Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Al Pd non resta che D’Alema. Il leader maxìmo con l’appoggio del Cav

Al Pd non resta che D’Alema. Il leader maxìmo con l’appoggio del Cav

d'alema 500

Massimo Cacciari, in una intervista ad Affaritaliani.it, lo aveva detto: “Il Pd è un partito morto, spaccato in due. Inutile tentare di rianimarlo”. La quarta votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica ne è la dimostrazione più lampante. Facendo due veloci calcoli si vede come i voti a Prodi, 395, siano inferiori di cento unità rispetto ai votanti del Centrosinistra, 495. E non si possono imputare a Sel i franchi tiratori perché sulla scheda i vendoliani hanno scritto ‘R.Prodi’, segnando così le loro preferenze.

E’ la dimostrazione che il Partito Democratico non ha una leadership capace di guidare in maniera compatta i deputati in un voto in Aula. La domanda ora è una sola: chi candidare? Che si scelga una personalità o un’altra il Pd si dividerà sempre in due: favorevoli e contrari. Serve quindi un nome che sia condiviso anche dal Pdl e da Scelta Civica. In Transatlantico molti deputati del Pd dicono che l’unica exit strategy sarebbe Massimo D’Alema.

L’ex premier (il primo di provenienza comunista) è infatti apprezzato da Silvio Berlusconi con cui ha un dialogo diretto. E’ un uomo fidato, non certo un giustizialista, che sa trattare e che conosce a menadito gli equilibri della politica. Sul nome del leader dei Ds convergerebbe il Pdl unito, Scelta Civica e quasi tutto il Pd (tranne i renziani e Sel). E con il quorum a 504 voti, anche se ci fossero franchi tiratori consistenti, il nome del leader maximo passerebbe lo stesso.

Tra i senatori riuniti alla Bouvette si fa anche il nome di Anna Maria Cancellieri. Ma la proposta viene subito accantonata, ‘è una tecnica, non una politica, sarebbe un nuovo commissariamento’. Tra i giovani turchi c’è anche chi azzarda il nome di Stefano Rodotà. Ma anche questa proposta viene impallinata. “E’ il candidato di Grillo”, spiega un senatore Pd, “sarebbe uno smacco troppo grande”. E poi bisogna pensare al futuro governo, e l’appoggio dei 5 Stelle è troppo ballerino per poter pensare ad un esecutivo stabile.