Con 144 si’, 101 no e 4 astenuti l’Aula del Senato ha dato, con voto segreto, l’autorizzazione alla magistratura a utilizzare le intercettazioni che riguardano Denis Verdini nell’ambito dell’inchiesta Grandi appalti
Con 146 si’, 96 voti contrari e 4 astenuti l’Aula del Senato, a voto segreto, ha dato l’autorizzazione alla magistratura per l’utilizzo delle intercettazioni che riguardano il senatore FI Denis Verdini anche relativamente all’inchiesta sull’eolico in Sardegna. L’assemblea di palazzo Madama, questa volta a scrutinio palese, ha poi accolto il parere della Giunta di restituire gli atti su Nicola Cosentino, all’epoca dei fatti deputato, con 239 si’ e un solo astenuto.
“Fate come vi pare, a me non importa niente, ma pensate al futuro. Pensateci prima perche’ dopo e’ tardi. Sperate che non vi accada quello che e’ accaduto a me”. Denis Verdini parla in Aula a Palazzo Madama, dove si decidera’ di autorizzare le intercettazioni che lo riguardano per la vicenda grandi appalti, G8 soprattutto, Maddalena e Mondiali di nuoto. “E non c’e’ l’assoluzione neanche da parte di San Filippo Neri”, sottolinea per indicare il danno ricevuto e la necessita’ di stabilire il principio se si puo’ o meno intercettare un parlamentare. Si richiama a San Filippo Neri e alla tecnologia, in un alternarsi di registri, per spiegare cosa sia accaduto e come la vicenda che lo riguarda possa coinvolgere le guarentigie parlamentari. “Vorrei ricordare la storiella di San Filippo Neri che faceva il confessore nel Duomo di Firenze”, racconta allora l’influente senatore FI: “Ando’ da lui un signore, usuraio e assassino, un po’ – ironizza – come hanno descritto me, e al Santo confessa ‘ho fatto tante calunnie e detto tante bugie’. A quel punto San Filippo gli dice che puo’ dargli l’assoluzione a meno che, propone, il penitente non prenda un pollo in una giornata di vento e vada attraverso la via larga, lo spenni e dopo essersi fermato un paio d’ore torni e raccolga tutte le penne”. ‘Impossibile’, rispose l’uomo, che non fu assolto”. Quanto al merito delle intercettazioni dei parlamentari, Verdini osserva che “una cosa si puo’ fare o non si puo’ fare, non e’ che si possa stiracchiare. Fra le immunita’ esiste quella delle intercettazioni. Si sta giocando su questo argomento. Se si puo’, benissimo, quest’aula tolga l’immunita’ parlamentare e finisce la discussione”. “Chi decide che si puo’ intercettare un parlamentare sull’utenza di un terzo. La gente?” domanda per controproporre che se i parlamentari non possono essere intercettati si puo’ risolvere la questione usando la tecnologia: basterebbe comprare una macchinetta e far consegnare dai senatori “al presidente del Senato i propri numeri di telefono. questi cosi’, terzi o non terzi, diventano utenza non piu’ intercettabile. La tecnica, con una spesa modica, ha permesso di risolvere il problema, non delegando al magistrato o al poliziotto”, dice. Anche perche’, recrimina, “questa inchiesta comincia nel 2007 e non nelle date indicate” e per di piu’, “sul mio onore, le telefonate con Fusi non sono 31, perche’ ne facevo dieci al giorno. Non e’ possibile che siano 31”. Segno, controbatte Verdini che “c’e’ stata una selezione”.

