Alla tappa 3 del Desafío Ruta 40, Loeb è 2° e Al-Attiyah 4°. Moraes si ritira per un incidente. Dacia Sandrider prova le Ande giovedì.
Quattrocentonove chilometri cronometrati tra dune, saline e piste ad alta velocità nella provincia di Mendoza. La terza tappa del Desafío Ruta 40 2026 la più lunga dell’evento argentino ha consegnato un quadro articolato per i Dacia Sandriders: un Al-Attiyah solido nonostante l’handicap dell’apertura di pista, un Loeb regolare e orientato alla classifica, un Moraes fuori gara per un incidente che chiude di fatto le sue ambizioni nella graduatoria generale. Tre storie diverse, un denominatore comune: la Dacia Sandrider alimentata a carburante sostenibile come strumento da testare su uno dei percorsi più duri del Campionato Mondiale FIA di Rally-Raid (W2RC).
Per il settore automotive, il Desafío Ruta 40 non è solo sport: è un laboratorio di sviluppo in condizioni estreme per una vettura la Sandrider che rappresenta l’ingresso di Dacia nel motorsport di altissimo livello con una strategia tecnica e di immagine precisa. Ogni chilometro percorso in Argentina è dati raccolti su affidabilità, gestione termica, tenuta delle sospensioni e consumo del carburante rinnovabile informazioni che alimentano direttamente i programmi di sviluppo del prodotto di serie.
Nasser Al-Attiyah ha affrontato la tappa più scomoda per un pilota di vertice: aprire la pista. Partire per primo significa percorrere centinaia di chilometri su tracciato non pulito, senza le traiettorie già segnate dai concorrenti precedenti, con le note del navigatore come unico riferimento su terreni che cambiano continuamente. Nelle dune di El Nihuil il tratto iniziale della tappa questa condizione si è fatta sentire: il qatariota ha riconosciuto di aver perso circa due minuti in un passaggio, navigando su un territorio dove le traiettorie si moltiplicano e la scelta sbagliata costa tempo.
Nonostante questo, Al-Attiyah e il navigatore belga Fabian Lurquin hanno chiuso con il quarto miglior tempo a circa tre minuti e mezzo dal leader di giornata risalendo dal quinto al terzo posto in classifica generale, a 5 minuti e 28 secondi dalla vetta. È un risultato che racconta la qualità dell’equipaggio prima ancora che del mezzo: gestire la pressione dell’apertura su 409 km senza commettere errori gravi, mantenendo un ritmo da podio, è esattamente il tipo di prestazione che costruisce le classifiche nelle gare a tappe.
Per la Dacia Sandrider, la prestazione di Al-Attiyah in apertura di pista è anche un test di affidabilità in condizioni di utilizzo prolungato e senza riferimenti di percorso. Il veicolo ha risposto senza problemi meccanici, confermando una maturità tecnica importante per una vettura che ha debuttato nel W2RC come newcomer e che ha già totalizzato dopo la vittoria alla seconda tappa di martedì 22 successi nelle tappe del campionato mondiale.
Sébastien Loeb ed Édouard Boulanger hanno consegnato la prestazione più coerente della giornata tra i Sandriders: secondo miglior tempo assoluto, recupero dall’ottavo al quinto posto in classifica generale, a 8 minuti e 9 secondi dalla vetta. Il nove volte campione del mondo rally ha guidato con una logica precisa: prudenza sui tratti rocciosi per evitare le forature che avevano penalizzato le tappe precedenti, accelerazione decisa sulle sezioni più veloci dove la Sandrider esprime la sua potenza.
È un approccio che riflette l’esperienza accumulata in decenni di corse ai massimi livelli. Loeb non sta correndo per vincere la singola tappa — sta costruendo una classifica. La coppia franco-francese è attualmente in testa al Campionato Mondiale W2RC, e ogni punto guadagnato in Argentina ha un peso che va oltre il risultato locale. Quattro punti conquistati nella tappa di mercoledì, una posizione in classifica generale recuperata, e una Sandrider che non ha mostrato cedimenti tecnici: è esattamente il tipo di giornata che serve a chi punta al titolo.
La dichiarazione di Boulanger che ha definito la tappa “una delle più belle che ricordi per il paesaggio” pur riconoscendo le difficoltà di navigazione dice anche qualcosa sulla concentrazione mentale che queste gare richiedono: mantenere la lucidità su 409 km di terreni variabili, tra dune, saline e piste veloci, mentre si gestisce la posizione in campionato, è una sfida che trascende la semplice velocità.
