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La radio non passa mai di moda. La forza della voce continua a emozionare nell’era dei social – INTERVISTE ESCLUSIVE

Mentre la televisione viene sempre più consumata in brevi clip online, il mezzo radiofonico conserva un legame autentico con il pubblico. Viaggio tra musica, ricordi e nuove tendenze con tre protagoniste dell’etere: Federica Gentile, Myriam Fecchi e Valeria Saggese

La radio non passa mai di moda. La forza della voce continua a emozionare nell’era dei social – INTERVISTE ESCLUSIVE
La radio cambia volto, ma non anima. Dalla calda eleganza delle valvole al design essenziale del digitale, resta immutata la sua capacità di informare, emozionare e creare un legame unico con gli ascoltatori.

C’è un mezzo di comunicazione che, nonostante il passare del tempo e l’avanzare della tecnologia, continua a resistere a ogni rivoluzione. È la radio. Silenziosa, discreta, capace di accompagnare milioni di persone durante un viaggio in auto, una giornata di lavoro o una notte insonne. Mentre la televisione vede sempre più spesso i propri programmi frammentati e consumati in brevi pillole sui social network — tanto che oggi anche le interazioni digitali contribuiscono a misurarne il successo — la radio conserva un rapporto quasi intimo con chi l’ascolta. È una presenza invisibile ma costante. Una voce che entra nelle case senza bussare, che racconta, informa, diverte, consola. Ha il potere di evocare ricordi, suscitare emozioni, far nascere opinioni e, talvolta, persino cambiare una giornata. Non tutto ciò che passa in radio ci conquista, ma ogni brano, ogni parola, lascia comunque una traccia.

Lo speaker diventa un compagno di viaggio, una presenza familiare. Una voce che finisce per sembrare quella di un’amica o di un amico, al punto da spingere gli ascoltatori a voler conoscere il volto che si cela dietro quel microfono. I grandi tormentoni, le canzoni che hanno scritto la storia della musica italiana e internazionale, continuano a vivere sulle frequenze delle emittenti locali, delle radio libere e dei grandi network nazionali. Quali sono oggi gli ingredienti che trasformano una canzone in un successo? Quale ruolo hanno gli speaker nel guidare le scelte degli ascoltatori?

Tre voci femminili raccontano la radio di oggi

Una testimonianza in esclusiva di tre indiscusse professioniste che conoscono profondamente il linguaggio radiofonico: Federica Gentile, Myriam Fecchi e Valeria Saggese. Tre volti e tre voci che, con percorsi differenti, hanno contribuito a raccontare l’evoluzione della radio italiana.

La voce di Federica Gentile

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Federica Gentile è una delle professioniste più autorevoli del panorama radiofonico italiano. Conduttrice, autrice e divulgatrice musicale, ha costruito una carriera di successo tra Rai Radio 2 e RTL 102.5, dove è diventata anche direttrice artistica di Radio Zeta

Ogni estate ha la sua colonna sonora. Qual è la prima canzone che le viene in mente e quale ricordo personale porta con sé?

Una domanda davvero difficile. Se dovessi scegliere, direi senza dubbio le estati degli anni Ottanta e, in particolare, il 1983, quando Club Tropicana degli Wham! risuonava ovunque. Ero una loro grandissima fan. Qualche anno più tardi arrivai persino a seguire molte tappe europee del Faith Tour di George Michael. Quella musica ha accompagnato una parte importante della mia vita. In realtà, però, potrei andare ancora più indietro nel tempo. Sono cresciuta in una famiglia dove la musica era sempre presente: i miei genitori mi hanno trasmesso questa passione fin da quando ero piccolissima. Per questo ogni canzone è legata a un ricordo, a un’emozione, a un momento della mia storia personale.

Da speaker radiofonica osserva ogni giorno l’evoluzione dei gusti del pubblico. Come è cambiato il modo in cui nasce un tormentone estivo rispetto a dieci o vent’anni fa?

È cambiato tantissimo. Oggi il mercato musicale vive le stagioni in modo completamente diverso. C’è molta più offerta, i brani vengono pubblicati con una frequenza continua e il concetto stesso di “canzone estiva” è meno definito rispetto al passato. Basta pensare a quante volte un successo nato al Festival di Sanremo continua a dominare anche durante l’estate. Un tempo sarebbe stato impensabile, mentre oggi accade sempre più spesso. Anzi, non è raro che proprio dal Festival nascano quelli che poi diventano i tormentoni estivi. E vale anche il contrario: canzoni con sonorità tipicamente estive riescono a mantenere la loro forza anche nei mesi invernali. Le piattaforme digitali, il web e i social hanno reso il mercato globale e continuo. Di conseguenza anche i confini tra le stagioni musicali si sono fatti molto più sfumati.

