Pirelli chiude il primo semestre 2026 con utile netto a 299 milioni (+13,3%) e conferma i target annuali, grazie alla crescita dell’High Value.
Pirelli archivia il primo semestre 2026 con un utile netto in crescita del 13,3%, a 299 milioni di euro, un risultato che il gruppo attribuisce in parte a minori oneri finanziari ma che, letto nel contesto più ampio dei dati diffusi, racconta soprattutto la tenuta di una strategia industriale costruita attorno alla progressiva concentrazione sui segmenti a maggiore marginalità. Il Consiglio di Amministrazione, riunitosi il 29 luglio, ha approvato i risultati con il voto contrario di tre consiglieri Zhang Haitao, Xi Xiaohong e Wang Kun un dissenso motivato dalla dichiarazione di controllo di MTP Spa richiamata nella relazione finanziaria, un dettaglio di governance che segnala tensioni non ancora del tutto ricomposte nell’azionariato del gruppo, storicamente segnato dalla presenza di soci cinesi e italiani con interessi non sempre allineati.
Sul piano industriale, il dato più significativo non riguarda tanto i ricavi, sostanzialmente stabili a 3.494,5 milioni di euro (contro i 3.498,6 milioni dello stesso periodo 2025), quanto la loro composizione. La quota High Value la fascia di prodotto a maggiore contenuto tecnologico e marginalità, destinata ai veicoli premium e alle misure di cerchio più elevate è salita all’82% del fatturato totale, contro l’80% dello stesso semestre 2025. È questo lo spostamento strutturale su cui si regge l’intera narrazione dei conti: a fronte di volumi complessivi stabili, i volumi Car e Moto High Value sono cresciuti del 3,5%, con un aumento di quota di mercato in entrambi i business, mentre i volumi nel segmento Standardsono scesi dell’8%, riflesso di una strategia di selettività crescente applicata in particolare in Sud America, dove Pirelli ha scelto di ridurre l’esposizione ai segmenti a marginalità più contenuta piuttosto che difendere quote di mercato a basso rendimento.
Il margine Ebit Adjusted resta stabile al 16%, con un valore assoluto di 557,8 milioni di euro sostanzialmente in linea con il primo semestre 2025 (558,3 milioni), un dato che conferma la capacità del gruppo di difendere la redditività operativa anche in un contesto di ricavi piatti, grazie al miglioramento del mix di prodotto e regionale: il Price/Mix ha contribuito per un +2,5% nel semestre, arrivando addirittura al +2,9% nel solo secondo trimestre. È un meccanismo che nel settore degli pneumatici premium sta diventando sempre più centrale: crescere in valore senza necessariamente crescere in volume, spostando il mix verso prodotti a più alto contenuto tecnologico piuttosto che inseguire quote su segmenti a bassa marginalità dove la pressione competitiva, in particolare dei produttori asiatici, resta elevata.
Sul fronte dell’innovazione, il semestre porta a circa 200 nuove omologazioni ottenute in collaborazione con i principali costruttori Premium e Prestige, di cui il 90% su misure di cerchio pari o superiori a 19 pollici. Il 70% di queste omologazioni riguarda prodotti della gamma Specialties, mentre il 60% è dedicato a veicoli elettrificati (BEV e PHEV), un dato che conferma quanto la transizione elettrica del comparto automotive premium stia già ridisegnando il portafoglio prodotti dei fornitori di primo equipaggiamento. Tra le omologazioni più rilevanti del periodo figurano quelle per Ferrari Luce, Rivian R2S e i nuovi SUV Audi Q7 e Q9, mentre sul fronte dei test comparativi indipendenti Pirelli rivendica 8 vittorie nel solo primo semestre nel segmento Car, un dato che nel settore pneumatici resta un argomento commerciale diretto verso il canale ricambi.
Il portafoglio prodotti si è ampliato nel semestre con il lancio dello Scorpion AS 4 in Nord America nel segmento Ricambio Car, il Metzeler Sportec 01 RS nel Moto e i nuovi Cinturato Gravel RH e RM nel Cycling, mentre prosegue lo sviluppo della piattaforma Cyber Tyre attraverso partnership con realtà specializzate in connettività e guida autonoma come Univrses, RideSense e Niulinx, un fronte tecnologico su cui Pirelli punta a costruire un vantaggio competitivo di lungo periodo trasformando il pneumatico da componente passivo a sensore attivo integrato nell’architettura elettronica del veicolo.
Sul piano dell’efficienza industriale, il Programma Efficienze ha generato benefici lordi per 81 milioni di euro, pari a circa il 54% dell’obiettivo annuale, un progresso che il gruppo attribuisce soprattutto ai risultati ottenuti su product design e produttività industriale. Il contesto macroeconomico resta però tutt’altro che favorevole: la crisi in Medio Oriente e i conseguenti rincari su materie prime, energia e trasporti hanno spinto Pirelli ad attivare misure di mitigazione che includono aumenti di prezzo e ulteriori azioni di contenimento dei costi, un segnale di quanto la volatilità geopolitica resti oggi una variabile strutturale nella gestione finanziaria di un gruppo industriale globale con una filiera di approvvigionamento distribuita su più continenti.
Sul fronte patrimoniale, la Posizione Finanziaria Netta migliora a -1.915,9 milioni di euro, rispetto ai -2.678,7 milioni di un anno prima, sebbene in peggioramento rispetto ai -1.102 milioni di fine 2025, un’oscillazione tipicamente legata alla stagionalità del capitale circolante nel settore. Il flusso di cassa netto ante dividendi resta negativo per 556,9 milioni di euro, un dato sostanzialmente in linea con l’anno precedente. Il Consiglio ha infine confermato i target 2026 annunciati lo scorso maggio, un segnale di continuità che il mercato leggerà come conferma della solidità del piano industriale nonostante le tensioni sul fronte geopolitico e di governance.

