Stellantis aumenta ricavi, utile e cassa. Il Nord America guida il recupero, mentre l’Europa resta la principale sfida industriale.
Stellantis chiude il secondo trimestre 2026 con ricavi netti per 43,5 miliardi di euro, in aumento del 13%, e torna a generare un miliardo di euro di cassa industriale. Il miglioramento rafforza la credibilità del piano FaSTLAne 2030, ma non cancella le differenze tra le aree geografiche: il rilancio è trainato dal Nord America, mentre l’Europa allargatacontinua a operare in perdita.
Per il gruppo guidato da Antonio Filosa, la priorità è trasformare la ripresa dei volumi in una redditività più stabile, senza rallentare gli investimenti in piattaforme, software e nuovi modelli. L’utile netto è tornato positivo a 293 milioni di euro, dopo la perdita di 1,87 miliardi registrata nello stesso periodo del 2025. L’utile operativo rettificato è salito a 773 milioni, con un margine dell’1,8%, contro lo 0,6% di un anno prima. La liquidità industriale disponibile resta elevata, pari a 44,1 miliardi di euro.
«Con il piano strategico FaSTLAne 2030 in piena fase di attuazione, restiamo fiduciosi sulla guidance finanziaria per il 2026», ha affermato Filosa. Il CEO ha indicato nel Nord America il principale motore del trimestre, sottolineando anche il contributo delle altre regioni e il rispetto dei tempi previsti per i nuovi prodotti. La dichiarazione mostra l’obiettivo della nuova gestione: ricostruire la performance industriale attraverso modelli più aderenti alla domanda locale, maggiore disciplina operativa e un uso più selettivo del capitale.
Il recupero americano è il dato più rilevante. I ricavi della regione sono aumentati del 32%, raggiungendo 18,2 miliardi di euro, mentre le consegne sono cresciute del 38%, da 323.000 a 445.000 unità. Il margine operativo rettificato è tornato positivo all’1,6%, dopo il -3,2% del secondo trimestre 2025. A sostenere i risultati sono stati il ritorno del motore HEMI V8 sul Ram 1500, il nuovo Ram 1500 TRX SRT, Jeep Grand Wagoneer, Cherokee ibrida e Chrysler Pacifica.
La crescita incorpora anche un aumento delle scorte in vista della pausa produttiva estiva. Questo elemento richiederà attenzione nel secondo semestre: l’accumulo di veicoli può sostenere le consegne nel breve periodo, ma rischia di tradursi in maggiori incentivi commerciali qualora la domanda rallentasse. Per la rete americana, il recupero della quota al 7,4%, 40 punti base in più, rappresenta comunque un primo segnale di riequilibrio dopo la debolezza delle stagioni precedenti.
La situazione europea è più complessa. Le consegne sono aumentate del 5%, ma i ricavi sono rimasti sostanzialmente fermi a 16,4 miliardi di euro, perché la crescita dei volumi è stata assorbita dalla pressione sui prezzi. La regione ha ridotto la perdita operativa da 359 a 94 milioni di euro, ma il margine resta negativo allo 0,6%. Il miglioramento industriale e la diminuzione dei costi legati ai richiami non sono stati sufficienti a compensare l’inflazione delle materie prime e il deterioramento del pricing.
Il nodo europeo riguarda dunque la capacità di riportare la produzione a livelli redditizi in un mercato nel quale coesistono elettrico, ibrido e motori termici. La piattaforma Smart Car, utilizzata per modelli come Fiat Grande Panda, Citroën C3 Aircross e Opel Frontera, è centrale nella strategia di riduzione dei costi. La standardizzazione di architetture e componenti può generare economie di scala, aumentare l’utilizzo degli impianti e semplificare il lavoro dei fornitori, ma richiede volumi adeguati e una gestione rigorosa della complessità.
Nell’EU30 le vendite sono cresciute del 3%, o del 7% includendo Leapmotor, mentre la quota Stellantis è scesa al 16%. L’integrazione del costruttore cinese permette al gruppo di ampliare rapidamente l’offerta elettrica senza sostenere da solo tutti i costi di sviluppo. Le vendite Leapmotor sono aumentate di sei volte e l’assemblaggio locale della C10 è stato avviato anche in Malesia. In Cina, la partnership con DFM prevede inoltre lo sviluppo e la produzione di nuovi modelli Peugeot e Jeep.
Il modello delle alleanze diventa quindi uno strumento industriale, non soltanto commerciale. Condividere piattaforme, produzione e accesso ai mercati consente di ridurre il capitale necessario per competere nell’elettrico e di accelerare i lanci. Per la catena di fornitura, tuttavia, significa anche maggiore pressione su costi, tempi e localizzazione dei componenti, con un progressivo spostamento del valore verso batterie, elettronica e software.
Stellantis prevede di destinare a CapEx e ricerca e sviluppo tra il 6,5% e il 7% dei ricavi annui, confermando un livello di investimento significativo nonostante i margini ancora contenuti. Sui risultati peserà anche l’impatto dei dazi, stimato tra 1 e 1,2 miliardi di euro nel 2026. La performance del secondo semestre sarà concentrata soprattutto nel quarto trimestre, dopo la pausa estiva degli stabilimenti.
La ristrutturazione resta parte del percorso. Nel trimestre sono stati contabilizzati 384 milioni di euro di costi per riorganizzazioni, riferiti principalmente a riduzioni della forza lavoro nell’Europa allargata. È il segnale che il recupero economico passerà anche da interventi sulla struttura dei costi e sull’assetto produttivo, con potenziali ricadute su occupazione, territori e fornitori.
Il trimestre segna quindi un’inversione positiva, ma non ancora il completamento del rilancio. Nord America, nuovi prodotti e cassa industriale offrono a Stellantis lo spazio finanziario per attuare FaSTLAne 2030. La prova decisiva sarà riportare l’Europa alla redditività, proteggere i prezzi e trasformare piattaforme condivise e alleanze tecnologiche in un vantaggio industriale duraturo.
Scheda
Ricavi netti: 43,5 miliardi di euro, +13%
Utile netto: 293 milioni di euro
Utile operativo rettificato: 773 milioni
Margine operativo rettificato: 1,8%
Flusso di cassa industriale: 1 miliardo
Liquidità industriale: 44,1 miliardi
Nord America: ricavi +32%
Europa allargata: margine operativo -0,6%
CapEx e R&S 2026: 6,5-7% dei ricavi
Impatto stimato dei dazi: 1-1,2 miliardi