La radio continua a essere un punto di riferimento per la musica, qual è oggi il suo valore aggiunto nella scoperta di nuovi artisti e nuove hit?

La radio resta il mezzo di riferimento per la musica. Il suo valore aggiunto è nella capacità di selezionare, raccontare e valorizzare i brani. Dietro ogni programmazione c’è un grande lavoro: la scelta delle canzoni, il loro equilibrio all’interno del palinsesto, il commento dello speaker, lo scouting dei nuovi talenti. I professionisti della radio continuano a svolgere un ruolo insostituibile, insieme a tutti gli altri protagonisti della filiera dell’industria musicale. Per gli ascoltatori rappresentano una garanzia. Quando la tua emittente preferita decide di trasmettere un determinato artista o una particolare canzone, non ti offre soltanto un brano: condivide con te un’esperienza, un’emozione, un racconto.

Non dobbiamo mai dimenticare il valore della condivisione, del vivere qualcosa insieme nello stesso momento. Oggi abbiamo la libertà di scegliere cosa ascoltare, quando farlo e su quale piattaforma. Ma l’emozione di sapere che, in quello stesso istante, migliaia di persone stanno ascoltando la tua stessa canzone, accompagnate dalla stessa voce, è qualcosa che nessun algoritmo potrà sostituire. Ed è proprio questo che continua a renderci profondamente umani.

La voce di Myriam Fecchi

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Myriam Fecchi, una delle voci storiche della radio italiana, continua a raccontare la musica con la stessa passione che l’ha resa protagonista dell’etere nazionale. Dai microfoni di RaiStereoDue fino a Rai Isoradio, la sua carriera attraversa oltre quarant’anni di radio, sempre con uno stile autentico, elegante e capace di creare un legame speciale con gli ascoltatori

Le è mai capitato di intuire che una canzone sarebbe diventata il tormentone dell’estate prima ancora che esplodesse?

Con l’esperienza sviluppi una sorta di sesto senso. Ci sono brani che, fin dal primo ascolto, hanno qualcosa di speciale: un ritornello che ti resta subito in testa, un ritmo che ti fa muovere quasi senza accorgertene. Non parlerei di intuito, quanto piuttosto di un orecchio allenato. Ascolto tantissima musica e, quando sento il “gancio” giusto, si accende una lampadina. Mi è capitato, ad esempio, con Mike Francis, un artista sul quale inizialmente in pochi erano pronti a scommettere.

Un altro episodio che ricordo con grande piacere risale ai primi anni Novanta. Arrivarono in radio Angelino, Mozart e Donato, il cantante del progetto Double Dee. Avevano con loro una lacca e mi chiesero di ascoltare il pezzo e l’ho messo subito sul piatto, e dopo poche note ho pensato: questo diventerà un successo. Quel pezzo era Found Love e, di lì a poco, si trasformò in uno dei grandi riempipista dell’estate. Ancora oggi Donato mi ricorda quell’episodio con affetto e mi ringrazia per aver creduto fin da subito in quella canzone. Sono soddisfazioni che fanno piacere, anche se alla fine è sempre il pubblico a compiere la vera magia, trasformando un brano in un successo.

Quali elementi rendono una canzone una vera hit estiva?

Non basta avere un ritornello orecchiabile. Un vero tormentone deve trasmettere emozioni positive, leggerezza e voglia di stare insieme. Deve essere facile da ricordare, ma mai banale, e avere un sound capace di diventare la colonna sonora di vacanze, viaggi e serate con gli amici. Oggi anche i social network hanno un peso importante nella diffusione di una canzone, contribuendo a renderla virale in pochissimo tempo. Ma, al di là degli algoritmi e delle piattaforme digitali, è sempre il pubblico ad avere l’ultima parola. Quando un brano entra nella vita quotidiana delle persone e diventa parte dei loro ricordi, allora significa che ha davvero fatto centro.

Tra i grandi tormentoni del passato, ce n’è uno che ancora oggi emoziona gli ascoltatori e continua a essere richiesto?

