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Asse di ferro Di Maio-Di Battista. Così i 5 Stelle tornano alle orgini

La strategia di Giggino per smarcarsi dal Pd

Asse di ferro Di Maio-Di Battista. Così i 5 Stelle tornano alle orgini
di maio di battista

Il Movimento 5 Stelle torna alle origini. Alle identità. Il leader e ministro degli Esteri Luigi Di Maio, secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti qualificate, ha stretto un asse fortissimo con l’ex deputato Alessandro Di Battista. Nessun ritorno di fiamma con la Lega e con Matteo Salvini, bollato come “fake news” dallo stesso Di Maio, con Dibba che ha precisato in lungo post su Facebook (vedi sotto) che non sta portando il Movimento a destra. Ma l’alleanza con il Partito Democratico, come è ormai evidente, sta molto stretta ai pentastellati. E la vicenda del Mes, la riforma del Fondo Salva-Stati, è la cartina di tornasole delle enormi difficoltà della maggioranza ad andare avanti. A fronte del dem Roberto Gualtieri, che di mestiere fa il ministro dell’Economia del Conte II, ribatte il battegliero Di Battista affermando che se fosse in Parlamento voterebbe contro.

Non solo, l’ex parlamentare grillino ha anche affermato di comprendere i 5 Stelle che all’Europarlamento hanno votato contro la Commissione di Ursula von der Leyen perché troppo liberista. A fronte di un folto gruppo di deputati e senatori pentastellati, i cosiddetti peones, che sono terrorizzati dall’ipotesi delle urne (visti i sondaggi come dargli torto), il duo Di Maio-Di Battista sta riportando il M5S alla riscoperta dell’identità, unico antidoto – in assenza di alleanze elettorali – contro il declino di consensi. Ora la situazione all’interno del governo vive una situazione di quasi calma apparente (la manovra deve essere approvata entro fine anno pena l’aumento dell’Iva e la rivolta popolare), ma da gennaio è lecito aspettarsi settimane e mesi di tensioni, anche se Di Maio ha precisato con forza che il governo non è a rischio e che l’intenzione è quella di andare avanti con l’attuale maggioranza.

I 5 Stelle, forti dei numeri parlamentari (nettamente il primo gruppo in entrambe le Camere) premeranno sull’acceleratore sui loro temi storici: salario minimo, conflitto di interessi, acqua pubblica, no alle opere inutili e soprattutto nessun ritardo nell’attuazione della riforma della giustizia messa a punto dal ministro Alfonso Bonafede. Altro che elezioni regionali del 26 gennaio (Calabria e soprattutto Emilia Romagna), attenzione al ritorno alle orgini dei 5 Stelle. La convivenza con i dem non sarà facile.
 

M5S, DI MAIO: RIAVVICINAMENTO CON LEGA? FAKE NEWS – “Ho letto stamattina questo articolo comico che direbbe che l’avvicinamento tra me e Di Battista sarebbe riferito a una volonta’ di riportare il movimento a destra. Provano a spaccare il gruppo parlamentare e a spaccare il Movimento: sono solo mezzucci e fake news, sciocchezze utilizzate ad arte per far sembrare che ci sia un’alleanza per far cadere il governo”. Lo dice il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a margine di una iniziativa con Cdp a Napoli. “Il movimento a destra non c’e’ mai stato, come non c’e’ mai stato a sinistra. Siamo una forza politica post ideologica”, ricorda Di Maio, aggiungendo che “non c’e’ nessuna volonta’ di far cadere il governo, ma la volonta’ di portarlo avanti per realizzare le cose che servono all’Italia”.

IL POST SU FACEBOOK DI ALESSANDRO DI BATTISTA

Ieri ho rilasciato un’intervista a Il Fatto Quotidiano. Ho ribadito le mie idee, e sono sempre le stesse. Ho insistito sulla necessità di una legge sul conflitto di interessi (oggi non si corrompe più con le bustarelle, si “corrompe” con consulenze e pagando politici per partecipare a convegni e conferenze). Ho parlato del sacrosanto recupero di tasse non versate da parte della Chiesa Cattolica e di altri istituti religiosi. Ho insistito sulla necessità di NAZIONALIZZARE le autostrade italiane. E’ lo STATO che deve guadagnare sulle autostrade (con l’obbligo poi di reinvestire gli utili in manutenzione e altre opere infrastrutturali), non i Benetton. Ho criticato aspramente il neo-liberismo che, prossimo agli ultimi colpi di coda, diventerà sempre più violento. Ho detto che se fossi un parlamentare non voterei il MES perché reputo che solo chiamarlo Meccanismo-Salva-Stati sia una balla colossale. Sono le mie idee, condivisibili o meno ma sono sempre le stesse.

Eppure per gli “amiconi” della redazione de La Repubblica starei “riportando il Movimento a destra”.

Il fascismo di oggi ha molte forme, va dalle più nostalgiche idiozie ai più vili etichettamenti ma l’obiettivo è sempre lo stesso: dividere e distrarre i cittadini. Io non sono né di destra e né di sinistra quel che è certo è che La Repubblica, il giornale più liberista d’Italia è, obiettivamente, un quotidiano che rappresenta la peggior destra conservatrice. Quella che odierebbe le nazionalizzazioni (non è un segreto che i Benetton abbiano foraggiato con pubblicità per anni La Repubblica), quella che odierebbe favorire l’entrata degli operai nella proprietà delle aziende in crisi, quella che odia Trump anche se è stato il Presidente, ad oggi, meno guerrafondaio dai tempi di Jimmy Carter e certamente più “pacifista” del premio Nobel per la Pace Obama, responsabile, insieme a Sarkozy, Napolitano e Berlusconi della guerra in Libia che ha provocato morti e destabilizzazione oltre che l’avanzata del fondamentalismo islamico.

