80 anni di Repubblica: tutti i Presidenti che hanno guidato l’Italia, dal 1946 ad oggi
Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la Repubblica, aprendo una nuova pagina della storia nazionale. Da quel momento, la figura del Presidente della Repubblica è diventata il simbolo dell’unità del Paese e della continuità delle istituzioni democratiche. Nei primi anni del dopoguerra, il Quirinale divenne il centro simbolico della nuova Repubblica guidato da uomini provenienti da esperienze politiche e professionali diverse, chiamati ad accompagnare l’Italia in una fase complessa di ricostruzione materiale e morale: ecco chi sono.
Enrico De Nicola, il padre delle istituzioni repubblicane
Primo Capo provvisorio dello Stato e primo Presidente della Repubblica, Enrico De Nicola fu una delle figure più autorevoli dell’Italia del Novecento. Nato a Napoli nel 1877, iniziò la propria attività nel giornalismo prima di affermarsi come uno dei più stimati avvocati penalisti italiani. Deputato per diverse legislature e presidente della Camera dei Deputati tra il 1920 e il 1924, durante il fascismo si ritirò dalla vita politica attiva. Dopo la caduta del regime tornò sulla scena pubblica contribuendo al delicato processo di transizione istituzionale. Il 28 giugno 1946, poche settimane dopo il referendum che sancì la vittoria della Repubblica, l’Assemblea Costituente lo elesse Capo provvisorio dello Stato. Con l’entrata in vigore della Costituzione, il 1° gennaio 1948 assunse ufficialmente il titolo di Presidente della Repubblica, diventando il primo garante delle nuove istituzioni democratiche.
Luigi Einaudi, l’economista al Quirinale
Alla fine del mandato di De Nicola, la guida della Repubblica passò a Luigi Einaudi, uno dei più importanti economisti italiani del XX secolo. Nato a Carrù, in provincia di Cuneo, nel 1874, fu giornalista, accademico e studioso di fama internazionale. Collaborò con importanti testate italiane e straniere e dedicò gran parte della sua vita alla ricerca economica. Dopo la Seconda guerra mondiale fu nominato governatore della Banca d’Italia e partecipò ai lavori dell’Assemblea Costituente. Nel 1948 venne eletto secondo Presidente della Repubblica. Durante il suo settennato contribuì a rafforzare la credibilità delle istituzioni repubblicane e accompagnò il Paese nei primi anni della ricostruzione economica. La sua figura resta ancora oggi associata ai valori del rigore, della competenza e dell’indipendenza delle istituzioni.
Giovanni Gronchi, il Presidente dell’Italia in trasformazione
Nel 1955 il Parlamento elesse Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, esponente di primo piano del cattolicesimo politico italiano. Nato a Pontedera nel 1887, partecipò alla fondazione del Partito Popolare Italiano e, dopo l’opposizione al fascismo, tornò alla vita politica nel secondo dopoguerra. Membro dell’Assemblea Costituente e presidente della Camera dei Deputati nelle prime legislature repubblicane, Gronchi arrivò al Quirinale in una fase di grandi cambiamenti per il Paese. Il suo mandato coincise con gli anni del boom economico e della modernizzazione italiana. Convinto sostenitore di un ruolo più attivo della Presidenza della Repubblica nella vita politica nazionale, contribuì a definire il profilo istituzionale del Capo dello Stato negli anni successivi alla fondazione della Repubblica.
Antonio Segni, il Presidente della stabilità istituzionale
Dopo Giovanni Gronchi, il Quirinale passò ad Antonio Segni, giurista e docente universitario nato a Sassari nel 1891. Tra i fondatori della Democrazia Cristiana, partecipò da protagonista alla vita politica del secondo dopoguerra, sedendo nell’Assemblea Costituente e ricoprendo numerosi incarichi di governo. Fu ministro dell’Agricoltura, della Pubblica Istruzione, degli Esteri e due volte presidente del Consiglio. Eletto Presidente della Repubblica nel 1962, Segni guidò il Paese in una fase delicata, caratterizzata da profondi cambiamenti politici e sociali. Il suo mandato fu però interrotto da una grave malattia che nel 1964 lo costrinse a sospendere l’attività istituzionale e successivamente a rassegnare le dimissioni. Rimane nella storia repubblicana come il primo Presidente a lasciare anticipatamente il Quirinale per motivi di salute.
