Presidente, in un’intervista ad Affaritaliani.it il premier Conte sostiene che nessuno degli alleati possa avere interesse a compromettere l’azione di governo. Lo spauracchio dell’instabilità aleggia ma, soprattutto, per dirla con le parole del presidente del Consiglio, “sarebbe un danno gravissimo” alla vigilia della sfida della ripartenza.
Conte ha perfettamente ragione, non è il momento delle fibrillazioni. Abbiamo una responsabilità enorme sulle nostre spalle. Serve consapevolezza. Noi di Leu, non solo in questo periodo ma dall’insediamento del Conte 2, siamo stati i più leali, pur portando avanti le nostre battaglie. Alle quali non rinunciamo. Sarebbe veramente molto grave se si cercasse di mettere in campo operazioni politicistiche. Grave nei confronti del Paese. C’è anche un’altra riflessione da fare.
Quale?
Non esistono uomini della provvidenza. E’ bene che lo comprendano tutti. Noi abbiamo fatto una scelta chiara e che rivendico: Conte si è dimostrato all’altezza di gestire questa situazione drammatica. Tutte le operazioni di chiacchiericcio sono irresponsabili.
Per esclusione, il messaggio del presidente del Consiglio era rivolto a Renzi, secondo lei?
Non mi permetto di interpretare il pensiero del premier. Una cosa è certa.
Cioè?
L’intervento di Renzi, la settimana scorsa in Senato, era un po’ sbilanciato sul fronte delle opposizioni e, in generale, della destabilizzazione. Così si alimentano le voci che si rincorrono e questo, in una fase delicata come quella che stiamo affrontando, crea problemi. Al netto del fatto che le opinioni divergenti non mi meravigliano: in una maggioranza si discute, ma da qui a pensare di mettere in discussione l’assetto di governo ce ne passa.
Il caso Di Matteo, da sempre bandiera del M5s, versus Bonafede adesso rischia di trascinare il governo sull’ottovolante. Che pensa della questione?
La premessa è che all’epoca delle scelte non eravamo al governo. Mi limito ad osservare che la lotta alla mafia si fa dagli Affari penali più che dal Dap. Non dimentichiamo che fu da lì che Falcone mise in piedi l’operazione della Dia (Direzione investigativa antimafia, ndr). Poi che Basentini non fosse stata una scelta felice è un’altra cosa: Pietro Grasso fu tra i primi a dire che non era adeguato. Arrivare a ipotizzare, inoltre, che la scelta finale non ricadde su Di Matteo a causa dalle parole pronunciate in carcere da qualche boss mafioso, infine, ha dell’incredibile.
Rimane un dato di fatto: si è aperta una frattura istituzionale tra il ministro della Giustizia e un componente del Csm, non le pare?
La situazione è molto delicata dal punto di vista istituzionale e di questo bisogna tenere conto, ma io rimango della mia idea.
Quale sarebbe?
Mi sembra una operazione costruita, montata. E’ stato il mezzo televisivo che ha pompato il caso, al di là, probabilmente, della stessa volontà del magistrato Di Matteo.
Intanto, le opposizioni sono sul piede di guerra, tra richieste di dimissioni per il Guardasigilli e di audizione davanti al Copasir. D’altronde, se il Movimento Cinque Stelle fosse stato all’opposizione avrebbe dato battaglia.
E’ chiaro che la vicenda è stata strumentalizzata dalle opposizioni. Tutto questo, al tempo stesso, dovrebbe insegnare ai Cinque Stelle che la cultura del sospetto non porta lontano.
In caso di mozione di sfiducia, come vi regolerete?
Siamo del tutto contrari all’idea. Saremmo quindi dalla parte del ministro Bonafede proprio per le ragioni che spiegavo e cioè che l’intera vicenda pare montata ad arte.