La giornata di Lucas Moraes si è interrotta al chilometro 63 per ragioni che esulano dalle prestazioni tecniche del veicolo o dall’abilità del pilota. Il campione in carica del W2RC e il navigatore tedesco Dennis Zenz si erano mossi bene nel primo tratto: ottimo ritmo, buona gestione delle dune, secondo tempo al primo punto di controllo al chilometro 33. Poi, nel primo settore sabbioso, una deviazione di percorso di cinque o sei chilometri non una perdita di orientamento, come ha precisato Moraes, ma una traiettoria leggermente fuori dalla linea ottimale li ha portati in una posizione di rientro scomoda.
Nel tentativo di correggere la rotta, la Sandrider di Moraes e Zenz si è trovata sulla traiettoria della vettura di João Ferreira, un altro concorrente. La collisione ha causato un danno alle sospensioni posteriori della Sandrider brasiliana, rendendo impossibile continuare. La squadra di soccorso ha recuperato l’equipaggio al chilometro 63.
Moraes ha usato il canale delle citazioni ufficiali per scusarsi con Ferreira e per guardare avanti: “Continueremo a lottare da ora fino al traguardo del rally.” L’equipaggio dovrebbe riprendere la quarta tappa, ma le chance di un piazzamento utile in classifica generale sono ormai compromesse. Per un campione in carica che arrivava all’Argentina con ambizioni di conferma, è un colpo duro anche se la causa è esterna al controllo dell’equipaggio.
L’incidente pone un tema tecnico rilevante per il team: la gestione del rischio nelle fasi di navigazione incerta, dove la pressione di recuperare una traiettoria persa può portare a scelte che aumentano il pericolo di interazione con altri veicoli. È una delle variabili più difficili da controllare nel rally-raid, dove i concorrenti percorrono gli stessi tratti in momenti diversi e con visibilità reciproca limitata.
Al di là dei risultati di giornata, il Desafío Ruta 40 è l’occasione per osservare la Dacia Sandrider in un contesto operativo che nessun test di omologazione può replicare. Trecentomila e più chilometri accumulati nelle tappe del W2RC, su superfici diverse sabbia, roccia, fesh-fesh, saline con tre equipaggi che adottano stili di guida differenti: sono dati di sviluppo di enorme valore per un veicolo che rappresenta anche una dichiarazione di posizionamento per il marchio Dacia.
La scelta del carburante sostenibile non è accessoria. In un panorama industriale dove la decarbonizzazione del motorsport è diventata un tema regolatorio e di immagine, utilizzare carburanti rinnovabili nelle competizioni più dure del calendario W2RC serve a validare tecnologie e fornitori in condizioni di stress massimo. È il tipo di comunicazione tecnica che vale più di qualsiasi campagna pubblicitaria per un marchio che vuole posizionarsi come innovatore accessibile.
La 22ª vittoria di tappa nel W2RC, conquistata da Al-Attiyah martedì, è anche un marcatore di competitività assoluta: non si accumula quel tipo di palmarès con un progetto tecnico mediocre. La Sandrider ha dimostrato di poter vincere con equipaggi diversi, su terreni diversi, in condizioni meteorologiche variabili. La sfida ora è portare questa competitività anche nelle classifiche generali degli eventi maggiori.
Giovedì gli equipaggi affronteranno il trasferimento da San Rafael a San Juan attraverso la catena delle Ande, su un percorso di 306 chilometri cronometrati che raggiunge i 3.110 metri di quota. Tratti tecnici e rocciosi si alternano a sabbia fesh-fesh il tipo di materiale sabbioso fine e soffice che inghiotte le ruote e mette alla prova la gestione termica del motore con la variabile aggiuntiva della fauna locale: guanachi e volpi grigie che possono attraversare il percorso senza preavviso.
Per Al-Attiyah, che avrà una buona posizione di partenza dopo il quarto tempo di giornata, è l’occasione per attaccare la classifica generale. Per Loeb, è una tappa da gestire con lo stesso approccio metodico di mercoledì. Per Moraes, è la tappa del riscatto morale dopo un giovedì da dimenticare.
La montagna decide spesso le gare di rally-raid: le condizioni di aderenza cambiano con la quota, i freni lavorano diversamente nell’aria rarefatta, e la navigazione sulle mulattiere andine richiede un livello di attenzione diverso da quello delle pianure sabbiose. Sarà un test significativo anche per la Sandrider, che dovrà confermare la propria versatilità su un terreno radicalmente diverso dalle dune di El Nihuil.