I “liberal” di oggi, dopo aver avallato l’ascesa del capitalismo finanziario che ha distrutto i diritti dei lavoratori cercano di rifarsi una coscienza parlando di ambiente. Ma badate bene, una cosa è la sacrosanta lotta in favore dell’ambiente, altro sono le ipocrite e banali prese di posizione liberiste che vogliono far pagare i danni ambientali ai poveri cristi e non a chi inquina davvero.

Quanto inquina l’industria bellica, quanto aver costruito migliaia di ordigni nucleari (solo Papa Francesco si occupa della bomba atomica ormai), quanto inquinano le grandi opere inutili sponsorizzate dai “giornaloni” della pseudo-destra o della pseudo-sinistra in perfetta sintonia con i “Matthews” (Renzi e Salvini, i “Matthews”, sono incredibilmente simili, sulla politica economica, sulle privatizzazioni e sulla politica estera la pensano allo stesso identico modo). Ma su tutto questo le battaglie non si fanno o si fanno solo di facciata. Gli “sporchi ambientalisti” sono i green liberal, nuova forma di capitalisti che pensano che utilizzare bicchieri biodegradabili a casa (cosa giusta, per carità) sia sufficiente a salvare il pianeta ma che tacciono di fronte alle guerre di invasione mascherate da missioni di pace che oltre a provocare morte tra gli esseri umani uccidono l’ambiente.

Il Movimento abbia il coraggio di scagliarsi contro il falso ambientalismo abbracciando proposte concrete quali il telelavoro che dovrebbe essere incentivato anche all’interno della Pubblica amministrazione. Il Movimento combatta contro le nuove forme di corruzione. La corruzione è come il doping, quando l’anti-doping arriva pensa già a nuovi aggiornamenti. Ripeto, oggi esiste un modo, purtroppo ancora spesso legale, per foraggiare la politica e dettarle la linea: le consulenze e le conferenze.

Barroso, ex-Presidente della Commissione Europea, dopo aver speso il suo mandato nell’interesse degli istituti finanziari, ha, “magicamente” trovato lavoro come vice-presidente della banca d’affari Goldman Sachs. Questa roba non dovrebbe succedere, per questo una legge molto più stringente sul conflitto di interessi è fondamentale, anche nell’ambito della stessa Commissione Europea. In Italia l’aspettiamo da 25 anni. Per anni ci hanno fatto credere che a non volerla fosse Berlusconi. Balle! E’ il sistema politico-finanziario a non volerla.

Io non so come finiranno le inchieste sulla fondazione renziana Open. Ma il punto è politico. Nel 2016 Alberto Bianchi, ex-Presidente di Open (grande amico di Renzi e piazzato dal rottamatore dell’etica politica nel CDA di ENEL) ha ricevuto consulenze da centinaia di migliaia di euro dal gruppo Toto, il gruppo che gestisce le autostrade A24 e A25. Poco dopo Bianchi ha versato centinaia di migliaia di euro alla Fondazione Open, fondazione che, a quanto pare, metteva a disposizione di politici renziani carte di credito. Ma la questione centrale è un’altra. Nel 2017, il governo Gentiloni, controllato di fatto da Renzi che oltre a vari ministri piazza la Boschi come numero 2 a Palazzo Chigi, fa un bel favore al gruppo Toto: un abbuono di 121 milioni di euro per la concessione dell’autostrada dei parchi.

E’ lecito pensare che il gruppo Toto abbia di fatto elargito centinaia di migliaia di euro alla fondazione Renziana (passando attraverso la consulenza ad Alberto Bianchi) per poi vedersi restituito il favore dal governo Gentiloni? Magari è ancora legale questa roba (vedremo l’inchiesta), ma è vomitevole. Come sarebbe vomitevole scoprire che il senatore semplice di Scandicci, Impruneta, Signa e Lastra a Signa, riceva compensi da parte dei sauditi.

Ormai Renzi sta più a Riad che a casa sua. Perché ci va? Partecipa a convegni? Fa l’ospite d’onore nelle conferenze sulle armi? Riceve denaro per questo? Sarebbe gravissimo che un senatore della Repubblica italiana fosse pagato da un paese straniero. Non sarebbe un palese conflitto di interessi?

Nell’attesa che abbia il coraggio di rispondere pubblicamente dico una cosa ai miei ex-colleghi del Movimento: accelerate! Soprattutto adesso. Luigi lo sta facendo e lo sostengo per questo. Accelerate sul conflitto di interessi, sulla nazionalizzazione di autostrade, sulla commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti, sul recupero dell’IMU non versato dagli istituti religiosi. Vedrete che i renziani passati a Italia “Morta” o quelli lasciati a fare politicamente da “palo” nel PD in Parlamento voteranno tutte le nostre proposte anche perché, se si dovesse andare ad elezioni adesso, non solo prenderebbero meno voti di Calenda ma molti di loro perderebbero l’immunità parlamentare e mai come ora credo ne abbiano bisogno…