Giuseppe Saragat, il garante della Repubblica antifascista
Alla fine del 1964 fu eletto Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, figura centrale del socialismo democratico italiano. Nato a Torino nel 1898, fu costretto all’esilio durante il fascismo e partecipò alla Resistenza dopo il suo rientro in Italia. Deputato all’Assemblea Costituente, ne fu il primo presidente, contribuendo in modo significativo alla costruzione delle nuove istituzioni democratiche. Fondatore del Partito Socialista Democratico Italiano, Saragat rappresentò una delle personalità più autorevoli della sinistra riformista. Durante il suo settennato al Quirinale, dal 1964 al 1971, accompagnò il Paese negli anni del boom economico e delle prime tensioni sociali, promuovendo i valori dell’antifascismo, della democrazia parlamentare e dell’europeismo. La sua elezione segnò inoltre la prima volta di un esponente socialista alla Presidenza della Repubblica.
Giovanni Leone, il costituzionalista al Quirinale
Nel 1971 la Presidenza della Repubblica fu affidata a Giovanni Leone, giurista di fama internazionale e protagonista della vita istituzionale italiana fin dalla nascita della Repubblica. Nato a Napoli nel 1908, partecipò ai lavori dell’Assemblea Costituente contribuendo in particolare alla definizione delle norme sulla magistratura. Esponente della Democrazia Cristiana, fu più volte presidente della Camera dei Deputati e due volte presidente del Consiglio prima dell’elezione al Quirinale. Leone assunse la guida dello Stato in anni particolarmente complessi, segnati da tensioni politiche, terrorismo e crisi economiche. Il suo mandato si concluse anticipatamente nel 1978 con le dimissioni, un evento senza precedenti nella storia repubblicana fino a quel momento. Nonostante le controversie che accompagnarono la fine della sua esperienza presidenziale, il suo contributo alla costruzione delle istituzioni democratiche resta legato al ruolo svolto durante la Costituente e ai suoi studi giuridici, riconosciuti anche a livello internazionale.
Sandro Pertini, il Presidente più amato dagli italiani
Dopo le dimissioni di Giovanni Leone, nel 1978 il Parlamento elesse Sandro Pertini, una delle figure più popolari e riconoscibili della storia repubblicana. Nato a Stella, in provincia di Savona, nel 1896, socialista, antifascista e partigiano, Pertini pagò il proprio impegno politico con il carcere, il confino e la clandestinità durante il regime fascista. Dopo la Liberazione fu tra i protagonisti della vita democratica italiana, deputato all’Assemblea Costituente e poi presidente della Camera dei Deputati. Il suo arrivo al Quirinale avvenne in un momento drammatico per il Paese, segnato dal terrorismo e dal trauma del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro. Durante il suo settennato, dal 1978 al 1985, Pertini seppe costruire un rapporto diretto con i cittadini, incarnando un’idea di Presidenza vicina al popolo, severa nella difesa delle istituzioni e fortemente radicata nei valori dell’antifascismo e della Costituzione.
Francesco Cossiga, il Presidente della crisi della Prima Repubblica
Nel 1985 la guida dello Stato passò a Francesco Cossiga, esponente della Democrazia Cristiana e figura centrale della politica italiana del secondo Novecento. Nato a Sassari nel 1928, giurista e docente universitario, entrò giovanissimo nella vita politica nazionale. Fu ministro dell’Interno negli anni più duri del terrorismo e presidente del Consiglio tra il 1979 e il 1980. Eletto Presidente della Repubblica nel 1985, inizialmente mantenne un profilo istituzionale molto rigoroso. Nella parte finale del mandato, però, il suo ruolo cambiò profondamente: con le sue esternazioni e i suoi interventi sempre più frequenti, Cossiga anticipò e accompagnò la crisi del sistema politico della Prima Repubblica. Si dimise nel 1992, pochi mesi prima della scadenza naturale del mandato, lasciando un’impronta discussa ma decisiva nella storia del Quirinale.
