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Attentato a Ranucci e l’amicizia con Lavitola, ecco quando il giornalista e l’imprenditore andavano a cena insieme. FOTO

Nel maggio 2023 il conduttore di Report passò la notte a scrivere messaggi per bloccare la pubblicazione di una foto: lui a cena con Valter Lavitola, oggi indagato come mandante dell’attentato dinamitardo che ha colpito la sua casa. Una vicenda che tre anni dopo cambia significato.

Attentato a Ranucci e l’amicizia con Lavitola, ecco quando il giornalista e l’imprenditore andavano a cena insieme. FOTO

Ranucci e quei 22 sms a Renzi: quando il conduttore di Report difendeva la sua cena con l’uomo oggi indagato per l’attentato

Domenica 21 maggio 2023, un ristorante di Monteverde Vecchio, il Cefalù. A capotavola siede il proprietario, Valter Lavitola, figura nota alle cronache giudiziarie di un decennio prima. Alla sua destra un monsignore vicino alla Segreteria di Stato vaticana. Alla sua sinistra Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.

Tre anni dopo, mentre la Dda di piazzale Clodio indaga proprio su Lavitola come presunto mandante dell’attentato dinamitardo alla casa di Ranucci, quella tavola smette di essere un dettaglio di colore. Potrebbe essere lì, in quella cena, la chiave per capire quanto fosse già solido – e da quanto tempo – il legame che oggi gli inquirenti mettono al centro dell’inchiesta.

Non una conoscenza recente, non un rapporto nato per caso: una frequentazione consolidata, di cui esiste perfino un testimone terzo, un alto prelato, e una prova documentale pubblica. Il tipo di dettaglio che, in una qualunque inchiesta di Report, sarebbe il primo a finire sotto la lente.

È lo stesso Ranucci, del resto, a descrivere quel rapporto come fraterno: sentito da Repubblica, ha raccontato di essersi sentito tradito, di vedere Lavitola quasi ogni giorno, di avere le famiglie che si frequentavano. Ed è sempre Ranucci a offrire la sua lettura dei fatti, escludendo un movente contro la sua persona: “Quell’ordigno è stato messo lì in quel momento per fermare una notizia che doveva arrivare a noi di Report“.

Nella sua ricostruzione, insomma, qualcuno avrebbe usato Lavitola come strumento per colpire non lui, ma un’inchiesta imminente di Report – un attentato al giornalismo travestito da attentato alla persona. Accanto a questa pista, Ranucci ha detto di essersi interrogato anche sui rapporti – ai minimi storici – con l’ex numero due del Sismi Marco Mancini, costretto al pensionamento dopo una puntata di Report; una suggestione alimentata da una coincidenza temporale (l’udienza che archiviò l’esposto di Mancini contro Report cadde sei giorni dopo la bomba) che le stesse fonti definiscono, al momento, priva di riscontri.

Su un punto convergono investigatori e cronisti: nessun elemento indica che Ranucci sapesse alcunché già nel 2023, e lo stesso rapporto con Lavitola viene descritto come troppo solido per configurare un movente contro di lui. Ma è proprio quella solidità, quella “fraternità” rivendicata da entrambi, a rendere la cena del 2023 un punto di osservazione privilegiato: non per quello che Ranucci sapeva, ma per quanto già allora quel legame fosse centrale nella sua vita – al punto da fargli perdere, per una notte, ogni cautela professionale.

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Fu Il Riformista a raccontare per primo quella cena, il 25 maggio 2023. La notizia – si legge in un articolo a firma di Aldo Torchiaro e Matteo Renzi, che ricostruisce tutti i dettagli di quella notte – comincia a circolare in redazione dalle 21. Ma la reazione del conduttore fu tutt’altro che distaccata. Tra il 21 e il 22 maggio 2023 inviò ventidue messaggi all’allora direttore editoriale Matteo Renzi, per chiedere che la foto non venisse pubblicata.

Sostenne che la sua sicurezza personale aveva già identificato l’autore dello scatto e liquidò il cronista che l’aveva immortalato con un giudizio sprezzante. Ranucci scrisse di essere sotto scorta per un presunto “progetto di omicidio” ai suoi danni, sostenendo che la sua sicurezza avesse già identificato l’autore dello scatto della foto e accusando il giornale di aver commesso “un’intercettazione abusiva” tramite un fantomatico emissario.

Il cortocircuito che allora fece più discutere? Lo stesso Ranucci che rivendicava pubblicamente, nel caso dell’incontro all’Autogrill tra Renzi e Mancini, il diritto della stampa a fotografare le persone pubbliche nei luoghi in cui si trovano, chiedeva ora, con toni tutt’altro che concilianti, di non pubblicare una sua foto a cena.

E lo faceva scrivendo niente di meno che a Matteo Renzi. Tre anni dopo, con Lavitola indagato per l’attentato e la Rai che chiede chiarimenti, quel dettaglio potrebbe diventare il simbolo di un legame, trasparente solo all’apparenza, che oggi è al centro di un’inchiesta per strage.

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