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Politica

di Antonino D'Anna

Impressioni di fine febbraio. Un cielo di un azzurro sbigottito guarda in giù, verso la Basilica di San Pietro e la piazza che da secoli rappresenta il cuore della cristianità. La folla che riempie tutto lo spazio, abbracciata dal colonnato del Bernini che oggi abbraccia, un po' più forte, chi se ne va. C'è uno striscione enorme di Comunione e Liberazione, Giovani di Torino, “Tu sei Pietro e noi GAM (Gioventù Ardente Mariana, N.d.R.) ti amiamo”, “Grazie Santità”. E ancora: “Luminosissimo maestro e indomabile testimone”, palloncini bianchi e gialli come la bandiera vaticana. E poi teste, teste, teste: uomini, donne, giovani, anziani, laici e religiosi. Una marea.

IL PAPA- E poi c'è lui, il dimissionario Joseph Ratzinger che resterà Benedetto XVI anche se da Romano Pontefice Emerito. Arriva a bordo della Papamobile, avvolto in un cappotto bianco. Benedice, i gesti lenti ma sempre sereno come lo abbiamo visto in tutti questi anni. Alla sua destra è seduto monsignor Georg Gaenswein, il segretario particolare neopromosso arcivescovo e Prefetto della Casa Pontificia. La Mercedes bianca targata SCV1 rosso, la targa del veicolo su cui viaggia il Pontefice, gira lentamente per la piazza in mezzo ai saluti e gli applausi della gente. Poi si ferma, Ratzinger bacia un neonato e riparte. Non è un addio, ma una grande festa. La sensazione non è di smobilitazione, non c'è aria di sbaraccamento, ma anzi di gioia e speranza. È segno che i fedeli hanno capito: i Papi passano, la Chiesa resta comunque. E hanno capito che la rinuncia di Ratzinger è davvero motivata da motivi di salute e non da dietrologie di altro genere. Questa folla è la stessa che potremo vedere tra 15 giorni nella stessa piazza a salutare il successore del Papa teologo dimissionario. Tra i tanti meriti che possono essere ascritti a Benedetto XVI c'è anche questo: il tentativo di spersonalizzazione della figura papale. Quello che fu il Panzerkardinal ha saputo – spesso col gesto del silenzio, ampiamente sottolineato anche nella sua attività liturgica – rimettere la figura di Cristo avanti, seguita da quella del Papa. Ha risparmiato ai credenti e alla Chiesa il dolore di un Papa malato o muto, impedendo l'esposizione mediatica del suo corpo. Una scelta che sarebbe stata coraggiosa ma, ormai fuori controllo dalla sua volontà, discutibile.

GIOIA E SPERANZA- Oggi si commenta la Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi. L'Apostolo delle genti qui ringrazia la comunità colossese per la fede che dimostra malgrado le difficoltà. È una sorta di riassunto del Papato: la sfida di essere credenti in un mondo che non lo è più. Benedetto ha sempre cercato di rispondere a questa sfida culturale – prim'ancora che religiosa – con i suoi interventi, dialoghi, discorsi a volte controversi o strumentalizzati come quello di Ratisbona del 2007 che causò innumerevoli polemiche. Il Papa parla ed esordisce ringraziando: “Vi ringrazio di essere venuti così numerosi per quest'ultima udienza. Grazie di cuore! Sono veramente commosso. Vedo la Chiesa viva. E dobbiamo dire grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso in pieno inverno”. Ringrazia “Dio che guida e fa crescere la Chiesa. In questo momento il mio animo si allarga e abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo”. “Sento di portare tutti nella preghiera, tutti li raccolgo per affidarli al Signore perché abbiamo piena conoscenza della Sua volontà”. Un messaggio che rappresenta il punto più alto di tutto il suo papato e che per tanti versi è sia testimonianza che lascito. Un richiamo alto che ricorda molto Giovanni XXIII e Paolo VI, l'uomo del Concilio che ricordò: “Il Papa è con noi, specialmente nell'ora della tristezza e dell'amarezza”, e il Papa che chiuse quel concilio e nel 1975 ebbe modo di dedicare una sua esortazione alla Gioia.

