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I ballottaggi visti dal Pd: doppio rischio per Renzi

Se perde, caos nel partito e flop al referendum

I ballottaggi visti dal Pd: doppio rischio per Renzi
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IL GIORNO DEI BALLOTTAGGI – Una sconfitta a Milano e magari anche a Torino sarebbe pesantissima per il premier. Primo perché la minoranza interna di Bersani & C. tornerebbe all’attacco sul doppio ruolo di Renzi…

Ci siamo. Sono 126 i comuni di Regioni a statuto ordinario, del Friuli-Venezia Giulia, della Sicilia e della Sardegna, dove si tiene il turno di ballottaggio per l’elezione dei sindaci. Sono chiamati alle urne in totale 8.610.142 elettori, di cui 4.805.703 maschi e 4.524.439 femmine, in 10.130 sezioni elettorali. Ovviamente le sfide principali sono quelle delle grandi città. Affaritaliani.it pubblica gli ultimissimi sentiment che si respirano nelle sedi dei principali partiti e nei comitati elettorali dei candidati a sindaco.

LA CHIAVE POLITICA DEI BALLOTTAGGI PER IL PARTITO DEMOCRATICO E PER MATTEO RENZI

Matteo Renzi ha cercato in tutti i modi di non politicizzare il voto amministrativo, sapendo perfettamente che i sondaggi non erano positivi. A questo punto, con Napoli già persa e Roma quasi, il Pd tenta di uscire dai ballottaggi limitando le perdite. Una sconfitta a Milano e magari anche a Torino sarebbe però pesantissima per il premier. Primo perché la minoranza interna di Bersani & C. tornerebbe all’attacco sul doppio ruolo di Renzi, chiedendone le dimissioni da segretario del Pd, e in secondo luogo perché sarebbe un pessimo segnale in vista del referendum istituzionale di ottobre. Dopo l’estate il presidente del Consiglio si gioca tutto: o vince e governa forse per altri dieci anni o perde e va a casa per sempre. Dentro o fuori, senza ballottaggi o altro. Ed è chiaro che una sconfitta alle Amministrative, che non porterebbe comunque alle dimissioni dell’esecutivo, farebbe pendere la bilancia verso il no alle riforme. E soprattutto scatenerebbe nuove polemiche dentro e fuori il Pd. Il risultato di Napoli, con i verdiniani di Ala poco sopra l’1% hanno già creato nuove tensioni, e quindi se Renzi perdesse oltre a Roma anche in almeno un’altra grande città il suo partito rischierebbe di implodere. Per non parlare delle frizioni tra sinistra dem e centristi alfaniani e verdiniani. Insomma, Renzi ha scelto di non essere a Roma quando usciranno i risultati dei ballottaggi (impegnato prima in Russia e poi negli Stati Uniti) ma al suo rientro, se le cose dovessero andar male per il Pd, le polemiche tornerebbero più forti di prima. E vedremo se davvero, come ha detto dopo il primo turno, entrerà nel Pd con il “lanciafiamme”.