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Volkswagen taglia 50.000 posti, SEAT verso la chiusura

Volkswagen taglia 50.000 posti, SEAT verso la chiusura

Volkswagen approva il Zukunftsplan 2030: 50.000 posti in meno, gamma dimezzata e quattro fabbriche sotto esame. SEAT verso l’uscita.

Volkswagen avvia la ristrutturazione più profonda della sua storia con circa 50.000 posti di lavoro in meno nel mondo, una gamma dimezzata e quattro fabbriche europee senza un futuro produttivo ancora garantito. Sullo sfondo c’è anche il destino di SEAT: secondo un dossier riservato visionato da WirtschaftsWoche, il gruppo intenderebbe dismettere progressivamente il marchio spagnolo entro la fine del 2029, concentrando maggiormente risorse e prodotto su Cupra. La chiusura di SEAT, tuttavia, non compare per ora tra le decisioni annunciate ufficialmente da Volkswagen.Il consiglio di sorveglianza ha approvato all’unanimità il Zukunftsplan 2030, mettendo fine almeno alla prima fase del confronto tra management, rappresentanti dei lavoratori e Land della Bassa Sassonia. Il piano fissa obiettivi economici molto più severi rispetto alla struttura attuale del gruppo: circa 9 milioni di vetture vendute all’anno e un margine operativo del 9% entro il 2030, corrispondente nelle ipotesi Volkswagen a circa 31 miliardi di euro di risultato operativo.Per raggiungerli Wolfsburg vuole intervenire contemporaneamente su personale, fabbriche, gamma, struttura manageriale e partecipazioni. Non è quindi soltanto un nuovo programma di riduzione dei costi. È una revisione delle dimensioni e dell’organizzazione di un gruppo cresciuto negli anni attraverso marchi, piattaforme, società e attività molto diverse tra loro.

Volkswagen taglia 50.000 posti e dimezza la gamma

La parte socialmente più pesante riguarda l’occupazione. Oltre ai programmi già avviati, Volkswagen stima necessario un ulteriore adeguamento di circa 50.000 posti di lavoro a livello globale, comprese posizioni manageriali. Il gruppo lega la misura alla pressione sui costi, ai cambiamenti della domanda e alla concorrenza internazionale.Altrettanto radicale è l’intervento sul prodotto. Entro il 2035 il numero dei modelli dovrebbe diminuire di circa il 50%, mentre la complessità dell’offerta, cioè il numero di configurazioni e varianti, dovrà ridursi di circa il 75%. L’effetto ricercato è concentrare maggiori volumi su un numero inferiore di vetture, riducendo costi industriali e di sviluppo e aumentando le economie di scala.Il ridimensionamento non significa però interrompere gli investimenti. Volkswagen indica una disponibilità obiettivo di 135 miliardi di euro tra investimenti materiali, ricerca e sviluppo nel periodo 2027-2031. Il capitale dovrà però essere allocato in modo più selettivo, con maggiore attenzione alle attività considerate centrali e redditizie.La stessa logica riguarda le partecipazioni societarie. Il portafoglio di aziende e attività controllate dovrà essere ridotto di circa un terzo, cedendo o riorganizzando ciò che non offre un contributo strategico ed economico sufficiente al core business automobilistico.

Quattro fabbriche tedesche ancora sotto pressione

Il problema industriale più immediato resta la capacità produttiva europea. Volkswagen riconosce ufficialmente una sovracapacità di circa 500.000 veicoli e non è oggi in grado di garantire un’assegnazione competitiva di nuovi prodotti agli stabilimenti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm negli anni compresi tra il 2031 e il 2034. Per questi siti saranno valutati anche utilizzi alternativi.Entro la fine di giugno 2027 il gruppo dovrà definire un nuovo assetto produttivo europeo. È uno dei passaggi più delicati del piano, perché mette in relazione la necessità di eliminare capacità inutilizzata con il peso politico e occupazionale degli stabilimenti tedeschi.Handelsblatt definisce l’accordo un passaggio verso uno storico riassetto del gruppo, sottolineando come il compromesso abbia evitato per ora un’ulteriore escalation con IG Metall e il consiglio di fabbrica. I rappresentanti dei lavoratori hanno accettato il quadro generale, chiedendo però al management soluzioni sostenibili per i siti coinvolti.

SEAT verso la fine, Cupra sempre più centrale

All’interno di questo programma di semplificazione si inserisce il dossier pubblicato da WirtschaftsWoche. Secondo la testata economica tedesca, Volkswagen avrebbe deciso di terminare progressivamente l’attività del marchio SEAT entro la fine del 2029. La misura servirebbe a ridurre sovrapposizioni e fabbisogno di capitale all’interno della Brand Group Core.La notizia va però trattata con una distinzione essenziale: Volkswagen non ha inserito la chiusura di SEAT nel comunicato ufficiale sul Zukunftsplan 2030. Al momento si tratta quindi di un’indicazione proveniente dal documento interno ottenuto dalla stampa tedesca, non di un annuncio pubblico del gruppo.La possibile uscita del marchio non significherebbe inoltre automaticamente la chiusura delle attività industriali spagnole. La strategia sarebbe piuttosto quella di concentrare maggiormente il prodotto e gli investimenti su Cupra, ormai posizionata più in alto per prezzi e margini rispetto a SEAT.È una scelta coerente con la logica complessiva del Zukunftsplan: meno marchi sovrapposti, meno modelli, meno varianti e più capitale concentrato sulle attività capaci di produrre ritorni superiori.Volkswagen dovrà ora trasformare queste indicazioni in decisioni operative. La prima scadenza industriale concreta è giugno 2027, quando dovrà essere definito il futuro assetto delle fabbriche europee. Sul destino definitivo di SEAT, invece, servirà una conferma ufficiale da Wolfsburg.