Oscar Luigi Scalfaro, il Presidente di Tangentopoli e della nuova stagione politica
Dopo le dimissioni di Cossiga, nel 1992 fu eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Nato a Novara nel 1918, magistrato, cattolico democratico ed esponente della Democrazia Cristiana, partecipò all’Assemblea Costituente e ricoprì numerosi incarichi istituzionali nel corso della sua lunga carriera politica. La sua elezione avvenne in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana, segnato dalle stragi mafiose, dall’inchiesta Mani Pulite e dal crollo dei partiti tradizionali. Durante il suo settennato, dal 1992 al 1999, Scalfaro fu chiamato a garantire la continuità delle istituzioni nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Il suo mandato resta legato alla difesa della centralità del Parlamento, alla tenuta costituzionale del Paese e alla gestione di una fase politica profondamente instabile.
Carlo Azeglio Ciampi, il Presidente dell’Europa e della moneta unica
Con Carlo Azeglio Ciampi il Quirinale entra nell’era dell’integrazione europea e della stabilità monetaria. Nato a Livorno nel 1920, economista e governatore della Banca d’Italia, ha rappresentato una delle figure chiave della politica economica italiana del secondo Novecento. Dopo una lunga carriera nelle istituzioni finanziarie, nel 1993 guidò un governo di transizione in una fase di profonda crisi politica e istituzionale. Ministro del Tesoro nei governi Prodi e D’Alema, contribuì in modo decisivo al percorso che portò l’Italia all’ingresso nell’euro. Eletto Presidente della Repubblica nel 1999, Ciampi ha legato il suo mandato al rafforzamento del senso civico e dell’identità nazionale, promuovendo simboli, memoria storica e appartenenza europea come elementi centrali della Repubblica.
Giorgio Napolitano, il Presidente della transizione politica
Nel 2006 è stato eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, primo ex dirigente del Partito Comunista Italiano a salire al Quirinale. Nato a Napoli nel 1925, è stato protagonista della vita politica italiana per oltre mezzo secolo, con un lungo percorso parlamentare e un forte impegno sui temi europei e internazionali. Il suo settennato è stato segnato da una fase di forte instabilità politica ed economica, che lo ha portato a un ruolo sempre più attivo nelle dinamiche istituzionali. Nel 2013 è stato rieletto per un secondo mandato, caso senza precedenti nella storia repubblicana, con l’obiettivo di garantire continuità istituzionale in una fase di crisi del sistema politico. Si è dimesso nel 2015, dopo aver accompagnato il Paese in una delle transizioni più delicate della sua storia recente.
Sergio Mattarella, il garante della stabilità repubblicana
Dal 2015 la Presidenza della Repubblica è affidata a Sergio Mattarella, eletto e poi rieletto nel 2022. Nato a Palermo nel 1941, giurista e uomo politico di lunga esperienza, ha attraversato le principali stagioni della Repubblica, ricoprendo incarichi di governo e ruoli istituzionali di primo piano. Il suo mandato si è sviluppato in un contesto segnato da crisi economiche, emergenze internazionali e trasformazioni profonde del sistema politico. La sua azione al Quirinale è stata improntata alla tutela della stabilità istituzionale, al richiamo costante ai valori costituzionali e al ruolo dell’Italia nel quadro europeo e internazionale. Con lui la Festa della Repubblica continua a rappresentare non solo una ricorrenza storica, ma un appuntamento identitario che ogni anno rinnova il legame tra cittadini e istituzioni.

