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A Casal di Principe vince il sindaco anticamorra Renato Natale

A Casal di Principe vince il sindaco anticamorra Renato Natale
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Renato Franco Natale torna a guidare il comune di Casal di Principe all’insegna della lotta alla camorra a 20 anni dalla morte di don Peppino Diana, prete ucciso nel 1994. Da anni impegnato contro la criminalità organizzata, con il sostegno di alcune liste civiche, ha ottenuto al ballottaggio il 68% delle preferenze. Il neo sindaco è componente di Libera, l’associazione impegnata nel recupero dei beni confiscati alle mafie

Fuochi d’artificio per Renato Natale, eletto nuovo sindaco di Casal di Principe. Già si fa festa in città. Per il medico impegnato nel sociale si tratta di un ritorno dopo 20 anni esatti alla guida del Comune. Fu sindaco già nel 1994, quando fu ucciso il parroco don Peppe Diana. Ed è subito comparso uno striscione eloquente per festeggiare la vittoria: “Qui la camorra ha perso”.

Da anni impegnato contro la criminalità organizzata, con il sostegno di alcune liste civiche, ha ottenuto al ballottaggio il 68% delle preferenze. Sconfitta la coalizione di Enricomaria Natale fermo al 32%. Il neo sindaco è componente di Libera, l’associazione impegnata nel recupero dei beni confiscati alle mafie.

Fu eletto sindaco già nel 1993, ma la sua amministrazione fu interrotta bruscamente poco dopo l’uccisione nel marzo del 1994 di don Peppino Diana, il religioso che aveva sfidato apertamente la camorra e che fu ammazzato con cinque colpi di pistola nella sacrestia della Chiesa prima della celebrazione della messa. Aveva 36 anni.

Durante la sua prima e breve esperienza da Sindaco, nel 1993, fu protagonista della “battaglia dei paletti”, che lo vide scontrarsi a ciel sereno con il clan dei Casalesi. Natale pedonalizzò il centro cittadino circoscrivendolo con dei paletti e i Casalesi, sentitosi toccati, raccolsero il gesto come segno di sfida e ogni sabato per settimane venivano divelti e lasciati davanti la sua abitazione per poi essere ripristinati dal Comune. Pochi mesi dopo l’uccisione di Don Peppe Diana, che fu anche un primo e chiaro segnale contro la sua amministrazione, fu “impallinato” dalla sua stessa maggioranza grazie a delle infiltrazioni camorristiche. Nel corso del processo Spartacus è emerso un piano per portare a termine la sua uccisione, simulando un incidente automobilistico, poi fallito. Nel giugno 2011 è stato raggiunto da una minaccia di morte per una storia connessa ad appalti e camorra, mobilitando il mondo politico e dell’associazionismo italiano.