Sceglierne uno solo è davvero difficile. Tra quelli più recenti penso a Sesso e Samba di Tony Effe e Gaia oppure a Riccione e Felicità Puttana dei Thegiornalisti, brani che hanno saputo raccontare l’estate con leggerezza e immediatezza. Se invece guardiamo ai grandi classici internazionali, What Is Love di Haddaway resta uno di quei pezzi intramontabili. Bastano le prime note e, ovunque ci si trovi, qualcuno inizia a cantare o a ballare. Sono canzoni che hanno superato il tempo e le mode, riuscendo a mettere d’accordo generazioni diverse. Ed è proprio questa la forza di un vero tormentone: non limitarsi a segnare un’estate, ma entrare nella memoria collettiva e continuare a emozionare anno dopo anno.

La voce di Valeria Saggese

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Valeria Saggese giornalista musicale, autrice e conduttrice radiotelevisiva. Da anni racconta la musica con uno sguardo originale e competente, collaborando con la Rai tra radio e televisione. Autrice del libro Parlesia

Quanto conta oggi il dialogo con gli ascoltatori nella scelta della programmazione musicale?

Oggi è necessario fare una distinzione tra i grandi network nazionali e le radio territoriali, quelle che un tempo chiamavamo “radio libere”. Nelle emittenti nazionali il dialogo con gli ascoltatori è diventato sempre più complesso: la programmazione è spesso influenzata dalle logiche del mercato e dalle strategie delle grandi case discografiche, con playlist che tendono a riproporre gli stessi brani. Nelle realtà locali, invece, c’è ancora maggiore spazio per il confronto diretto con il pubblico e per una selezione musicale più personale.

Le richieste del pubblico influenzano ancora le playlist delle emittenti?

Mi piacerebbe poter rispondere di sì. La radio è profondamente cambiata nel corso degli anni e, salvo alcuni format che prevedono esplicitamente le richieste degli ascoltatori o una scelta musicale costruita di volta in volta dagli speaker, oggi le playlist sono quasi sempre automatizzate e aggiornate secondo precise esigenze di mercato. Io continuo ad avere una visione romantica della radio: quella di un mezzo capace di dialogare con il proprio pubblico e di sorprenderlo attraverso la sensibilità di chi sta davanti al microfono.

Quali artisti o quali brani dell’estate 2026 pensa abbiano le caratteristiche per rimanere nella memoria collettiva anche negli anni a venire?

Negli ultimi anni molte hit sembrano essere diventate prodotti “usa e getta”: vengono consumate rapidamente e altrettanto rapidamente sostituite da nuove canzoni. Se pensiamo ai grandi tormentoni di quarant’anni fa, ci accorgiamo che sono ancora impressi nella memoria collettiva, mentre molti successi più recenti faticano a lasciare un segno duraturo. Detto questo, esistono artisti che, al di là del singolo successo estivo, possiedono talento, personalità e competenza musicale tali da costruire un percorso destinato a durare nel tempo. Tra questi vedo sicuramente Serena Brancale.

Se dovessi creare la playlist perfetta dell’estate con cinque brani, quali canzoni non potrebbero assolutamente mancare e perché?

La mia playlist ideale attraversa epoche diverse, perché ogni estate ha avuto la sua colonna sonora. Aprirei con “Sapore di sale” di Gino Paoli, una canzone che considero un piccolo capolavoro. Ho sempre amato il suo modo di raccontare e dipingere gli attimi della vita. In quelle note ritrovo il fascino delle estati romantiche di un’Italia ancora lontana dall’era digitale.

Poi sceglierei “Vamos a la playa” dei Righeira, che per me ha il sapore dell’infanzia. È uno dei primi tormentoni che ricordo di aver ascoltato e selezionato al jukebox sulla rotonda in spiaggia: basta sentirne le prime note per tornare immediatamente a quei momenti. Non potrebbe mancare “Maracaibo” di Lu Colombo, scritta da David Riondino. È una canzone che ho ballato senza sosta durante le estati trascorse con gli amici tra Positano e Capri e che continua ancora oggi a trasmettere leggerezza ed energia. Inserirei anche “Un’estate al mare” di Giuni Russo, con il testo firmato da Franco Battiato. Dietro quella che molti considerano semplicemente una hit estiva si nasconde un brano ricco di significato e poesia. E poi è impossibile non canticchiare quel celebre verso: “per vedere da lontano gli ombrelloni, oni, oni…”.

Chiuderei con “Italodisco” dei The Kolors, un brano che ha avuto il merito di riportare l’attenzione su un genere musicale che ha fatto la storia della musica italiana nel mondo. Non tutti lo hanno colto, ma è un omaggio intelligente all’Italo Disco, quel fenomeno nato negli anni Ottanta che ha influenzato intere generazioni e continua ancora oggi a far ballare persone di ogni età.