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Politica
25 Aprile, Draghi: "Non tutti brava gente, confine tra vittime e carnefici"
Mario Draghi a Palazzo Chigi (fonte Lapresse )

"Constatiamo con preoccupazione l'appannarsi dei confini che la storia ha tracciato tra democrazie e regimi autoritari, qualche volta persino tra vittime e carnefici. Vediamo crescere il fascino perverso di autocrati e persecutori delle libertà civili, soprattutto quando si tratta di alimentare pregiudizi contro le minoranze etniche e religiose". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, visitando il Museo della Liberazione di via Tasso in occasione della celebrazione del 25 aprile.

Draghi, nel corso della visita, "molto commovente che rivela la sofferenza di un popolo inerme, senza liberta' e senza cibo", ha anche citato la senatrice a vita Liliana Segre, che "ha voluto che la scritta 'indifferenza' fosse messa all'ingresso del memoriale della Shoah di Milano, per ricordarci che insieme ai partigiani e ai combattenti per la liberta', vi furono molti che si voltarono dall'altra parte, in cui, come dice lei, 'e' facile, piu' facile, far finta di niente'". 

Il presidente del Consiglio ha aggiunto che "nell'onorare la memoria di chi lotto' per la liberta' dobbiamo anche ricordarci che non fummo tutti, noi italiani, 'brava gente'". Dobbiamo anche ricordare, aggiunge, "che non scegliere e' immorale, significa far morire un'altra volta chi mostro' coraggio davanti agli occupanti e ai loro alleati, e sacrifico' se' stesso per consentirci di vivere in un paese democratico".

"E' nella ricostruzione del presente che avviene la riconciliazione". Ricostruzione basata "sulla fratellanza, solidarieta', e sull'amore, sulla giustizia che porta alla riconciliazione", ha detto ancora.

Mattarella, fuoriprogramma per celebrare il 25 aprile al Quadraro

Fuori programma inedito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 76/mo anniversario della Liberazione. Dopo l'omaggio all'Altare della Patria, il Capo dello Stato si è infatti recato nel popolare quartiere romano del Quadraro, in piazza dei Tribuni, dove si svolse una delle pagine più tristi e tragiche e poco ricordate della storia della Liberazione. Qui ha deposto una corona di alloro davanti al monumento che ricorda il rastrellamento e la deportazione di molti abitanti del quartiere.

"Liberazione un atto d'amore per la patria"

"Resistere fu anzitutto un'assunzione di responsabilita' personale, talvolta pagata con la vita. Una disponibilita' al sacrificio, una scelta rischiosa fatta come atto di amore per la Patria, per la propria comunita'. Un regalo alle generazioni che sarebbero venute dopo". Cosi' Sergio Mattarella nel celebrare la festa di Liberazione. "Questo e' il lascito piu' vivo della Resistenza, il cui valore morale si e' proiettato anche oltre il significato storico e politico di quella esperienza. Ed e' per questo che quel patrimonio di ideali e valori ha continuato a parlarci cosi' a lungo e ci sostiene, oggi, nelle difficolta' del presente".

Il "patrimonio di ideali e valori" della Resistenza "ha continuato a parlarci a lungo e ci sostiene, oggi, nelle difficoltà del presente. Vorrei dire soprattutto ai giovani di oggi: il ricordo, la consapevolezza del dolore, dei sacrifici, dei tempi bui che, nel corso del tempo, abbiamo più volte attraversato, ieri come oggi, ci tengono uniti. Ci fanno riconoscere nel nostro comune destino. Quel ricordo è il cemento che tiene insieme la nostra comunità".

"Resistere -ha ricordato il Capo dello Stato- allora significò combattere, rischiare di morire. Ma significò anche curare, accogliere perseguitati, testimoniare la propria umanità. Significò scrivere e parlare. Preparare con le idee nuove il tempo della libertà per tutti. Significò coraggio e speranza".

"Allontanandoci sempre più nel tempo da quell'esperienza così decisiva, siamo in grado di comprendere, con le lenti della storia, cosa fu davvero la Resistenza e perché essa è diventata patrimonio di tutti; e premessa della rinascita democratica".

Mattarella: "Quest'anno la Repubblica compie 75 anni, nata grazie alla Resistenza"

"Quest'anno -ha ricordato il Capo dello Stato- celebreremo anche i settantacinque anni della Repubblica. La Repubblica che ha avuto origine dalla Resistenza. Per molti anni, dopo la guerra, questa affermazione è stata ripetuta e ha accompagnato il processo di consolidamento della nostra democrazia. La Resistenza come laboratorio dove si sperimentò l'incontro e la collaborazione tra le grandi forze popolari, tra le diverse posizioni e culture politiche. La Resistenza come grande serbatoio di istanze morali".

"E' bene oggi chiedersi, dopo tanti anni, quale traccia sia rimasta di questa consapevolezza. Cosa significhi oggi, soprattutto per le generazioni più giovani, parlare di Resistenza. Ed è tanto più necessario in un tempo come quello che viviamo, nel quale l'orizzonte appare oscurato dall'angoscia, il futuro nascosto dall'incertezza e dalle ferite profonde prodotte dalla pandemia. Io credo -ha affermato ancora il Capo dello Stato- che questa traccia sia ancora ben presente e chiara".

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