FIDUCIA- Il Papa riepiloga la sua missione: “In questo momento c'è in me una grande fiducia. So, sappiamo che la verità del Vangelo è la forza della Chiesa e la sua vita. Il Vangelo porta frutto dove viene accolto nella verità e carità”. Ricorda l'accettazione del suo incarico: “Signore, perché mi chiedi questo? E che cosa mi chiedi? È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se me lo chiedi sulla Tua parola getterò le reti sicuro che mi guiderai malgrado le mie debolezze”. Per Ratzinger i momenti non facili sono avvenuti “come altre volte nella storia della Chiesa, giorni in cui la pesca è stata abbondante, ma anche giorni di vento contrario. Ma ho sempre saputo che in quella barca c'è il Signore, ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra ma sua”. Richiama l'Anno della Fede e l'invito ad affidarsi all'amore di Dio, un augurio: “Vorrei che ognuno sentisse la gioia di sentirsi cristiano. Ringraziamo il Signore ogni giorno con la preghiera e con una vita cristiana coerente: Dio ci ama”.

COLLEGIALITA' E FUTURO- Il Papa nel ringraziare introduce un elemento interessante: dice che “Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro”. Lo tenga presente il successore: è un invito alla collegialità? Ringrazia espressamente il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato che lo ha accompagnato “con fedeltà” e tutti quelli che sia pure silenziosamente, col loro servizio, sono stati per lui “sostegno sicuro e affidabile”. Dedica “un pensiero speciale” alla sua Diocesi, quella di Roma, della quale a breve sarà vescovo emerito. Con un chiarimento: “Ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella preghiera con il cuore di padre”. Ringrazia il corpo diplomatico e chi gli ha scritto da tutto il mondo standogli accanto.

COME RONCALLI- E qui siamo al punto più alto del messaggio papale, in cui rovescia quanto diceva Angelo Roncalli sul Papa vicino nell'ora dell'amarezza: “Sì, il Papa non è mai solo! Ora lo sperimento in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono vicine a lui. Ricevo moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono dal loro cuore. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad un principe, ma come fratelli o sorelle, come figli e figlie, col senso di un legame famigliare affettuoso. Qui si tocca che cosa sia la Chiesa: un corpo vivo, non un'associazione per fini umanitari”. Il Papa è con voi, sembra dire Ratzinger, e voi siete col Papa. Infine un chiarimento sulla sua rinuncia: “In questi ultimi mesi ho sentito che le ultime forze erano diminuite e ho chiesto a Dio con insistenza nella preghiera quale decisione prendere non per il bene mio, ma della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della gravità e novità ma anche serenità d'animo. Amare la Chiesa significa fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”. Scelte difficili e sofferte: davvero Benedetto non voleva scendere dalla Croce.

IL CONCLAVE- E a proposito: su questo tema il Papa ricorda che all'elezione il pontefice perde la sua privacy, tutto diventa pubblico. “Sempre vuol dire per sempre, non si torna nel privato. Non torno ad una vita privata: non abbandono la croce ma resto presso il Signore crocifisso. Non porto più la potestà dell'ufficio per il bene della Chiesa, ma nell'esercizio della preghiera resto vicino a San Pietro. Continuerò ad accompagnare il cammino della Chiesa con preghiera e riflessione, con la dedizione che ho vissuto ogni giorno”. Con buona pace di chi ha inappropriatamente ricordato il “dalla Croce non si scende” detto da Karol Wojtyla.

LA GRANDEZZA E L'UMILTA -'Ratzinger chiede infine di essere ricordato innanzi a Dio e di pregare per i cardinali che entrano in Conclave. Trae le conclusioni della sua esperienza: “Cari amici: Dio guida la sua chiesa. Non perdiamo quest'orizzonte, unica versione della Chiesa e del mondo. Nel cuore ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è sempre accanto, ci accompagna e guida con la sua voce e col suo amore”.

“La grandeza de un hombre en la humildad de un Papa”, recita uno striscione spagnolo. La grandezza di un uomo nell'umiltà di un Papa. Quella posizione “pinnacolare, di perfetta solitudine” che aveva spinto Paolo VI a darsi coraggio da solo nel decidere e che a lui, che da Paolo VI fu creato cardinale nel 1977, ha dato il coraggio di decidere di lasciare. Una presenza, vicina a diventare “non presenza” (attenzione, “non presenza”, non “assenza”), che non si potrà dimenticare. Arrivederci, Benedetto.

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