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Politica
Assegno unico: che cosa accade dal 2023. Chi ci guadagna, chi ci perde

"L'assegno sarà maggiorato del 50% per i primi 12 mesi di vita del nascituro, in più per le famiglie con almeno tre figli ci sarà un ulteriore aumento del 50% dell’importo percepito per tre anni"


Come cambia l'assegno unico dal 2023?
"Il centrodestra di governo ha messo tra le priorità della propria agenda il sostegno alla famiglia, alla genitorialità e alla natalità. L'Italia vive un pericoloso inverno demografico, avere figli è diventato un lusso, e questa tendenza può e deve essere invertita. Oggi l'assegno unico parte da 50 euro per figlio minorenne, per famiglie con l'Isee oltre i 40mila euro e arriva fino a 175 euro, che vengono riconosciuti a chi ha un Isee fino a 15mila euro. Con la manovra, l'assegno sarà maggiorato del 50% per i primi 12 mesi di vita del nascituro, in più per le famiglie con almeno tre figli ci sarà un ulteriore aumento del 50% dell’importo percepito per tre anni. È sicuramente un ottimo inizio. Oltre a rendere più imponenti questi benefit, è importante comunque superare l'Isee. Ed è questa la direzione in cui bisogna andare".

Baldasssare
Simona Baldassarre

Come superare l’Isee?
"L’Isee rappresenta uno strumento di misurazione della ricchezza, e può andar bene nel momento in cui lo si usa per le politiche di lotta alla povertà. Ma se realmente vogliamo politiche di investimento per le famiglie, serve uno strumento che prenda in considerazione il reddito complessivo di un nucleo familiare, ma soprattutto il numero di figli a carico mantenuti da quel medesimo reddito. Questo strumento si chiama Quoziente familiare, ed in alcune esperienze estere rappresenta oggi un sostegno alla lotta contro l’inverno demografico. Il principio di base è che più è numerosa la famiglia, meno tasse si pagano in proporzione. Ci sono stati studi negli anni passati che parlavano di un risparmio di 800 euro a famiglia con l’applicazione del modello francese in Italia. Non voglio avventurarmi con numeri e calcoli ipotetici, sono convinta che la squadra di Governo saprà i tempi ed i modi per avviarci verso una rimodulazione del sistema fiscale che sostenga le famiglie e avalli il principio per cui lo Stato deve investire sulla natalità per un futuro sostenibile".

Che cosa cambia per il numero di figli?
"Chi ha più figli paga in proporzione di meno. Ed è una logica sacrosanta, perché ogni mamma e ogni papà investe tempo, energie e soldi per crescere le generazioni future del nostro paese. Ed oggi, più che mai, abbiamo bisogno di figli, altrimenti tutto il sistema paese rischia di crollare, dalle aziende, alla sanità, al welfare. Pertanto, lo Stato ha il compito di sostenere coloro che nutrono il desiderio di diventare genitori, incentivandoli anche dal punto di vista fiscale.  Per il Paese, i figli non sono un costo ma un investimento sul futuro. Da parte di tutta la comunità. In tal senso, sono strategici anche la riduzione dell’Iva dal 10% al 5% per i prodotti per l’infanzia, la proroga per il 2023 delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa per gli under-36 e il nuovo fondo di 500 milioni di euro per i redditi bassi fino a 15mila euro gestito dai Comuni e volto all’acquisto di beni di prima necessità".

Sono previste modifiche per chi ha figli disabili?
"In virtù dei nuovi importi introdotti dal decreto-legge n. 73/2022, l’assegno per i figli disabili è di un massimo di 175 euro, a cui va aggiunta una ulteriore maggiorazione variabile in caso di non autosufficienza del figlio, a seconda che si tratti di minori o maggiorenni. Queste regole sono ora diventate strutturali, grazie alla manovra. È importante comunque muoversi con regolamenti di dettaglio che differenzino fra le diverse condizioni della famiglia. Serve un approccio empatico e di cura e non burocratico, per tutte quelle famiglie che hanno bisogno di un aiuto per portare avanti la sfida della genitorialità in presenza di figli diversamente abili".

Il governo correggerà la vergognosa penalizzazione per vedovi e vedove ai quali da ottobre hanno tolto 30 euro a figlio?
"Immagino che faccia riferimento al decreto legislativo 230/2021, per il quale i 30 euro in più a figlio vengono corrisposti solo nel caso in cui entrambi i genitori siano titolari di reddito da lavoro, escludendo indirettamente dalla maggiorazione i nuclei familiari composti da genitore unico, vedovo o con figlio non riconosciuto. Penso che in settori come Sanità, povertà e famiglia, non possiamo permetterci provvedimenti burocratici. I vedovi o i genitori unici hanno bisogno addirittura di più degli altri per crescere i figli. Sono sicura che il centrodestra di governo condivide una sensibilità verso tali questioni. Non dimentichiamoci che la manovra è a disposizione del Parlamento e potrà essere ulteriormente migliorata secondo i vari contributi e le varie sensibilità".

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