologna nell’ambito della Settimana del Made in Italy. Il punto centrale dello studio non è tanto celebrare Ferrari, Lamborghini o Ducati, quanto mostrare che la vera forza del territorio sta nella rete di imprese, servizi, competenze e formazione che tiene insieme l’intera filiera automotive

È un cambio di prospettiva importante. Per anni la Motor Valley è stata raccontata soprattutto come la terra dei marchi da sogno, dei circuiti e del motorsport. Tutto vero, ma parziale. La ricerca commissionata da Motor Valley Association e realizzata da Nomisma con il supporto della Regione Emilia-Romagna prova invece a fare un passo ulteriore: quantificare il sistema che rende possibile quell’eccellenza. Ne viene fuori una fotografia molto più ampia del previsto, fatta di 39.647 imprese, oltre 1,056 milioni di occupati e una filiera che, includendo servizi e attività complementari, supera ampiamente i confini tradizionali del settore. 

Il dato più interessante, per chi guarda all’industria dell’auto, è che la Motor Valley continua a produrre un enorme valore anche senza basarsi sulla logica del gigante verticalmente integrato. Anzi, secondo la ricerca funziona proprio perché è una rete. I sei capifiliera citati nello studio – Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Dallara e Pagani – valgono da soli circa 34.000 vetture, oltre 50.000 moto e circa 12 miliardi di fatturato. Ma il salto vero arriva appena si allarga il campo: i fornitori diretti coinvolti nella produzione di auto e moto sono 2.944, con 210.000 addetti e 72 miliardi di fatturato; includendo servizi e attività complementari, i fornitori diretti salgono a 15.076 imprese per 647.000 addetti e 197 miliardi. È qui che il racconto industriale cambia scala. 

In sostanza, la Motor Valley non vive solo dei brand che compaiono sulle copertine, ma di migliaia di aziende che lavorano su meccanica di precisione, compositi, elettronica embedded, simulazione dinamica, engineering e servizi avanzati. Lo studio usa un’immagine efficace, quella della “rete neurale”: ogni nodo aggiunge competenze che gli altri non hanno, e il valore nasce proprio da questa interdipendenza. Per il settore auto è una lettura interessante, perché arriva in una fase in cui la filiera globale è sotto pressione e la capacità di reagire rapidamente ai cambiamenti tecnologici è diventata un vantaggio competitivo quasi più importante della scala. 

C’è poi un altro aspetto che merita attenzione: il metodo. Nomisma sostiene di aver superato i limiti dei tradizionali codici ATECO integrando liste fornitori, analisi semantiche e dati di bilancio per ricostruire un perimetro economico più aderente alla realtà. È un dettaglio tutt’altro che tecnico. Significa che questo studio non prova solo a dare un numero più grande alla Motor Valley, ma tenta di misurare quelle imprese che spesso restano fuori dalle classificazioni statistiche ordinarie pur essendo essenziali nella catena del valore. In un Paese dove la manifattura si muove spesso nelle pieghe della subfornitura specializzata, è un passaggio decisivo. 

I numeri sull’export rafforzano questa lettura. Secondo la ricerca, il 52% delle imprese della filiera estesa esporta, contro il 46% del totale automotive nazionale. Tra i fornitori diretti la quota sale addirittura al 78%. Ancora più significativo è lo score di internazionalizzazione, che per i fornitori diretti della Motor Valley si attesta a 1,2 su una scala da 1 a 5, contro 3,2 della manifattura italiana complessiva. Tradotto in modo meno accademico: lavorare dentro questo ecosistema spinge le imprese ad alzare standard, mercati e capacità competitiva molto oltre la media nazionale. 

Lo studio prova anche a misurare un altro effetto, spesso evocato ma raramente quantificato: la qualità economica di chi entra nella rete. Le imprese fornitrici dirette della Motor Valley comprese nel perimetro “Controvento” mostrano ricavi medi pari a 74,3 milioni di euro, contro i 42,1 milioni delle imprese analoghe nella filiera allargata e i 19,1 milioni della media manifatturiera nazionale. Anche la marginalità risulta superiore: 29,4% di EBITDA margin contro 26,3% e 24,5%. Sono dati che suggeriscono una cosa precisa: la prossimità industriale a questo ecosistema non genera solo prestigio, ma performance misurabili. 

Ridurre tutto alla manifattura, però, sarebbe un altro errore. La Motor Valley è anche economia dei territori. Nel 2024 l’area ha registrato 2,6 milioni di spettatori e visitatori, con 3,7 milioni di room nights, di cui il 54% riferito a stranieri. L’indotto turistico supera 1,2 miliardi di euro, alimentato soprattutto dagli eventi nei quattro circuiti principali, ma anche da musei, collezioni e manifestazioni come il Motor Valley Fest. È un dato che spiega bene perché oggi parlare di motori in Emilia-Romagna significhi parlare contemporaneamente di industria, ospitalità, sport, heritage e attrattività internazionale. 

Anche il capitolo formazione è meno ornamentale di quanto sembri. MUNER forma ogni anno 265 studenti, la Motorsport Technical School ha superato i 1.000 tecnici e ingegneri formati, l’ITS Maker coinvolge 140 studenti all’anno, mentre complessivamente sono 5.400 gli studenti che partecipano ogni anno ad attività didattiche legate all’ecosistema. In un momento in cui l’industria europea dell’auto discute soprattutto di transizione, software e carenza di competenze, questo elemento pesa quasi quanto le cifre di fatturato. Perché senza filiera del sapere, la filiera produttiva prima o poi si svuota. 

La cautela, naturalmente, resta necessaria. Un perimetro da 347 miliardi non va letto come il “fatturato” di un distretto in senso stretto, ma come l’impatto complessivo di un ecosistema esteso e fortemente interconnesso. Però il messaggio industriale resta fortissimo: la Motor Valley non è più soltanto un simbolo del made in Italy motoristico, è una infrastruttura economica che continua a produrre valore perché mette insieme marchi, subfornitura, ricerca, export, turismo e formazione. E forse è proprio questa la notizia più rilevante: in un tempo in cui l’auto europea cerca nuovi equilibri, in Emilia-Romagna esiste ancora un luogo dove la parola ecosistema non è uno slogan, ma un modello produttivo concreto. 

In Breve

Studio: “Motor Valley – Un ecosistema che genera valore”
Realizzazione: Nomisma
Committenza: Motor Valley Association
Supporto: Regione Emilia-Romagna
Presentazione: Bologna, 17 aprile 2026, Settimana del Made in Italy
Anno fiscale di riferimento: 2024
Valore filiera totale Motor Valley: 347 miliardi di euro
Imprese della filiera totale: 39.647
Addetti della filiera totale: 1.056.000
Totale filiera automotive inclusa Motor Valley: 440 miliardi74.981 imprese1.145.000 addetti
Capifiliera considerati: Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati, Dallara, Pagani
Produzione capifiliera: circa 34.000 vetture e oltre 50.000 moto l’anno
Fatturato capifiliera: circa 12 miliardi di euro
Fornitori diretti auto e moto: 2.944 imprese210.000 addetti72 miliardi
Fornitori diretti con servizi e attività complementari: 15.076 imprese647.000 addetti197 miliardi
Quota export filiera estesa: 52%
Quota export fornitori diretti: 78%
Indotto turistico complessivo: oltre 1,2 miliardi di euro
Visitatori e spettatori 2024: 2,6 milioni
Room nights: 3,7 milioni, con 54% di stranieri
Studenti coinvolti ogni anno nelle attività formative legate alla Motor Valley: 5.400
Prossimo Motor Valley Fest: Modena, 28-31 maggio 2026

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