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Elezioni: fatica il Pd, disastro Berlusconi

Avanzano i 5 Stelle, superlativo De Magistris

 

Doverosa premessa: gli articoli e le analisi fatti a copertura minima delle schede scrutinate possono solo tentare di cogliere un lieve brezza statistica che a volte e confermata ed altre no.

Quello che nelle prime ore della notte  accade (sondaggio Piepoli) su quattro grandi città Milano, Roma, Napoli e Torino e presto riassunto così all’ 1:

 

Milano (copertura 10%): Le cose vanno come dovevano andare.Sala al 42.8% e Parisi al 37.7 %, Corrado 10.5%

 

Roma (copertura 19.5%): La Raggi 37.6% prima come da previsioni, Giachetti 22.6% e Meloni 21.5% sostanzialmente appaiati (non previsto)  con clamorosa debacle di Marchini al 9.1%.

 

Torino (copertura 18%): Fassino 40.9% in difficoltà su Appendino 36.0% e Morano 7% fuori dai giochi.

 

Napoli (copertura 10%): De Magistris 42.4% in testa come previsto, Lettieri 24% e Valente 20.5%.Quindi il Pd in perdita.

 

Dunque al di là dei numeri risicatissimi, in questo momento fare solo qualche analisi generale e qualche commento più approfondito su dove i numeri (alti o bassi) lo permettono.

Il quadro che emerge è quello di una difficoltà obiettiva del Pd che, tranne a Milano (anche qui però dati cangianti), è inseguito da vicino a Torino dal M5S, e a Roma è alla pari con la Fratelli d’Italia, mentre a Napoli è addirittura fuori.

Il premier Renzi ha già detto che queste amministrative non riguardano il governo, ma come noto così non è; anzi, come negli Usa, anche in Italia si tratta di una sorta di elezione politiche di mezzo mandato che disegnano e mettono in chiara evidenza traiettorie e tendenze ben precise.Il successo delle Europee con oltre il 40% non c’è più e se i dati verranno confermati c’è molto lavoro da fare per Renzi e il suo staff di comunicazione, a cominciare dalla mente comunicava di Palazzo Chigi e del Pd Filippo Sensi.

Queste sono nube che si stagliano anche sull’orizzonte del referendum d’ottobre.Renzi deve fare molta attenzione a questa situazione perché segnala indubbiamente un disagio a cui occorre mettere toppa.Probabilmente i fatti relativi a Banca Etruria e Tampa Rossa, il petrolgate, hanno inciso più del previsto sull’opinione pubblica.

La vera sorpresa, (oltre Torino), è però Roma.

Giachetti sembrava stabilmente al secondo posto invece ora (all’ 1 di notte) è sostanzialmente appaiato, a seconda dei sondaggi.

Se la tendenza verrà confermata la Meloni è ripagata del suo coraggio mentre il vero sconfitto è Berlusconi e soprattutto quell’ Alfio Marchini che prometteva sfracelli e che invece addirittura in calo rispetto al 2013 quando correva da solo.

Un Marchini sempre molto snob, fuori tempo, facile all’insulto gratuito. Un Marchini che non voleva i partiti ed ha finito per accollarseli.

Un Marchini che, alla Fantozzi, cambiava di nascosto  l’utilitaria con la Ferrari in campagna elettorale; una compagine elettorale poco incisiva che si segnalava spesso per un atteggiamento di superiorità come nel caso di alcuni candidati come Maria Beatrice Scibetta, già con Fini.Un discorso a parte merita invece Alessandro Onorato, famoso per le sue risse istituzionali e non (tutte e due le volte ko) http://www.affaritaliani.it/politica/pugile-campidoglio-421090.html

.Onorato  ha condotto la campagna elettorale di Marchini in maniera poco accorta sbagliando i tempi e i modi e si è fatto notare solo per una inutile verve polemica che gli si è ritorta contro.Dapprima definiva Bertolaso “da Tso”

http://www.tag24.it/143637-onorato-per-bertolaso-tso-obbligatorio/

per poi accoglierlo a braccia aperte dopo l’accordo finale.

Insomma un po’ troppo pure per gli smaliziati elettori romani che lo hanno severamente bastonato.

Il quadro che emerge a livello nazionale è quello di una Meloni forte e in ascesa anche (e soprattutto) nei confronti di Salvini che qui si è giocato una partita che gli è andata male: “sperava” forse in una Meloni sua concorrente nella leadership del centrodestra ridimensionata ed invece è accresciuta.

Berlusconi ha chiaramente perso puntando su un cavallo perdente (Marchini).

Il M5S indubbiamente rappresenta un voto forte di protesta e non avanza solo dove trova un concorrente più “forte” di lui sulla stessa fetta di elettorato e cioè De Magistris a Napoli.

A conti fatti, se le tendenze si confermano, i veri vincitori del primo turno, anche se la Meloni non raggiungesse il ballottaggio, sono proprio lei e De Magistris che punta chiaramente a fare il leader nazionale alla sinistra di Renzi.